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Il CIRCOLO di Riunione di Lamezia Terme, presieduto da Felice Iannazzo, continuando a svolgere il suo programma incentrato sulla diffusione della letteratura calabrese, ha promosso un interessante dibattito su Franco Costabile, suicidatosi a Roma il 14 aprile 1965 all' età di 41 anni. La triste notizia fu riportata con distacco nelle pagine di cronaca di un quotidiano. Era nato a Sambiase dove viveva solo da diverso tempo, da quando la moglie si era trasferita a Milano per occupare un posto nell' Accademia di Brera, ed era docente di italiano e storia in un istituto tecnico. Il critico letterario Tommaso Cozzitorto, invitato a relazionare su questo nostro concittadino, ha rivolto la sua attenzione «non al suo tragico itinerario ma alla sua interiorità nell' intento di cogliere gli aspetti più reconditi della sua anima». Secondo Cozzitorto,«il poeta Costabile, pur esprimendo la voce del secolare dramma collettivo della Calabria e dei suoi figli, valica i confini provinciali, regionali e italiani percollocarsi nel contesto europeo per il fatto che il mal di vivere dell' uomo non è solo della Calabria, ma investe una dimensione umana universale». Mal di vivere «alimentato da quel lacerante dolore, da quella disperazione, da quello stato d' animo che fanno parte della sua personalità e che trovano piena espressione nellapoesia chesi avvicina alla letteratura di frontiera dominata dall' esistenzialismo ». LaCalabria diventa per il poeta una terra verso cui nutre un amore profondo e viscerale ma anche una terra nella quale non è possibile vivere perché l' incapacità politica e sociale non riesce a riscattarla dall' atavica condizione di miseria e arretratezza. Ed è proprio - ha affermato Cozzitorto - «che nella miseria, nel dolore di un interopopolo calabrese, egli riscontra la propria analoga condizione, la sofferenza della propria infanzia che gli ha lasciato il segno della amarezza da cui non riuscirà mai a liberarsi se non con la morte che affiora costantemente nella sua poesia: il padre aveva abbandonato la madre prima che lui nascesse edera andato a vivere a Sfax,inTunisia. Da qui nasce la nevrosi, la malattia morale che lo condurrà al suicidio e, come tutti i suicidi letterati, è convinto che il mondo non può capire la sua anima». «Sulla lapide di Costabile, che si trova nel cimitero di Sambiase - ha aggiunto il presidente del Circolo, Iannazzo - sono incisi dei versi di Giuseppe Ungaretti che lo considerava come un figlio introducendolo nell' ambiente letterario romano e facendogli conoscere illustri personaggi come Guttuso, Berto, Caproni, Debenedetti, il pittore Enotrio e tanti altri», Il presidente Felice Iannazzo ha presentato ai numerosi convenuti anche due ragazzi vincitori del Premio “ Costabile” 2004 e 2007: Giada Campo e Giuseppe De Paola. Entrambi hanno fatto conoscere ai presenti gli elaborati con i quali hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento. A suggellare la serata è stato il professore Filippo D'Andrea che , dopo aver discusso su un altro aspetto del poeta sambiasino «Costabile credente o non credente», si è cimentato nel canto di una poesia del poeta “Il canto dei nuovi emigranti” da lui stesso musicata. ilquotidianodicalabria (l.l.n.) |