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Bevono due bottiglie di acqua prima di fare una rapina alle poste, rapinatori incastrati dal DNA

BOCCHIGLIERO (COSENZA) – Nella prima serata di oggi, i carabinieri della Stazione di Bocchigliero, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Rossano e con la collaborazione del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bologna-Borgo Panigale, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Castrovillari nei confronti di Avena Vincenzo, classe 1961, Macaretti Giuseppe, classe 1955 e Mingrone Emanuele, classe 1983, tutti rossanesi, poiché indagati per il reato di rapina aggravata.

L’episodio risale al 1 luglio 2016, quando tre uomini armati e travisati con dei passamontagna assaltavano l’ufficio postale di Bocchigliero, tenendo sotto la minaccia delle armi i dipendenti dell’ufficio e facendosi consegnare dal direttore la somma di centotremila euro circa.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Dott. Eugenio Facciolla e dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Angela Continisio, sono state da subito serrate. Nel corso del sopralluogo infatti, svolto poco dopo il fatto, i carabinieri riuscivano a raccogliere vari elementi utili alle indagini. Tra questi, le dichiarazioni dei dipendenti delle poste e di alcuni testimoni, le immagini degli impianti di videosorveglianza e, ancora più importanti, due bottiglie di acqua abbandonate sul pavimento dell’ufficio postale.

Le attività di indagine, protrattesi ininterrottamente per oltre un anno, hanno dimostrato come i tre malviventi, nel corso della notte precedente la rapina erano riusciti ad entrare nel locale caldaia adiacente l’Ufficio postale ed avevano effettuato un buco nel muro che gli avrebbe permesso di accedere al momento giusto all’interno delle poste. Ed infatti, all’apertura della filiale, una volta disattivato il sistema di allarme da parte dei dipendenti che stavano iniziando il turno lavorativo, i tre soggetti facevano ingresso dal buco precedentemente fatto e, armati di pistola, si facevano consegnare il denaro per poi fuggire a bordo di una Lancia Y, successivamente risultata in uso proprio al Mingrone. Gli altri due correi, invece, venivano incastrati dalle bottiglie di acqua dimenticate sul luogo della rapina da parte dei malviventi e dalle quali è stato possibile estrarre il profilo genetico degli stessi.

Gli arrestati, in esecuzione dell’ordinanza a firma del Gip, dott.ssa Teresa Reggio, al termine delle formalità di rito sono stati tradotti in carcere: Avena Vincenzo e Mingrone Emanuele associati presso la Casa Cricondariale di Castrovillari; Macaretti Giuseppe presso quella di Bologna.

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