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Imprenditori costretti ad assumere ‘ndanghetisti, così si ottenevano pensioni e indennità

lunedì 15 febbraio 2016 - 9:27
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gdf_lamezia2LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Le “fiamme gialle” del gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, coordinati dalla D.D.A. della Procura della Repubblica di Catanzaro, nei giorni scorsi, hanno notificato quattro informazioni di garanzia, con contestuale avviso della chiusura delle indagini preliminari, nei confronti, fra gli altri, di due esponenti di elevata valenza criminale dei clan di ‘ndrangheta lametini, per estorsione.

In particolare, i provvedimenti magistratuali sono scaturiti a seguito di indagini di polizia giudiziaria, svolte dalle “fiamme gialle”, nel corso delle quali è stato accertato, fra l’altro, che un membro della C.D. “commissione” di una cosca egemone di Lamezia Terme, avvalendosi del potere intimidatorio derivante dal suo notorio status delinquenziale, ha imposto a diversi imprenditori locali la sua fittizia assunzione, quella della di lui moglie e quella della cognata.

Di conseguenza, gli indagati, non avendo mai di fatto prestato attività lavorative, si erano precostituiti – fraudolentemente – una falsa posizione contributiva ai fini pensionistici, ottenendo nel corso del tempo, indebito profitto derivante dai contributi previdenziali estorti ai loro apparenti datori di lavoro e da indennità di malattia e di disoccupazione erogate indebitamente nel frattempo dall’INPS.

Tale comportamento illecito è peraltro risultato “trasversale” e consueto nelle cosche lametine, poichè’ è stato accertato dalle “fiamme gialle” che anche un altro esponente di rilievo, peraltro di una cosca contrapposta alla prima, attraverso analogo modus operandi, aveva imposto la sua assunzione e quella di una sua congiunta ad un imprenditore agricolo, beneficiando anch’egli in tal modo di indebiti profitti simili a quelli sopra descritti (pensione e indennità previdenziali varie).

All’esito delle indagini, il gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme ha denunciato alla D.D.A. di Catanzaro i responsabili dei descritti reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e truffa aggravata a danno dell’INPS.

L’autorità giudiziaria ha adottato i citati provvedimenti di informazione di garanzia e contestuale avviso di conclusione delle indagini in quanto alcuni degli indagati sono già sottoposti a varie misure coercitive personali per gravi reati di sangue.

Nel contempo, la guardia di finanza ha tempestivamente inviato le comunicazioni di rito all’INPS, che procederà al recupero delle somme indebitamente percepite nel tempo dagli indagati, quantificate in un totale complessivo di oltre 100.000 euro.

Il contrasto alle frodi nel settore previdenziale rientra tra gli obiettivi prioritari del corpo ed è finalizzato ad individuare quelle condotte illecite, che, sottraendo risorse destinate al sostegno delle fasce più deboli della collettività, danneggiano chi ne ha effettivamente bisogno.

Dette risorse, alcune volte – come nel caso di specie – confluiscono addirittura, invece, verso soggetti senza titolo e, come dimostrato nella circostanza, anche con gravi precedenti di polizia ed inseriti in sanguinarie consorterie ‘ndranghetiste, che, con metodi mafiosi, hanno ottenuto l‘assunzione fittizia, estorcendo in proposito la volontà degli imprenditori.

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