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Festa di San Francesco di Paola, mons. Giuseppe Morosini: “Abbiamo perso l’aggancio con l’eternità”

lunedì 29 maggio 2017 - 17:51
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Corruzione, usura, droga nel porto di Gioia Tauro, blu whale, cristianesimo convenzionale, questi e tanti altri i temi toccati durante l’omelia dall’arcivescovo di Reggio-Bova mons. Giuseppe Morosini. Invitato a celebrare la S. Messa del novenario in onore di San Francesco di Paola, ieri sera il pastore “minimo” ha pronunciato un’omelia che ha toccato i cuori dei tanti presenti nella chiesa Matrice.
“Usura sembra una parola dolce – ha detto – ma in realtà significa strozzare una persona. E la droga? Cos’è? Voglio fare le cose a tutti i costi ma non ho i soldi, quindi vendo la droga”.
“Che cosa significa oggi avere fede? – ha chiesto il presule all’assemblea. Significa, anzi, dovrebbe significare che nella mia vita il punto di riferimento non è solo l’interesse del momento, ma occorre guardare al cielo”.
Proseguendo nella sua omelia Padre Giuseppe, così come è affettuosamente chiamato a Lamezia (il Padre Minimo infatti è stato nella Comunità di Sambiase per molto tempo a cavallo tra gli anni 70-80), ha parlato di una croce troppo pesante e difficile da portare oggi: ha fatto riferimento al testamento biologico, agli anziani allettati e abbandonati nelle case di cura, alle mamme che abortiscono con facilità un figlio che non risulta essere sano.
“Abbiamo perso l’aggancio con l’eternità. Col pensiero di guardare solo al basso, senza guardare il cielo, allora tutto diventa lecito: diventa lecito la famiglia che accumula armi in casa, diventa lecito il commercio di droga nel porto di Gioia Tauro, diventa lecito aggredire un prete all’una di notte, diventa lecito ogni abuso sulle persone (ricordate il caso di Corigliano: la ragazza uccisa e bruciata “se non sei mia non sei di nessuno”).”
E poi ancora: “I terreni avvelenati, lo scempio della natura in nome ‘dello stare bene’. Sotterriamo i rifiuti per fare soldi, tanto che importa se la gente muore?”
“Tenete in alto lo sguardo, diceva San Francesco, elevate i vostri cuori, vivete nel timore di Dio. Facciamo un esame di coscienza: viviamo la fede secondo Dio?”.
Continuando nella sua omelia, mons. Morosini ha ricordato dell’incontro dei vescovi con Papa Francesco nei giorni scorsi: “Oggi, ci ha detto il Papa, tanti gesti che si compiono sono convenzionali, gesti che sono imposti dalla nostra tradizione culturale. Quante volte abbiamo sentito i portatori bestemmiare sotto la statua del santo. Portare la statua non deve essere un gesto convenzionale o di prestigio, deve essere un segno di fede”.
Dunque una fede convenzionale, un cristianesimo convenzionale. E a tal proposito l’arcivescovo si è rivolto ai genitori invitandoli ad essere molto attenti con i figli: “Inutile mandarli al catechismo e chiedere i sacramenti se poi il vero catechismo non lo vivono a casa. Dovete chiedere formazione cristiana e donarla ai vostri figli in famiglia”.
“Il mio augurio questa sera – ha concluso Morosini – è che San Francesco di Paola vi possa illuminare ed indicare la via del Cielo”.
Mons. Morosini ha lasciato alla Comunità Minima di Lamezia un grande messaggio, toccando argomenti delicati su cui riflettere.
San Francesco di Paola è il santo che ha preso le distanze dai beni di questo mondo, tendiamo lo sguardo verso quest’uomo della carità e riempiamoci il cuore di “charitas”.

Candida Maione

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