L’arcidiocesi di Catanzaro inaugura l’Anno pastorale nel segno di don Pino Puglisi · LameziaClick

LameziaClick Quotidiano Online | Notizie in tempo reale | Cronaca, news, notizie, sport, inchieste, politica, economia, da Lamezia Terme, dal lametino, dalla Calabria

L’arcidiocesi di Catanzaro inaugura l’Anno pastorale nel segno di don Pino Puglisi

venerdì 7 ottobre 2016 - 17:49
Print Friendly, PDF & Email

puglisiCATANZARO – Con la prolusione sul tema: «Il dialogo tra fede e scienza: nuova periferia per la testimonianza del Vangelo», e con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo metropolita Vincenzo Bertolone, è stato inaugurato ufficialmente ieri sera, nella Cattedrale di Catanzaro, il nuovo anno pastorale 2016-2017.

Mons. Bertolone ha invitato la comunità ad esercitare la carità di Gesù Cristo e dei suoi testimoni che, come don Pino Puglisi, “sono degli specchi che ci restituiscono l’immagine del buon samaritano e di tanti esempi di vita ben spesa”.

La prolusione, dettata dalla professoressa Marinella Perroni, teologa e docente nel Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, e l’introduzione da parte dell’arcivescovo, hanno dato un’ampia attenzione al libro di don Francesco Brancaccio “Ai margini dell’universo, al centro del creato”. Un lavoro di ricerca in cui emerge come il binomio “scienze e fede”, anche se fornisce approcci diversi alla realtà, può entrare in un dialogo intenso e produttivo offrendo il proprio peculiare e insostituibile apporto a una visione integrale dell’uomo.

Secondo quando emerge nel testo di don Francesco Brancaccio, intervenuto a fine serata, “se la cultura laica è rimasta spesso “periferica” nel panorama dei destinatari ai quali il messaggio cristiano è stato più direttamente proposto,  oggi più che mai, con umiltà e coerenza, la missione evangelizzatrice della Chiesa è chiamata a ridare centralità al mondo ‘laico’, riportarlo al cuore delle preoccupazioni pastorali dei cristiani. Non è un tentativo di ‘far valere’ la cultura di fede, ma di testimoniarla e proporla, di renderne ragione con dolcezza e rispetto”.

Un pensiero fortemente approfondito dalla prolusione della prof. Perroni, attraverso una lettura teologica che ha interrogato vari ambiti, oltre a quello della scienza, e dall’arcivescovo Bertolone, che ha ricordato ai suoi presbiteri ed ai fedeli laici presenti, la necessità di una rinnovata esigenza pastorale in grado di saper evangelizzare in una società spesso complessa e frantumata.

Se la Chiesa non è stata in grado di accompagnare, comprendere, integrare, facendosi prossima agli sfiduciati, per il presule occorre recuperare “uno stile, un metodo ed un linguaggio, per ricreare un reticolato religioso e credente, in cui ciascuno si ponga al servizio degli altri, ritrovando nelle comunità parrocchiali, in quanto luogo primario della convergenza eucaristica e ambiente caldo delle relazioni interpersonali con Dio ed i fratelli e le sorelle, la capacità della sintesi”.

Un invito, quello di mons. Bertolone, ad una testimonianza sempre più autentica, che sappia ben esercitare la carità di Gesù Cristo e dei suoi testimoni che, come don Pino Puglisi, “sono degli specchi che ci restituiscono l’immagine del buon samaritano e di tanti esempi di vita ben spesa”.

«La vita – ha detto l’arcivescovo – può essere bella malgrado gli agguati, le tentazioni, le cadute, i problemi e chi ci vorrebbe allontanare dalla fede. Testimoni, o esempi di come si possa e si debba fare per tracciare un itinerario di vita buona, ispirata al Vangelo, che è la bellezza del Signore in persona. Mostratela, mostriamola soprattutto ai gruppi di ragazzi e di giovani, questa bellezza di Gesù Cristo e, sulla sua scia, la bellezza di coloro che hanno versato il sangue per lui. Lo dico soprattutto agli educatori, agli animatori, ai catechisti».

Un invito pastorale, quello di Mons. Bertolone, per ritrovare l’ottimismo della fede in Gesù Cristo, attraverso un metodo di pianificazione pastorale capace di rileggere, approfondire e progettare l’azione pastorale attraverso un vero e proprio “metodo”, che ha ampiamente riproposto alla comunità diocesana attraverso la lettera pastorale “Il Fascino del Vangelo della Tenerezza”.

Un testo in cui offre illuminati suggerimenti pastorali, rileggendo la figura del Beato Pino Puglisi, un presbitero-pastore innamorato del Signore, “espressione bella di una Chiesa che sa immedesimarsi nei sentimenti di Cristo dell’ umiltà, del disinteresse e delle beatitudini, sapendo riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente, nei poveri”.

Dopo la prolusione, la serata si è conclusa con la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta da mons. Bertolone, alla presenza dell’arcivescovo emerito Antonio Cantisani, del clero, dei religiosi, dei diaconi e di tutto il popolo.

Alla luce della Parola proclamata, Bertolone ha ripreso il concetto su come testimoniare l’annuncio vero del vangelo, capace di scaldare e trasformare i cuori secondo il cuore di Dio, richiamando, nel giorno della memoria, Santa Faustina Kovalska, apostola della misericordia e ricordando la dedicazione della Chiesa Cattedrale.

“Nelle periferie – ha detto il celebrante -, i testimoni portano non soltanto il pane del cielo e il boccone del povero, ma anche il pane della cultura a tutti coloro che sono affamati di un equilibrato rapporto tra scienza e fede, tra ragione speculativa e ragione teologica“. Oggi, però, ha evidenziato, “le periferie non ci attendono più. Dobbiamo noi portarci con tenerezza dove vi è  crisi delle pratiche di culto, dove monta la preoccupazione, dove c’ è ‘una crisi generale della fede’”.

Richiamando alcuni drammi del nostro difficile secolo, con un bilancio tragico, terribile, sanguinario e accelerato, che non risparmia neppure i bambini, a mons. Bertolone non sono mancate domande per captare l’attenzione della sua gente. “Esiste un metodo, una chiave, un sistema… per far trionfare, finalmente, le esigenze del regno di Dio sulla terra? Come incoraggiare, nonostante l’indifferenza religiosa, il tema della misericordia?”, ha domandato.

“Mentre il mondo va – ha soggiunto – siamo noi che dobbiamo essere testimoni veri, noi presbiteri, e laici catechisti,  credenti, appartenenti alle varie aggregazioni”. Lo stile testimoniale, è l’auspicio dell’arcivescovo, sia quello di don Pino Puglisi: “Vangelo sotto il braccio, sorriso anche di fronte ai nemici, scarpe bucate per la vita povera e sobria, la testimonianza di una vita cristiana ordinaria, vissuta straordinariamente. Dacci, Signore, lo spirito e lo stile del martire Puglisi!”. (Zenit)

loading...