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San Pietro a Maida, festeggiamenti in onore di S. Francesco di Paola. Il prof. Filippo d’Andrea ha relazionato “sulle orme di Francesco”

sabato 7 maggio 2016 - 19:56
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imageSAN PIETRO A MAIDA (CATANZARO) – Nei giorni che precedono i festeggiamenti in onore di San Francesco, la comunità di San Pietro a Maida ha accolto il Professor Filippo D’Andrea membro dell’associazione teologica Italiana e uomo di fede profonda. Don Fabio Stanizzo, parroco della comunità, dopo aver salutato i presenti e ringraziato il professore per la sua presenza ha introdotto il tema “Sulle orme di Francesco di Paola, costruttori di verità di giustizia e di pace”.
Il professore D’Andrea ha ricordato con profondo affetto la comunità, e ha introdotto la figura del Santo utilizzando un linguaggio dialettale così come faceva San Francesco: ricordando il Santo patrono di Calabria come uomo di verità, di giustizia, di pace ma soprattutto di fede.
Dobbiamo accendere il fuoco, il fuoco della fede appunto come ci ricorda San Francesco, ci ricorda il Professor D’Andrea.
Non conta il fuoco delle braci “La vrascera” ma quello che conta è il fuoco dello spirito, dell’anima. Ed ecco che i laici, i sacerdoti sono chiamati ad accendere il fuoco della fede.
Attenzione però che il fuoco della fede, delle brace secondo San Francesco vuol dire una fede operosa: una fede che rende l’azione profonda, viva attraverso le nostre mani. C’è gente che non vuole neanche sentire parlare di chiesa, di fede, di Gesù e quindi noi dobbiamo dare testimonianza attraverso la nostra fede operosa.
Dobbiamo essere inoltre essere trasparenti dell’eternità che c’è, aggiunge: a volte sembra che la morte chiude tutto, ma non è così. Noi siamo qui proprio perché esiste l’eternità, altrimenti che stiamo a fare qua direbbe San Paolo ma anche un beato: il sindaco di Firenze Giorgio La Pira che fu il primo politico a creare un ponte di preghiera di unità e di pace tra Oriente e Occidente, un laico. Firenze è diventato così il luogo della costruzione nella pace nel mondo.
Ricordando poi i 25 anni di vita che San Francesco trascorre in Francia, il professor D’Andrea nel suo racconto ci parla del primato dell’uomo che andava a contrastare con il primato di Dio che San Francesco voleva trasmettere. Dio prima di tutto: Il primato di Dio nella nostra esistenza. Da questo primato di Dio nasce il frutto del primato dell’uomo. Uomo creatura e volto di Dio. Giochiamo troppo con i valori fondamentali della vita. Per cui il primato di Dio è fondamento del primato della vita dell’uomo.
Sappiamo, ci ricorda il professore, la storia delle candele: parecchie donne incinte, quando si trovavano nelle doglie e nel travaglio del parto, in quelle pene e martirio per cui si temeva per la loro vita e per quella dei nascituri, non appena con fede si raccomandavano al buon Padre, facendo accendere alcune candele donate da lui, prima che le candele si fossero consumate, davano alla luce le loro creature, o maschi oppure femmine, con grande gioia, salvate dalle preghiere e dai meriti del santo Uomo di Dio.. Ecco la Luce che ritorna, la luce della fede. La vita ha bisogno di essere illuminata dalla fede.
Infine introduce la giustizia partendo da San Francesco e puntualizzando che la situazione rispetto al passato non è poi molto cambiata. Quando parliamo di giustizia non facciamo riferimento soltanto alla giustizia sociale, legale, politica ma parliamo di giustizia nella famiglia: facendo riferimento ai rapporti nelle famiglie, dove a volte ci si ricorda di qualcuno solo per necessità o comunque dopo molto tempo. E conclude facendo riferimento ai giovani che molto spesso non vengono ripresi e che ogni tanto hanno bisogno di essere “Scutuliati”.
Don Fabio nel suo saluto finale ricorda l’importanza di una chiesa in uscita, così come ci ricorda Papa Francesco. Ormai vicini alla festa di San Francesco, molti bambini presenti in chiesa indossano l’abitino del santo per devozione: con la speranza che tutti noi Lo possiamo prendere come esempio di vita. E’ questo sarà possibile solo se viviamo da cristiani autentici.

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