Ordine Francescano Secolare di Lamezia su referendum 17 aprile · LameziaClick

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Ordine Francescano Secolare di Lamezia su referendum 17 aprile

giovedì 14 aprile 2016

imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – L’Ordine Francescano Secolare di Lamezia, raccogliendo le sollecitazioni della Chiesa Italiana che si è pronunciata in occasione del Consiglio Episcopale Permanente dello scorso marzo, invita a una riflessione attenta e ad una partecipazione informata e consapevole al referendum di domenica prossima 17 aprile.
La nostra fraternità francescana lametina, fedele alla Regola dell’Ordine Secolare e in particolare all’art. 15 che ci chiede di essere presenti anche nella vita pubblica “con scelte concreti e coerenti alla nostra fede”, vuole dare il proprio contributo e ribadire che la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente vengono prima di qualsiasi interesse economico e materiale. Non si tratta di un “si” o un “no” ideologico o partigiano, ma di una chiara scelta che deve contraddistinguere ogni credente impegnato nella vita sociale: il rispetto dell’uomo e la sua dignità vengono prima di tutto, sono l’unico fondamento di una società veramente giusta e del progresso civile e morale di ogni epoca storica.
Facendo proprie le considerazioni della Chiesa Italiana e fedele ai principi della spiritualità francescana, la nostra fraternità, formata da laici che vogliono vivere la propria vocazione cristiana sul modello di Francesco di Assisi, sollecita tutti ad andare a votare al referendum di domenica prossima esercitando così il diritto e il dovere civico sancito dalla nostra Costituzione e invita, in particolare i propri membri, a votare liberamente secondo la propria coscienza.
Auspichiamo che le scelte di tutti coloro che si richiamano al messaggio di Francesco di Assisi siano coerenti con questi principi e siano di stimolo per tutti gli uomini di buona volontà a costruire un modello di sviluppo sociale ed economico inclusivo e solidale, rispettoso dell’ambiente, per un progresso che sia veramente, come affermava Paolo VI, “di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”.

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