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Venerdì Santo, il Vescovo di Lamezia: “Croce di Cristo ci fa aprire gli occhi verso i più deboli”

sabato 26 marzo 2016 - 9:43
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imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Dare da mangiare agli affamati; dare da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti. Le opere di misericordia spirituale e corporale, i gesti concreti con cui il cristiano è chiamato a prendersi cura di ogni fratello in difficoltà, sono state meditate ieri nella Via Crucis cittadina ieri sera a Lamezia Terme, di fronte alla Cattedrale, a conclusione delle celebrazioni del Venerdì Santo.

Nell’Anno Santo della Misericordia, la Chiesa lametina ha voluto che a portare la Croce nelle 14 stazioni che segnano il percorso della Passione di Cristo dalla condanna a morte alla deposizione nel sepolcro, fossero i volontari di alcune associazioni di volontariato. Donne e uomini che ogni giorno si prendono cura dei tanti “crocifissi” che vivono anche a Lamezia, persone e famiglie segnate dalla povertà, dalla malattia, dalla solitudine, dall’emarginazione sociale di chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto.
Hanno partecipato i volontari del Masci Lamezia Terme 2; dell’ Associazione “La Strada”; i volontari che ogni giorno servono alla mensa della Caritas Diocesana; dell’Associazione Calabrese Malati Oncologici della Malgrado Tutto; dell’Associazione Volontari Ospedalieri; dell’Agesci; degli Sprar di Lamezia e imageMiglierina; del volontariato vincenziano; della Protezione Civile; dell’Associazione Mago Merlino: dell’Associazione Meter; dell’Avis.
L’amore di Cristo ci spinge”, è stato il tema della Via Crucis di quest’ anno, le cui meditazioni sono state scritte dagli stessi volontari . Volontari come “cirenei” che scelgono di condividere le croci dei fratelli, che si mettono a servizio del prossimo spinti dall’amore di Cristo, un amore che non si è risparmiato, fino a donare la propria vita per la salvezza degli uomini.
La sofferenza dell’uomo, l’amore che si fa servizio e dono di sé trova la sua manifestazione più alta nella Croce di Cristo che – ha affermato il Vescovo Luigi Cantafora a conclusione del rito – “ci inserisce nella storia, nelle gioie e nelle speranze ma anche nelle tristezze e nelle angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto. La Croce di Cristo è la croce dell’uomo. Per questo di fronte ad essa possiamo scegliere se comportarci come Maria, come il Cireneo, come la Veronica o come Pilato. La Croce ci spinge ad agire perché ci contagia con il suo amore e ci sprona ad amare e ad aprire gli occhi verso chi è povero, debole e sofferente.”
La Croce portata quest’anno nel rito del Venerdì Santo a Lamezia è stata la Croce di Lampedusa, già da alcune settimane in Diocesi, realizzata con il legno dei barconi con cui tanti migranti hanno raggiunto l’isola e su cui migliaia di donne e uomini hanno perso la vita. A loro è andato il pensiero del Vescovo di Lamezia, “ai migranti che sono morti su questo legno, che noi oggi vediamo nell’immagine della Croce. È un mistero grande. Ma noi crediamo che i crocifissi di ieri, i crocifissi di oggi e di sempre imagesono i risorti di domani, i risorti per sempre”. E proprio alcuni migranti ospiti della cooperativa “Malgrado Tutto” hanno portato la Croce alla V Stazione, in cui si medita Gesù che viene aiutato dal Cireneo a portare la Croce.
Ai volontari lametini, il ringraziamento del Vescovo di Lamezia perché “voi illuminate Lamezia con la luce del Risorto, voi come Cristo vi mettete il grembiule per lavare i piedi dei fratelli e mettervi a servizio nell’amore”.
Questa sera le celebrazioni del Triduo Pasquale presiedute dal Vescovo Cantafora culmineranno nella Veglia alle 22, con l’annuncio della Resurrezione di Cristo, la benedizione del fuoco nuovo e del lucernario e la liturgia battesimale. Domani il Vescovo presiederà il Pontificale della Pasqua di Resurrezione alle 11 in Cattedrale.

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