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Vescovo di Lamezia consegna mandato missionario ai cinquecento “missionari della misericordia”

domenica 14 febbraio 2016

imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – “Uscite dalle chiese e dalle parrocchie per andare a cercare le persone là dove vivono, dove soffrono, dove sperano. Privilegiate chi è più debole e solo. Andate con gioia verso coloro a cui siete mandati, anche se non lo sanno, anche se potrebbe capitarvi un rifiuto. Lasciate col vostro passaggio, la scia del profumo di Cristo: la pace, la serenità di appartenere a Lui, il Signore”. Così il Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora si è rivolto ai cinquecento missionari che hanno ricevuto dalle mani del Vescovo il mandato missionario, nella solenne concelebrazione eucaristica di ieri sera in Cattedrale.
Essere testimoni della misericordia di Dio, con la parole e le opere. Mostrare a tutti il volto di un Padre ricco di misericordia e tenerezza, che accoglie tutti i suoi figli e a tutti dà sempre una seconda possibilità, un’occasione per ritornare a Lui e cambiare la propria vita. A questo compito saranno chiamati anche i 500 missionari della diocesi lametina, protagonisti delle “missioni al popolo” volute da Papa Francesco per il tempo di Quaresima nell’Anno giubilare: nelle prossime settimane incontreranno famiglie, cimageentri di ascolto, singole persone per annunciare a tutti la Buona Notizia dell’Amore gratuito di Dio per ogni donna e ogni uomo. Ai missionari, nel corso dell’omelia, il Vescovo ha raccomandato di “di andare incontro alle donne e agli uomini , senza pretendere nulla, senza giudicare”, di presentarsi “con semplicità e umiltà, sapendo che il Signore vi accompagna, anzi vi precede”, di non avere “ nessuna ansia da prestazione, nessun timore di essere all’altezza del mandato” perché “ il Signore non vuole dei bravi scolari ma chiede a tutti di essere discepoli, testimoni semplici ma audaci della sua Parola, in cammino incontro a Lui”.
Missionari che saranno chiamati ad annunciare la misericordia di Dio in un contesto sociale e culturale in cui – ha sottolineato il Presule– “siamo quotidianamente attratti da tante cose che riempiono la giornata e invadono l’esistenza, lasciandoci spesso nell’angustia e nell’affanno: l’insicurezza del lavoro ma anche la bramosia di possedere sempre di più; la corsa al tempo che non basta mai, ma anche l’uso un po’ smodato del telefono e di varie tecnologie, l’invasione ingombrante e seducente di tante immagini: tutto ciò ci induce a vivere immersi in tanta mondanità”. Ecco perché – ha proseguito – “anche noi siamo destinatari di quell’ annuncio che ha attraversato i secoli e che è giunto fino a noi. Scopriamo così che noi viviamo grazie alla Parola di Dio. Solo la Parola di Dio nutre veramente, profondamente il nostro cuore. Nella Parola noi scopriamo la misericordia di Dio e il suo amore per gli uomini”.
L’auspicio del Pastore della Chiesa lametina è quello che “con le missioni, la nostra chiesa viva ciò che il Papa desidera e auspica, una Chiesa non è al mondo per condannare, ma per permettere l’incontro con quell’amore viscerale che è la misericordia di Dio.”
Momenti centrali della celebrazione, la presentazione per Vicaria dei missionari diocesani da parte del delegato per il Giubileo Don Domenico Cicione e la preghiera di benedizione con cui il Vescovo, stendendo le mani sui missionari, li ha benedetti e inviati per le strade della città e della Diocesi di Lamezia Terme. A tutti i missionari sono state consegnate le Croci, riproduzioni della Croce di Cortale dell’anno 1000 di origini basiliane custodita nel monastero di S. Elia a Cortale.
Le missioni al popolo ricalcano l’esperienza della Chiesa delle origini, che inviava alcuni suoi figli non solo a confermare nella fede i propri fratelli, ma ad annunziare con franchezza apostolica il Vangelo a quanti ancora non conoscevano il Cristo. Sono state volute da Papa Francesco in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia come “segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio”, testimoni della gioia del perdono e della riconciliazione con il Padre che apre alla vita nuova.

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