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Vatileaks, più che Via Crucis sarà una Via Lucis…

lunedì 9 novembre 2015

imagePadre Livio Fanzaga direttore di Radio Maria addirittura avrebbe voluto vederli come Giuda, penzolare da un albero. Poverini! Che fine Fittipaldi e Nuzzi, secondo l’attempato e sanguigno direttore, avrebbero dovuto fare! Tranquillo padre, buoni tutti! Siamo pure prossimi al Giubileo della Misericordia. Ci ha pensato Papa Francesco a “scomunicarli”, niente meno Urbi et Orbi, dalla finestra dello studio del palazzo apostolico al termine dell’Angelus di ieri.

Si perché forse non si è capito bene, ma il volpone della pampas, mi perdonerete se lo apostrofo così (lo scrivo con affetto) al termine dell’Angelus, con la consueta franchezza e sincerità, ha detto la sua sugli argomenti del momento: i due libri, Avarizia e Via Crucis rispettivamente dei giornalisti Fittipaldi e Nuzzi, l’attico di 700 mq del Cardinale Bertone con una spesa di 200 mila euro pagata dalla Fondazione Bambin Gesù, per la ristrutturazione; la signora Francesca Immacolata Chaoqui con il suo degno compare Vallejo Baldo, un po’ come il gatto e la volpe… In fondo in fondo, il Papa, a ben leggere tra le riga della preghiera mariana e del dopo Angelus, ne ha per tutti.
Ricordiamo che i due libri come ha precisato il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi hanno per “argomento istituzioni ed attività economiche e finanziarie vaticane già note”, “raccolta di dati e di informazioni messa in moto dal Santo Padre stesso per svolgere uno studio e una riflessione di riforma e miglioramento della situazione amministrativa del Vaticano e della Santa Sede”.
Ricordiamo che libri e polemiche annesse sono costruiti sul risultato di una divulgazione di notizie e documenti non ottenute in origine contro la volontà del Papa o dei responsabili delle diverse istituzioni ma “di per sé riservati e quindi di un’attività illecita perseguita penalmente dalle competenti autorità vaticane”. Dall’archivio della COSEA (Commissione Referente di Studio e Indirizzo sull’Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede) proviene buona parte della informazione pubblicata, era stata infatti istituita dal Papa il 18 luglio 2013 a tale scopo e poi sciolta dopo il compimento del suo incarico ha spiegato Padre Lombardi nei giorni scorsi.

Insomma il Papa non aspettava certo i due “salvatori” del Vaticano con le loro rivelazioni, per condurre la “buona battaglia”. Al termine dell’Angelus lo fa presente: “So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati. Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili”. La gente, nella piazza gremitissima, applaude, a volerlo sostenere ed incoraggiare.

Non è solo Papa Francesco, nonostante lo si faccia apparire sulla maggior parte dei media come isolato ed al centro di lotte intestine, ed è determinato più che mai a proseguire sul cammino di pulizia intrapreso al servizio dei poveri, degli ultimi, di Cristo e la sua Chiesa. Già la risposta del Papa era arrivata a tutta la combriccola: servire non servirsi… Eccoci tutti “serviti”, nell’omelia di Santa Marta di venerdì mattina dove aveva detto: “Anche nella Chiesa ci sono questi, che invece di servire, di pensare agli altri, di gettare le basi, si servono della Chiesa: gli arrampicatori, gli attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti, vescovi abbiamo visto così. E’ triste dirlo, no? La radicalità del Vangelo, della chiamata di Gesù Cristo: servire, essere al servizio di, non fermarsi, andare oltre sempre, dimenticandosi di se stessi. E la comodità dello status: io ho raggiunto uno status e vivo comodamente senza onestà, come quei farisei dei quali parla Gesù che passeggiavano nelle piazze, facendosi vedere dagli altri”. E ieri sempre nel dopo Angelus:
“Voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi”.
“Sì – riprende -, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”. Avanti tutta dunque, senza fermarsi. Francesco già nell’Angelus aveva preso spunto dalla vedova povera che offre al tempio tutto quanto ha per vivere, a differenza, dice il Papa, dei maestri della legge che, “si pavoneggiano in pubblico” mentre in privato “divorano le case delle vedove” ( e sicuramente il Papa pensava a ben altre case) … Continua: “Anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto”. “Il problema forte, oggi, è una Chiesa che si fa povera. Non solo che parli dei poveri e ai poveri, ma che si fa povera, che viva con i poveri. Una Chiesa che scenda veramente dal suo piedistallo, dal suo palazzo, che si fa popolo. Io la vedo così la Chiesa, può darsi anche che sbagli, ma io la vedo così” aveva detto giusto un anno fa Francesco.

Il pontificato del papa argentino dunque, segna una svolta epocale nella direzione di una Chiesa che ha finalmente deciso di dare una rispolverata alla radicalità dl messaggio evangelico attraverso il successore del pescatore di Galilea: Francesco ha deciso di portare il suo messaggio nelle periferie della povertà e della disperazione, tra gli ultimi, quelli a dignità 0 e lo fa puntando il dito contro la finanza che ha per fulcro l’ossequio del dio denaro per rapinare la povera gente, lo fa alzando la voce contro il turismo sessuale, il traffico di organi, le guerre e il traffico d’armi, rivendicando le tre T, terra, tetto, trabajo (lavoro), spendendo un’intera enciclica per denunciare anche la privatizzazione delle risorse naturali pur di accumulare denaro e potere. Senza dimenticare la difesa dei diritti civili e delle parole spese per i temi rilevanti della biotica.

E non si tratta di fare una difesa della Chiesa, in fondo, la conosciamo così: Francesco d’Assisi e le crociate, l’inquisizione e Savonarola, Marcinkus e Madre Teresa. Non c’è dubbio infatti che nel corso della sua storia millenaria essa è stata coinvolta in persecuzioni, processi, omicidi, guerre combattute in nome di Cristo, ma questo non è bastato a smarrirla, anzi Ecclesia semper reformanda seppe trarre e trae dopo 2000 anni un grande impulso al rinnovamento, attingendo alla inesauribile fonte della saldezza e della Grazia che il Suo Fondatore gratuitamente donò al rude pescatore, Pietro.
Qualcuno ha scritto in questi giorni che i due libri giocano a favore di Bergoglio. Ma il Papa non ha bisogno di avvocati difensori. Tutte queste chiacchiere, servirà ai due giornalisti che venderanno più copie ancora dei loro libri, come avessero vinto alla lotteria.
Bergoglio è un gesuita e avranno tanto da “lavorare” per riuscire a metterlo all’angolo, se mai ci riusciranno. In parecchi ci lasceranno le penne per rimanere in tema di corvi e civette.
La Chiesa sarà sempre lì, libri o non libri. Resisterà ancora. Lo farà traendo dalla fede forte o debole, tormentata o salda degli uomini di buona volontà, nuova linfa per continuare il cammino. Più che Via Crucis sarà una Via Lucis dove non verrà chiesto quanto si è credenti, ma quanto si è credibili, dove non conta quanto si dà, ma quanto cuore si mette nel dare.

Luisa Loredana Vercillo

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