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Incontro a Lamezia della Commissione Antimafia con i Vescovi calabresi. Mons. Nunnari: “Chiediamo che lo Stato sia presente”

lunedì 22 giugno 2015

nunnari_bindiLAMEZIA TERME (CZ) – Nella giornata di oggi una delegazione della Commissione Antimafia, guidata dalla presidente, on. Rosy Bindi, è  in Calabria per una giornata di incontri istituzionali.

Questa mattina, all’Oasi Bartolomea, a Lamezia, si è svolto un confronto con la Conferenza Episcopale Calabra sui temi del comune impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Nel mese scorso la presidente Bindi aveva scritto a mons. Salvatore Nunnari, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, manifestando l’interesse della Commissione ad approfondire i contenuti della “Nota pastorale sulla ndrangheta”, diffusa il 25 dicembre 2014. Un documento di grande forza spirituale e di limpida condanna di tutte le manifestazioni del potere mafioso che, rilanciando le parole di scomunica pronunciata da papa Francesco a Cassano allo Jonio, il 21 giugno dello scorso anno, fornisce anche importanti indicazioni per avviare in Calabria una nuova stagione di rinascita civile e impegno sociale.

“Siamo stati qui oggi per approfondire la Nota Pastorale sulla ‘ndrangheta “Testimoniare la verità del Vangelo”. Per noi è stata un’occasione per capire meglio non solo il fenomeno della ‘ndrangheta, ma le cause e anche i modi per combatterla nel reciproco rispetto delle distinte responsabilità che ci sono tra la Chiesa e le istituzioni dello Stato, ispirandosi al valore della laicità dello Stato ovviamente e nel pieno rispetto della missione della Chiesa che è una missione di evangelizzazione, di formazione delle coscienze ma anche attraverso un richiamo al reciproco esercizio di queste responsabilità, per restituire a questa terra di Calabria tutta la possibilità di futuro e speranza che merita e che forse gli è stata negata, non solo dalla ‘ndrangheta ma anche dalle carenze politiche nazionali nei confronti del Mezzogiorno”. Così Rosy Bindi ai giornalisti convocati per le ore 13 nell’Oasi Bartolomea.
“E’ stato uno scambio molto franco – ha evidenziato la Bindi – nel quale abbiamo parlato tutti, e credo ci sarà occasione per ulteriori approfondimenti magari ripetendo questa esperienza in altre regioni d’Italia, non solo del Sud, perché sappiamo che il fenomeno della mafia è a livello nazionale”. Ha poi aggiunto di condividere “le istanze della Chiesa calabrese, in particolare per quanto riguarda i beni confiscati, argomento su cui la commissione ha già formulato al governo delle proposte di modifica della legge attuale, e per l’introduzione nella riforma della scuola di una nuova materia per far conoscere agli studenti la storia delle mafie nel nostro Paese”.

“La mafie trovano grandi vantaggi nell’assenza dello Stato in territori come la Calabria, ma questo non può rappresentare una giustificazione – ha evidenziato la Bindi. Le mafie che qui esercitano la violenza, con il pizzo, reclutando manovalanza, poi investono i profitti al Nord e rendono il Sud sempre più povero e fragile. La corruzione e la mafia rendono il Mezzogiorno sempre più subalterno: per questo chiediamo al governo un impegno incisivo di politiche nazionali per lo sviluppo e l’occupazione in Calabria e in tutto il Mezzogiorno”.

“Senza esagerazione credo sia stato un momento storico quello che abbiamo vissuto stamattina – ha detto invece mons. Salvatore Nunnari, l’Arcivescovo ormai quasi emerito dell’Arcidiocesi cosentina. Nel crocevia c’è l’uomo e questo è il motivo principale che oggi ci ha visti riuniti qui insieme, commissione antimafia ed episcopato calabro. Certo, l’occasione è stata data da una nota pastorale che, come sapete, il 5 gennaio di quest’anno abbiamo firmato e mandato alle nostre chiese. Non abbiamo scritto contro qualcuno, il titolo stesso della nota ‘Testimoniare la verità del Vangelo’ indica chiaramente l’intento dei vescovi che sono innanzitutto pastori, quindi chiamati alla guida del loro popolo. La mafia è il grande male della Calabria. Vogliamo chiarire che questi uomini della mafia col Vangelo loro non hanno a che fare.
Con la scomunica non è la chiesa che li ha messi fuori, sono loro che si sono messi fuori. La Chiesa non chiude le porte a nessuno e nella nota dei Vescovi calabresi abbiamo rinnovato l’invito alla conversione, alla possibilità di cambiare vita: tutti possono ritornare nella Chiesa con un radicale cambiamento di vita, ma serve chiarezza, l’amore va coniugato con la verità, la misericordia con la giustizia“.

“La nota pastorale che come Chiesa calabrese abbiamo diffuso a gennaio, non è il primo documento né l’ultimo: sono 40 anni che i vescovi calabresi pronunciano parole chiare sulla ‘ndrangheta, affermando che ‘ndranghetisti e Vangelo sono incompatibili, pur rinnovando sempre l’invito alla conversione e alla misericordia. Quindi una speranza: chi è stato nell’errore che trovi la strada del ritorno, e allora ci sarà per loro comunione e grazia. La Chiesa – ha ricordato Nunnari – non giudica, incontra”.

Mons. Nunnari ha ricordato, poi, che la Chiesa calabrese ha introdotto nel percorso formativo dei seminaristi un corso per conoscere la ‘ndrangheta e le modalità pastorali per combatterla attraverso la formazione delle coscienze. “Chiediamo che lo Stato sia presente in Calabria per combattere l’antistato, che si rilancino politiche di sviluppo e di occupazione, che sia introdotta anche nelle scuole italiane un’adeguata formazione sulle mafie”.
E’ stato un momento molto bello per la Chiesa e le Istituzioni. Noi chiediamo che lo Stato sia presente”.

Nel pomeriggio, presso la prefettura di Catanzaro, la delegazione parlamentare ascolterà il prefetto quindi il presidente della regione Calabria, Mario Oliverio.

Candida Maione

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