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Vescovo di Locri: “Vincere la povertà per vincere la criminalità”

martedì 9 giugno 2015 - 18:56
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oliva_vescovo2“È difficile pensare che fenomeni come la ‘ndrangheta, la malavita organizzata, possano essere superati prescindendo da un’azione strategica contro le tante condizioni di povertà presenti”. Ad affermarlo è monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, in una intervista che appare nel numero di giugno del giornale della diocesi “Pandocheion. Casa che accoglie “, diretto da Giovanni Lucà.

“Il mio compito – dice il vescovo – non è politico. Ma credo che la nostra terra abbia bisogno di una più intelligente politica di sviluppo e programmazione. I problemi del territorio sono tanti e necessitano di progetti di ampio respiro. Le nostre gravi povertà necessitano l’impegno di tutti. Non si può stare a guardare e neanche ci si può attendere la soluzione dagli altri, piangendosi addosso. Ognuno deve fare la sua parte”.

Il vescovo invita tutti a partecipare al processo di cambiamento , per una programmazione dal basso , direttamente dal territorio . “Non possiamo pensar – afferma – e che i nostri problemi possano essere risolti da politici esterni. Certo qualche buon commissario aiuta a risolvere certi problemi. Ma non ci si può cullare. Sono convinto che nella nostra terra una maggiore coscienza cooperativistica possa essere di grande beneficio”.

L’intervista a monsigmor Oliva è inserita nella pagina di “approfondimento” sulla nascita dell’”Unione dei comuni della Valle del Torbido”, a cura dell’ex Capo Redattore Rai Domenico Logozzo. A questo proposito il vescovo ha detto: “Sono convinto che di fronte ai problemi del territorio occorre fare rete, oserei dire “fare partito”, creare convergenze, unirsi tra comuni e per aree d’interesse. I campanilismi non portano sviluppo”. La politica del fare, partendo dai servizi indispensabili, vitali.

“Più che perdersi sui massimi sistemi- sottolinea il vescovo di Locri-, il buon politico affronta i disagi di un territorio in cui difettano i servizi più essenziali. Se manca l’acqua nelle case, è inutile pensare a grandi progetti. Altrove si parla di alta velocità, qui ci si deve contentare se ancora transita l’antica “littorina”, o non chiude l’ufficio postale o rimangono aperte le scuole”.

A proposito della mancata presentazione delle liste elettorali, con il clamoroso caso di Platì e tutte le conseguenti polemiche , il vescovo afferma: “Ha molto sorpreso il fatto che in qualche paese non si è riusciti a formare neanche “una lista” in tempo elettorale. È vero: il fenomeno è segno di allontanamento della gente dalla politica e persino di sfiducia in essa, ma è non meno segno preoccupante di disinteresse alla cosa pubblica. Va recuperata la consapevolezza che si può governare mettendo da parte ogni tornaconto personale, che affrontare i problemi comuni ed impegnarsi in tal senso è nobile”.

Il vescovo si dice preoccupato per la mancanza di lavoro. “Sì – afferma – la grave disoccupazione, giovanile e non solo, è il grande problema della nostra terra. Non mi è sfuggita la povertà di una terra troppo esposta alle calamità naturali, spesso costretta a lasciare emigrare i propri figli in cerca di pane e lavoro. Tante cose mi hanno colpito favorevolmente. In particolare, l’affabilità e accoglienza della gente semplice, la vicinanza e preparazione dei sacerdoti, la bellezza del territorio, il grande patrimonio di arte e cultura presente nelle nostre chiese, la genuinità della pietà popolare, le diverse cooperative attivamente impegnate nel promuovere le risorse del territorio”.

(da Avvenire)

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