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Mons. Nunnari a Lamezia: “conversione dei mafiosi dev’essere dimostrata da fatti concreti e pubblici”

sabato 14 marzo 2015 - 13:48
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nunnari_lameziaLAMEZIA TERME (CZ) – “Nella Chiesa non c’è cittadinanza per i mafiosi se non dopo la loro conversione e dopo aver dimostrato con atti concreti, visibili e pubblici il loro pentimento. La Chiesa non è contro nessuno, ma testimonia la verità del Vangelo che non contrappone misericordia e giustizia: sono i mafiosi che, con i loro comportamenti, si autoescludono dalla comunità ecclesiastica e possono rientrarvi solo se dimostrano con i fatti il loro percorso di ricostruzione interiore, il loro cambiamento”.

Lo ha detto il presidente della Conferenza Episcopale Calabra Mons. Salvatore Nunnari intervenendo ieri a Lamezia Terme al primo degli incontri del progetto “Costruire speranza”, percorso promosso dalla delegazione regionale di Caritas Calabria per realizzare itinerari di formazione degli operatori Caritas calabresi sui temi della legalità e della giustizia e sul riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Mons. Nunnari, riflettendo sulla Nota pastorale sulla ‘ndrangheta scritta dai vescovi calabresi nel gennaio 2015 e ripercorrendo le tappe del cammino della Chiesa calabrese nella lotta alla criminalità organizzata, ha spiegato il senso dell’ultimo documento della Chiesa calabrese che “non è contro qualcuno, ma nasce dal dovere di testimoniare la verità del Vangelo in una realtà come quella calabrese dove avvertiamo il grido di un territorio ferito, dove la piaga della mancanza di lavoro si salda con quella del lavoro nero, della manovalanza mafiosa, dell’usura e delle promesse di guadagni facili. Come Chiesa non possiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere e non possiamo aprire la bocca solo per fare parole: la nostra missione è formare le coscienze, accompagnare gli uomini, osservare la realtà come una “lettura del cuore”, non giudicare i giovani di oggi rifugiandoci nei “tempi migliori di una volta” ma educare le nuove generazioni alla giustizia che significa educarli al senso autentico della vita”.

Per il presidente della Conferenza Episcopale Calabra “l’insidia della ‘ndrangheta sta nel fatto che essa riesce a colmare i “vuoti” sociali, economici e culturali della società calabrese. Questi vuoti non possiamo lasciarli riempire dai mafiosi ma dobbiamo riempirli noi con una cittadinanza solidale, una coscienza formata, una presenza cristiana radicata che crei ponti con tutti gli uomini di buona volontà che ricercano la giustizia e si impegnano in nome del bene comune”.

La ‘ndrangheta non ha nulla di cristiano, ma scimmiotta la fede e il Vangelo – ha rimarcato Mons. Nunnari indicando nella mafia “il nemico più minaccioso per il presente e il futuro della nostra terra di Calabria” ed esortando a “metterci in gioco in prima persona per colmare i vuoti della società calabrese diventando, ognuno nel proprio ambito e nel proprio ambiente, costruttori di speranza”.

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