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Lamezia, incontro con Don Virgilio Colmegna. “Bisogna riscoprire il coraggio della speranza”

sabato 24 gennaio 2015

colmegna_lameziaLAMEZIA TERME (CZ) – Centoquaranta persone accolte, per un totale di oltre 1.000 ospiti in dieci anni di attività; assistenza a 360 gradi con un centro d’ascolto, visite mediche e psichiatriche, servizio docce e guardaroba, sportello legale. Sono solo alcuni dei servizi erogati dall’attività della “Casa della Carità”. Un tipo di assistenza che mira a dare autonomia ad ogni ospite. Ma “Casa della carità” non si limita solo a questo, infatti vengono effettuati colloqui in strada “per cercare di dare assistenza ai più diffidenti che stanno nascosti e non vogliono essere avvicinati”, visite domiciliari e possibilità di usufruire tre volte a settimana dei vari servizi anche a coloro che non alloggiano nella “Casa”.

È così che Laura Arduini, psichiatra e responsabile dell’area salute, ha illustrato il tipo di lavoro svolto dalla fondazione “Casa della carità”, questa mattina nell’incontro promosso dalla Caritas Diocesana di Lamezia Terme con gli operatori al servizio delle povertà della nostra città nella Parrocchia di San Giovanni Battista a S. Eufemia con l’intervento di Don Virginio Colmegna Presidente della Fondazione “Casa della Carità” di Milano, nata nel 2002 su iniziativa dell’allora Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

La psichiatra ha spiegato come nel 2004 (anno in cui è stata avviata l’attività) gli ospiti erano solo 70 “sulle migliaia di persone che vivono per strada”, mentre oggi sono 140 “di cui il 90% è composto da stranieri provenienti da diverse zone del mondo, e il 50% di essi soffre di problemi di natura psichica”. Nel corso dell’intervento la dottoressa si è incentrata sul forte bisogno di ascolto da parte di questi soggetti fragili, ed ha spiegato altresì la strutturazione della “Casa”. “Vi è un’area dedicata solo alle donne ed ai bambini ed un’altra interamente dedicata a quelle persone affette da problemi psichici che impediscono loro di condividere gli spazi con gli altri. Proprio per questo motivo quest’area è stata denominata “Sostare”. Per i nostri ospiti – ha detto – spesso è difficile raccontarsi e i processi di avvicinamento sono lunghissimi”.

Abitare le fragilità del nostro tempo, interrogarsi su di essa ed indignarsi, sono state le tematiche affrontate da Don Virginio Colmegna, presidente della fondazione. “Incontrare la fragilità – ha dichiarato – è un modo di essere cittadini ed è un’esperienza che ci fa essere veri cristiani. Non dobbiamo utilizzare la sofferenza altrui per fare marketing della fragilità. Inoltre dobbiamo cercare di cavar fuori la speranza”.

Per Don Colmegna oggigiorno la speranza è venuta meno poiché a fare notizia sono sempre più i fallimenti, i cattivi risultati e la cronaca nera, tutto ciò offusca la speranza. “Prendere coscienza della carità sociale – ha proseguito – significa abitare la fragilità ed implica un’educazione alla responsabilità. Abitare la fragilità, farla nostra, implica altresì porci degli interrogativi sulla società in cui viviamo e ci racconta il vero senso di vivere. La carità va ben oltre i confini della giustizia”.

In ultima battuta, il monito lanciato dal presidente di “Casa della carità” è stato quello di “avvertire il coraggio della speranza. Riscoprire la capacità di commuoversi in quanto siamo talmente tanto abituati alle ingiustizie che non ci indigniamo più e non ci commuoviamo più”. Lo spunto di riflessione dato ai fedeli presenti all’incontro è stato quello di riflettere sull’esperienza dell’incontro con la fragilità, sulle emozioni che questo suscita e sulla nostra resilienza, cioè sulla nostra capacità di trarre il positivo da tutti quegli eventi negativi e traumatici della vita.

Denise Di Matteo

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