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Terremoto di fede nella piana di Sibari. Francesco all’omelia: “I mafiosi sono scomunicati”

domenica 22 giugno 2014 - 0:15
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imageSIBARI (CS) – Sono le 15.30, fa caldo ma non si sente. Più di 200mila persone sono radunate nella spianata di Sibari; i volontari sono ai loro posti, i settori sono belli e ordinati, il palco è pronto, solenne, ma allo stesso tempo accogliente per il tanto verde che lo adorna e ci sono gli anthurium gialli e bianchi che rallegrano l’altare, l’ambone dove verrà proclamato il Vangelo e la Madonnina lignea che sembra porgere il suo piccolo Gesù ai pellegrini festanti. Ed il maestoso crocifisso di legno che si erge sullo sfondo sembra più grande visto da vicino, la sensazione è che ti aspetta per abbracciarti. Manca lui, Papa Francesco, e la gente scalpita; c’è entusiasmo, c’è attesa, c’è come una euforia buona che sa di fede, si canta, si prega. Da Catania, Palermo, Napoli, Taranto, tutti in attesa, dopo ore di cammino, disagio, caldo.

Anche le forze dell’ordine sono al loro posto per vegliare sulla sicurezza del Papa e dei pellegrini. Dai loro cenni capiamo che Papa Bergoglio sta per arrivare: i fedeli iniziano ad applaudire e si guardano intorno per scoprire Francesco da dove spunterà.

Eccolo! E’ tutto un tripudio, una gioia, una festa di colori, canti, cori.

Il Papa dopo il consueto giro di saluto con la campagnola scoperta dà inizio alla S. Messa. Il clima è di grande raccoglimento e preghiera, i fedeli seguono con attenzione; un lungo applauso accoglie l’omelia del Papa che verrà interrotta più volte a sottolineare i passaggi più forti della stessa:

«Nella festa del Corpus Domini celebriamo Gesù «pane vivo disceso dal cielo» cibo per la nostra fame di vita eterna, forza per il nostro cammino. Ringrazio il Signore che oggi mi dona di celebrare il Corpus Domini con voi, fratelli e sorelle di questa Chiesa che è in Cassano allo Jonio.

Quella di oggi è la festa in cui la Chiesa loda il Signore per il dono dell’Eucaristia. Mentre il Giovedì Santo facciamo memoria della sua istituzione nell’Ultima Cena, oggi predomina il rendimento di grazie e l’adorazione. E infatti è tradizionale in questo giorno la processione con il Santissimo Sacramento. Adorare Gesù Eucaristia e camminare con Lui. Questi sono i due aspetti inseparabili della festa odierna, due aspetti che danno l’impronta a tutta la vita del popolo cristiano: un popolo che adora Dio e un popolo che cammina: che non sta fermo, cammina!

Prima di tutto noi siamo un popolo che adora Dio. Noi adoriamo Dio che è amore, che in Gesù Cristo ha dato se stesso per noi, si è offerto sulla croce per espiare i nostri peccati e per la potenza di questo amore è risorto dalla morte e vive nella sua Chiesa. Noi non abbiamo altro Dio all’infuori di questo!

Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!

Oggi lo confessiamo con lo sguardo rivolto al Corpus Domini, al Sacramento dell’altare. E per questa fede, noi rinunciamo a satana e a tutte le sue seduzioni; rinunciamo agli idoli del denaro, della vanità, dell’orgoglio, del potere, della violenza. Noi cristiani non vogliamo adorare niente e nessuno in questo mondo se non Gesù Cristo, che è presente nella santa Eucaristia. Forse non sempre ci rendiamo conto fino in fondo di ciò che significa questo, di quali conseguenze ha, o dovrebbe avere questa nostra professione di fede.

Questa nostra fede nella presenza reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, nel pane e nel vino consacrati, è autentica se noi ci impegniamo a camminare dietro a Lui e con Lui. Adorare e camminare: un popolo che adora è un popolo che cammina! Camminare con Lui e dietro a Lui, cercando di mettere in pratica il suo comandamento, quello che ha dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità. Adorare Dio nell’Eucaristia, camminare con Dio nella carità fraterna.

Oggi, come Vescovo di Roma, sono qui per confermarvi non solo nella fede ma anche nella carità, per accompagnarvi e incoraggiarvi nel vostro cammino con Gesù Carità. Voglio esprimere il mio sostegno al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi di questa Chiesa, e anche dell’Eparchia di Lungro, ricca della sua tradizione greco-bizantina. Ma lo estendo a tutti, a tutti i Pastori e fedeli della Chiesa in Calabria, impegnata coraggiosamente nell’evangelizzazione e nel favorire stili di vita e iniziative che pongano al centro le necessità dei poveri e degli ultimi. E lo estendo anche alle Autorità civili che cercano di vivere l’impegno politico e amministrativo per quello che è, un servizio al bene comune. Incoraggio tutti voi a testimoniare la solidarietà concreta con i fratelli, specialmente quelli che hanno più bisogno di giustizia, di speranza, di tenerezza. La tenerezza di Gesù, la tenerezza eucaristica: quell’amore tanto delicato, tanto fraterno, tanto puro. Grazie a Dio ci sono tanti segni di speranza nelle vostre famiglie, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti ecclesiali. Il Signore Gesù non cessa di suscitare gesti di carità nel suo popolo in cammino! Un segno concreto di speranza è il Progetto Policoro, per i giovani che vogliono mettersi in gioco e creare possibilità lavorative per sé e per gli altri. Voi, cari giovani, non lasciatevi rubare la speranza! L’ho detto tante volte e lo ripeto una volta in più: non lasciatevi rubare la speranza! Adorando Gesù nei vostri cuori e rimanendo uniti a Lui saprete opporvi al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello.

Cari fratelli e sorelle, l’Eucaristia ci ha raccolti insieme. Il Corpo del Signore fa di noi una cosa sola, una sola famiglia, il Popolo di Dio riunito attorno a Gesù, Pane di vita. Quello che ho detto ai giovani lo dico a tutti: se adorerete Cristo e camminerete dietro a Lui e con Lui, la vostra Chiesa diocesana e le vostre parrocchie cresceranno nella fede e nella carità, nella gioia di evangelizzare. Sarete una Chiesa nella quale padri, madri, sacerdoti, religiosi, catechisti, bambini, anziani, giovani camminano l’uno accanto all’altro, si sostengono, si aiutano, si amano come fratelli, specialmente nei momenti di difficoltà.

Maria, nostra Madre, Donna eucaristica, che voi venerate in tanti Santuari, specialmente in quello di Castrovillari, vi precede in questo pellegrinaggio della fede. Lei vi aiuti, vi aiuti sempre a restare uniti affinché, anche per mezzo della vostra testimonianza, il Signore possa continuare a dare la vita al mondo. Così sia».

Non c’è altro da aggiungere alle parole del Papa, ci sentiamo come storditi, la S. Messa prosegue. Al termine Francesco si ferma a salutare gli ammalati presenti nelle prime file per poi portarsi all’elicottero che lo attende per riportarlo a casa. La folla straripante e riconoscente travolge festosamente le transenne ed i volontari che cercano inutilmente di arginare quest’onda d’amore. Tutti sul piazzale dove l’elicottero bianco attende che salga il Papa a motori accesi. Francesco si incammina, gli ultimi sorrisi ed i saluti con la mano sono per la folla sul prato, gli operatori dell’informazione e i volontari e le forze dell’ordine. Il tempo di sedersi ed ecco che la porta si chiude, un altro saluto, l’elicottero si alza. Tutti con il naso all’insù a sventolare i fazzoletti gialli, e a fare ciao con la mano mentre Francesco sorride dal finestrino. L’elicottero si alza e pare allontanarsi, ma poi piega sui pellegrini sicuramente per permettere al Papa un’ultima benedizione ad una Calabria che oggi ha ricevuto uno “scossone” che difficilmente dimenticherà.

Luisa Loredana Vercillo

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