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Il Papa incontra i sacerdoti: contrastare l’individualismo pastorale

sabato 21 giugno 2014 - 13:57
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imageCASSANO ALL’IONIO (CS) – Gioia, fraternità, famiglia. Sono i tre punti chiave del discorso che Papa Francesco ha consegnato ai sacerdoti di Cassano all’Ionio, incontrati nella cattedrale della città calabrese, dopo la visita ai malati dell’hospice “San Giuseppe Moscati”. Il Pontefice è arrivato in papamobile alla chiesa madre della diocesi, accompagnato dalla gioia e dall’entusiasmo dei fedeli per le strade. Francesco ha voluto dialogare per un’ora con i sacerdoti senza domande programmate. Nel testo, dato per letto, il Papa mette l’accento sulla “gioia di essere preti” e sulla “bellezza della fraternità”.
“Non c’è niente di più bello per un uomo” che “essere chiamato dal Signore Gesù”. E’ quanto sottolinea Papa Francesco nel discorso consegnato al clero della diocesi calabrese. Il vescovo di Roma ha voluto condividere innanzitutto “la gioia di essere preti”, “la sorpresa sempre nuova di essere stato chiamato, anzi, di essere chiamato dal Signore Gesù”. Una chiamata a seguirlo a portarLo agli altri “la sua parola, il suo perdono”. “Quando noi preti stiamo davanti al tabernacolo, e ci fermiamo un momento lì, in silenzio – afferma il Papa – allora sentiamo lo sguardo di Gesù nuovamente su di noi, e questo sguardo ci rinnova, ci rianima…”
Certo, riconosce, “a volte non è facile rimanere davanti al Signore”. Non è facile perché, rileva, “siamo presi da tante cose, da tante persone”, ma “a volte non è facile perché sentiamo un certo disagio, lo sguardo di Gesù ci inquieta un po’, ci mette anche in crisi”. “Ma questo – sottolinea – ci fa bene! Nel silenzio della preghiera Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai, oppure forse siamo diventati un po’ degli impiegati; se siamo dei canali aperti, generosi attraverso cui scorre abbondante il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi, e così al posto di essere canali diventiamo schermi che non aiutano l’incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo”.
Il Papa condivide quindi con i sacerdoti “la bellezza della fraternità: dell’essere preti insieme, del seguire il Signore non da soli”, non “insieme, pur nella grande varietà dei doni e delle personalità”. “Anche questo non è facile – ammette – non è immediato e scontato”. Prima di tutto, evidenzia, “perché anche noi preti siamo immersi nella cultura soggettivistica di oggi, questa cultura che esalta l’io fino a idolatrarlo”. E poi, avverte, “a causa di un certo individualismo pastorale che purtroppo è diffuso nelle nostre diocesi”. Perciò, esorta il Papa, “dobbiamo reagire a questo con la scelta della fraternità. Intenzionalmente parlo di scelta. Non può essere solo una cosa lasciata al caso, alle circostanze favorevoli”.
La comunione in Cristo nel presbiterio, soggiunge, “va sempre accolto e coltivato”. Questa comunione, prosegue, “chiede di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realtà del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, con fraternità e semplicità di vita”. Francesco incoraggia quindi i sacerdoti nel loro lavoro “con le famiglie e per la famiglia”. “E’ un lavoro – sottolinea il Pontefice – che il Signore ci chiede di fare in modo particolare in questo tempo, che è un tempo difficile sia per la famiglia come istituzione, sia per le famiglie, a causa della crisi”. Ma, rammenta, “proprio quando il tempo è difficile, Dio fa sentire la sua vicinanza, la sua grazia, la forza profetica della sua Parola. E noi siamo chiamati ad essere testimoni, mediatori di questa vicinanza alle famiglie e di questa forza profetica per la famiglia”. (RV)

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