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Lamezia, Alessandro Gisotti conclude la Scuola di Dottrina Sociale: “Papa Francesco, il Papa del Dio sorpresa”

imageLAMEZIA TERME (CZ) – “Papa Francesco ci sorprende perché lui stesso si fa sorprendere dallo Spirito Santo”. Non si può dire fino a che punto arriverà il suo pontificato, perché “i tempi della Chiesa non sono i tempi dei giornali o dell’opinione pubblica”: a guidare Papa Francesco è “la sua docilità all’azione dello Spirito Santo, al “Dio sorpresa” che ci supera sempre e sorprende sempre”. A tracciare le linee del pontificato di Papa Francesco, il giornalista di Radio Vaticana Alessandro Gisotti, intervenuto all’ultimo appuntamento della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa della Diocesi di Lamezia Terme.
Le omelie di Santa Marta “cuore pulsante del pontificato di Papa Francesco”, pietre di paragone con cui Papa Bergoglio misura ogni giorno la sua capacità di incontrare il popolo. I gesti, le parole, l’esigenza di incontrare il popolo, di essere un pastore capace di stare “non solo davanti al gregge per indicare la strada ma anche in mezzo al gregge per mantenerlo unito e dietro al gregge per evitare che qualcuno rimanga indietro”. Questi i tratti del Papa argentino evidenziati dal giornalista che ogni giorno raccoglie attraverso le registrazioni fatte da Radio Vaticana le omelie pronunciate dal pontefice nella messa quotidiana a Santa Marta.
Filo conduttore del pontificato di Bergoglio per il giornalista romano, “la cultura dell’incontro che Papa Francesco ha declinato in tutta la sua attività pastorale: bastano le immagini dei primi giorni di pontificato quando oltrepassava i confini del Vaticano per abbracciare la gente, per capire cos’è per Francesco la cultura dell’incontro, il suo essere uomo del popolo con il popolo”.
Incontro per Francesco significa “dialogare con tutti, perché anche l’incontro con chi ci lascia l’amaro in bocca può arricchirci”. Cultura dell’incontro è “farsi prossimo, sul modello del Buon Samaritano che Papa Francesco ha scelto come modello di ogni comunicatore cristiano”. Una tensione all’incontro che, in Bergoglio, nasce dall’Incontro principale, quello con Dio: “le giornate di Papa Francesco” – ha spiegato il cronista – “iniziano davanti al Tabernacolo e si concludono di davanti al Tabernacolo, il dinamismo del suo pontificato si spiega nel suo essere un uomo contemplativo del mistero di Dio”.
Papa Francesco si fa testimone di una cultura dell’incontro contrapposta a quella “dello scarto e dell’indifferenza”, a una cultura “che tiene i deboli ai margini e che lui ha vissuto in prima persona negli anni del suo ministero in Argentina”. Da qui le forti prese di posizione di Bergoglio sui temi del lavoro “senza il quale l’uomo perde la dignità” e la denuncia dell’idolatria del denaro “che deve servire ma non governare, non può diventare l’idolo in nome del quale si toglie ai poveri la dignità”.
Alessandro Gisotti parla di un “ministero incompiuto”, perché sono ancora tanti e imprevedibili i tasselli del pontificato di Papa Francesco, “imprevedibili perché è lo Spirito Santo, da cui Papa Francesco si lascia guidare con docilità, ad essere artefice di meraviglie inaspettate come lo è stato con tutti i pontefici della storia della Chiesa”.
Nel concludere l’ottavo anno della Scuola di Dottrina Sociale, dedicato quest’anno al tema dell’impegno politico, il Vescovo Mons. Luigi Cantafora ha ringraziato Don Leonardo Diaco e i componenti dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro per lo svolgimento della scuola di formazione e ha rinnovato l’invito a “mettere il bene comune al centro dell’impegno politico, come posto dove ognuno è chiamato a incontrare e a lasciarsi incontrare dagli altri”.

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