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Alessandro Gisotti di Radio Vaticana a Lamezia: “Francesco e la cultura dell’incontro”… fiaccola che passa di mano in mano

imageLAMEZIA TERME (CZ) – Andrea Karol, 4 anni, dal divano ha pregato insieme a Papa Francesco, poi si è addormentato. E’ la sera del 13 marzo del 2013 e sicuramente ricordando questo episodio scolpito nel suo cuore, e raccontatogli dalla moglie, Alessandro Gisotti avrà un motivo in più per non dimenticare l’esatto istante in cui Papa Francesco è entrato nella sua vita.E che la sua vita da vice-caporedattore di Radio Vaticana sarebbe stata “sconvolta” dal Papa venuto dalla fine del mondo, Gisotti lo ha capito da subito, visto che la sera dell’elezione è toccato proprio a lui di comunicare al mondo intero, dai microfoni di Radio Vaticana, l’elezione al soglio di Pietro dell’outsider Bergoglio. Raccontare al mondo, in attesa di conoscere il successore di Benedetto XVI, che dalla Loggia delle Benedizioni sarebbe spuntato un Papa sudamericano, un uomo proveniente da un paese dalla storia difficile e ricca di contraddizioni. Raccontare di un Papa che si inchina, prima della benedizione Urbi et Orbi, al suo popolo, come Vescovo di Roma, e che chiede come un tempo il figlio emigrante al padre, la benedizione per solcare il mare. Colpisce la riflessione di Gisotti, perché l’abbiamo fatta tutti: “Papa Francesco facendo pregare piazza San Pietro ha fatto pregare il mondo intero… il mondo era un grande cenacolo!”.

Questi ed altri innumerevoli spunti interessanti, commoventi e profondi, sono emersi dall’incontro conclusivo della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa della Diocesi di Lamezia Terme in cui appunto è intervenuto Alessandro Gisotti giornalista di Radio Vaticana, per la quale, cura in modo particolare i servizi sulle omelie di Papa Francesco a Santa Marta; omelie raccolte nel volume “La verità vi farà liberi” appena edito dalla Rizzoli.

“La comunicazione al servizio della cultura dell’incontro con Papa Francesco” è la traccia seguita da Gisotti per additarci le linee del pontificato del Papa argentino. Dal giorno dell’elezione, passando per la visita ai lavoratori della Sardegna per il quale il Papa si farà, commosso, “uno di loro” sino al prossimo momento importante di questo pontificato: la visita in Terra Santa che il pontefice compirà dal 24 al 26 maggio.

Emerge il ritratto di un Papa che colpisce per la sua vitalità fisica ed intellettuale, che si è presentato al mondo non di certo come un sempliciotto, come qualcuno ha insinuato, ma al contrario con la semplicità disarmante di una “colomba” e che attraverso i suoi gesti punta all’essenziale, al cuore del messaggio cristiano: condividere la gioia di un incontro, quello con Cristo, il Risorto, che abbiamo il compito, noi battezzati, di portare al mondo e sicuramente non attraverso gli “ismi” (fondamentalismi, individualismi..) che a Francesco non sono mai piaciuti.

Questo annuncio del Vangelo con gioia caratterizza l’insegnamento proposto nell’enciclica di Papa Francesco, Evangelii Gaudium che viene presa dal giornalista romano sempre a punto di riferimento della sua testimonianza: il magistero di Francesco, che pur non avendo partecipato al Concilio a differenza di Ratzinger e Wojtyla, di questo Concilio ne è figlio, ne condivide lo stile e lo spirito.

Emerge la fede di Papa Francesco che nell’enciclica parla non solo senza polemizzare con la modernità, bensì con una sua attitudine moderna. Accanto all’Evangelii Gaudium si pongono le omelie di Santa Marta “cuore pulsante del pontificato di Papa Francesco”, pietre di paragone dell’incontro tra il Vescovo e il popolo. Emerge subito questa attitudine di Francesco all’incontro, al contatto, al “non aver paura di toccare la carne di Cristo” che Gisotti sottolinea: “la cultura dell’incontro che Papa Francesco ha declinato in tutta la sua attività pastorale: bastano le immagini dei primi giorni di pontificato quando oltrepassava i confini del Vaticano per abbracciare la gente, per capire cos’è per Francesco la cultura dell’incontro, il suo essere uomo del popolo con il popolo”.

Incontro per Francesco significa “dialogare con tutti”, perché anche l’incontro con chi ha opinioni che divergono dalle nostre è sempre un arricchimento. Il giornalista romano riprende un suo saggio sul tema della cultura dell’incontro e fa notare che in fondo ciò che dice Francesco è semplice, è un ritornare alla prima comunità cristiana degli “Atti degli Apostoli” è un “volerci togliere” dall’idea di convincere l’altro che abbiamo ragione. Dobbiamo comunicare senza “avere paura” perché se apriamo la porta a Cristo non possiamo avere paura dell’incontro.

Se Papa Francesco ci sorprende è perché “lui stesso si fa sorprendere dallo Spirito Santo”. La stessa docilità allo Spirito e alla Parola che si leggono in Francesco, viene chiesta a noi credenti, facendo riferimento a figure evangeliche come i discepoli di Emmaus o il buon samaritano dove incontriamo un Cristo che “esce”, si fa prossimo: “Per rimanere fedeli bisogna uscire. Rimanendo fedeli si esce” aveva dichiarato Bergoglio in un’intervista all’ormai famosa amica giornalista, Stefania Falasca.

Le parole, l’esigenza di incontrare il popolo, i gesti di un pastore, di un uomo a “cui brillano gli occhi quando parla della sua gente” mostrano un Vescovo capace di stare come dice Gisotti “non solo davanti al gregge per indicare la strada, ma anche in mezzo al gregge per mantenerlo unito e dietro al gregge per evitare che qualcuno rimanga indietro”.

Al termine della testimonianza dell’autorevole ospite gli abbiamo chiesto come sta “cambiando il vento” in Vaticano e quanta influenza l’insegnamento di Francesco ha sulla Chiesa delle nostre periferie, soprattutto meridionali, dove spesso i laici incontrano difficoltà a dare il proprio contributo. Ci troviamo davvero nelle “periferie” tanto care a Francesco e spesso ne portiamo il peso. La seconda nostra riflessione invece è stata diretta a quella enciclica che mai Francesco scriverà, quella dei gesti e dell’esempio: “Il Papa, quello che dice fa!” e questo il popolo di Dio e soprattutto gli ultimi, gli anziani, i deboli, quelli cari al Papa e molto meno alla “cultura dello scarto”, lo avvertono.

Soffia un vento nuovo in Vaticano, un vento iniziato con “il gesto immenso che mai comprenderemo fino in fondo di Benedetto XVI…  se abbiamo Francesco oggi, è per il gesto di umiltà di papa Benedetto” esordisce Gisotti, rispondendoci. “La riforma della curia romana non è certo una cosa improvvisata ma frutto delle congregazioni dei cardinali in attesa del Conclave” prosegue e “non si può dire fino a che punto arriverà il suo pontificato, perché “i tempi della Chiesa non sono i tempi dei giornali o dell’opinione pubblica”: a guidare Papa Francesco è “la sua docilità all’azione dello Spirito Santo, al “Dio sorpresa” che ci supera sempre e sorprende sempre”. “Il tempo è superiore allo spazio” cita Francesco che ci richiama ad avere pazienza.

“Siamo dinanzi ad un “ministero incompiuto”, perché sono ancora tanti e imprevedibili i tasselli del pontificato di Papa Francesco, “imprevedibili perché è lo Spirito Santo, da cui Papa Francesco si lascia guidare con docilità” a dettare il gioco potremmo dire. Docilità dunque che dovremmo “avere anche noi laici nelle nostre chiese di periferia (che poi chi dice che sono di periferia?)” da dove la barca di Pietro trae linfa vitale per poter rimanere a galla dopo 2000 anni.

“Francesco non fa quello che dice, è quello che dice!” Gisotti riporta il Manzoni caro a Bergoglio: ““La vita è il paragone delle parole”. Se Papa Francesco riesce ad essere credibile è solo perché è un uomo che come Madre Teresa ha un segreto solo, la preghiera: “Le giornate di Papa Francesco”, ha spiegato il cronista, “iniziano davanti al Tabernacolo alle 4,30 del mattino e si concludono davanti al Tabernacolo, il dinamismo del suo pontificato si spiega nel suo essere un uomo contemplativo del mistero di Dio”.

In un’epoca di facili strumentalizzazioni e di grave crisi di valori, “crisi antropologica, dell’uomo” come dice Francesco, è davvero bello incontrare la testimonianza di un credente e di un giornalista che si presenta come “servitore” del Papa e della Chiesa, come colui che dà voce alla voce del Papa sentendone una “grande responsabilità”. Davvero un talento dello Spirito messo a disposizione della comunità e teso, è il caso di dirlo, a favorire la cultura dell’incontro e del dialogo, pietra fondante del magistero bergogliano.

Gisotti lo fa non con slogan semplicistici, ma con ragionamenti chiari, fondati antropologicamente; con la serenità di chi “costruisce sulla roccia”. Il messaggio che ci arriva è quello che dobbiamo allontanare i continui lamenti e ciascuno fare quello che deve come se tutto dipendesse da sé, ma consapevoli che tutto dipende da Dio. Accanto, nel cammino di tutti noi, il Papa come “luce che illumina, ma anche fiaccola che passa di mano in mano”.

La nostra povera fede oggi, può forse risultare non più sufficiente a farci vedere da Dio e dai fratelli, ma se raccogliamo la fiaccola forse la nostra piccola luce ci rende comunque consapevoli di poter esser avvistati da Lui.

E ne abbiamo tanto bisogno…

Luisa Loredana Vercillo

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