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“Ci vorrebbe una legge per tutelare vittime bullismo”, lancia appello ai Fatti Vostri mamma calabrese

venerdì 20 gennaio 2017 - 16:43
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Per la sua scuola, che non ha mai preso alcun provvedimento, non è mai successo niente; per gli altri genitori “sono solo bambini”. Ma intanto un bimbo di nove anni è stato costretto a cambiare istituto e porta ancora dentro di sé i segni di quella terribile esperienza: a quando una legge ad hoc per tutelare i minori?
La puntata del 19 gennaio de “I Fatti vostri”, la nota trasmissione di Rai 2, si è occupata “di una storia quelle difficili da credere e accettare – ha esordito il conduttore, Giancarlo Magalli -, perché è una storia di bullismo, un fenomeno odioso, vile e anche pericoloso, ma ancor di più perché la vittima è un bambino di soli 9 anni, delle elementari. Ed è brutto pensare che anche un bambino piccolo ai primi anni della primaria possa essere bersaglio di questi episodi anche violenti: nel caso specifico non è stata solo una violenza verbale, non si sono limitati all’insulto, c’è stata anche violenza fisica, l’hanno picchiato. E’ terribile”. A raccontarla, questa storia, Francesca, la mamma del piccolo, della provincia di Reggio Calabria, e Salvatore Agosta, consulente personale di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini a cui la famiglia si è rivolta per fare chiarezza sui fatti e ottenere giustizia.

“Mio figlio tornava da scuola tutti i giorni piangendo, non ci andava più volentieri. Lo prendevano in giro, gli facevano continuamente scherzi come lo zainetto appeso a un albero o gettato nella spazzatura: bambini suoi compagni di classe, di nove anni, e qualcuno di qualche anno in più – ha raccontato la mamma – Sono andata a scuola, ho parlato con gli insegnanti, il dirigente: con tutti. L’unica risposta che mi hanno dato è stata quella di portare mio figlio dieci minuti dopo il suono della campanella e di andarlo a prendere dieci minuti dopo”. “E’ come se, invece di mettere un semaforo su una strada per evitare gli incidenti, si facessero uscire gli automobilisti a orari diversi in maniera che non si incontrino – ha commentato esterrefatto Magalli – Che senso ha. Tra l’altro gli episodi, poi, sono anche continuati. Fino al punto di arrivare a una violenza fisica”.

E’ accaduto un anno fa, il 27 gennaio 2016, dopo l’uscita da scuola, nel cortile del plesso. “Lo hanno picchiato, gli hanno procurato botte, contusioni, ematomi in tutto il corpo”, in particolare alla schiena, sul dorso e agli arti, ha continuato la madre del piccolo, che ha avuto bisogno di cure mediche al pronto soccorso, dove gli hanno riscontrato una prognosi di cinque giorni salvo complicazioni, ma l’ortopedico, dopo una visita specialistica, gliene ha riconosciuti venti, prolungando in seguito la prognosi di altri dieci giorni.

Il programma ha contattato il preside per avere la sua versione. “Il dirigente scolastico non è più lo stesso di quando sono accaduti i fatti, ma è pur sempre parte in causa: c’è un’indagine, c’è stata una denuncia ai carabinieri, che se ne stanno occupando. Anche se non è direttamente responsabile, dovrà comunque dare delle risposte a nome dell’istituto. Ma ha preferito non intervenire” ha poi precisato, perplesso, Magalli.

“La mamma si è rivolta a noi di Studio 3A per avere assistenza e tutela per il bimbo ed essere seguita legalmente. Il primo passo che abbiamo compiuto, subito dopo l’aggressione, in febbraio, è stato quello di presentare denuncia di quanto accaduto e le forze dell’ordine, sappiamo per certo, si sono recate in quell’istituto e hanno svolto le loro indagini, ma a tutt’oggi, purtroppo, non abbiamo risposte in merito – ha quindi spiegato Salvatore Agosta – A noi preoccupa molto il “lassismo” che sta avendo la scuola nei nostri confronti: abbiamo più volte chiesto di avere delle risposte per questa famiglia e per tre volte abbiamo ricevuto un diniego. L’istituto ha addirittura disconosciuto i fatti, pur essendo indubitabilmente accaduti e pur essendo stata più volte a scuola la mamma a segnalare e a chiedere conto di quanto era successo”.

“Tutti hanno visto queste violenze, ma nessuno parla: c’è omertà – ha incalzato mamma Francesca – E ho parlato molte volte con gli altri genitori, ma la loro risposta è stata: «sono bambini»”. Un atteggiamento, come ha rilevato Giancarlo Magalli, che purtroppo si riscontra spesso in queste circostanze, “in cui i primi difensori di questi bambini bulli sono proprio i genitori, che non accettano, non ammettono e alla fine fanno poco o nulla. Se sono le famiglie le prime a giustificare tali comportamenti, perché un bambino dovrebbe vergognarsene?”.

Le famiglie, certo, “ma qui è mancata anche e soprattutto l’istituzione scolastica – ha insistito Agosta – Sarebbe giusto che la scuola intervenisse perché, quando noi genitori le affidiamo i nostri figli, pretendiamo giustamente che vengano custoditi e tutelati nella loro incolumità, cosa che qui non è successa”.

“Abbiamo raccontato spesso il bullismo perché lo vogliamo combattere, ma troppe volte ci siamo trovati di fronte all’indifferenza degli istituti dove questi fatti avvengono e anche dei genitori dei bambini che sono i protagonisti negativi” ha tirato le fila del discorso Magalli.

E oggi? La mamma si è vista costretta a trasferire il figlio in un altro plesso. “Nella nuova scuola si trova bene, ci va volentieri, non ci sono più stati problemi, sta tranquillamente con gli altri compagni. Ma in questi mesi è stata dura – ha confessato la signora Francesca – E’ tuttora in cura da una dottoressa per bulimia alimentare, soffre di mal di testa e vomito”.

“I traumi che ha subito questo bambino sono ancora presenti, le cicatrici non si rimargineranno facilmente, ed è per questo che noi chiediamo giustizia per i danni morali che hanno subito questo bimbo e la sua famiglia. I prossimi passi che Studio 3A farà saranno quelli di raccogliere tutte le testimonianze, che ci sono, per poi proporle davanti a un giudice qualora la scuola continuasse a denegare questi eventi: a quel punto sarebbe inevitabile intraprendere una causa civile a tutela del bimbo e dei suoi familiari. Speriamo che questa vicenda possa essere anche un monito per tutti quei ragazzi e quelle famiglie che stanno subendo casi simili, affinché trovino sempre la forza di denunciarli” ha concluso Salvatore Agosta.

Ma l’ultimo appello del servizio l’ha lanciato mamma Francesca: “ci vorrebbe una legge apposita che tutelasse questi bambini”, considerato anche il fatto che, come ha concluso Magalli, “non c’è un codice di comportamento in questi casi per gli istituti scolastici che regolamenti un modo di intervenire; tutto è affidato alla sensibilità dei dirigenti scolastici e alla loro iniziativa, che però spesso viene a mancare. Ci sono troppi presidi che non si assumono la responsabilità di prendere provvedimenti, e quindi, alla fine, questi episodi restano impuniti”.

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