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Operazione “SPAZIO DI LIBERTÀ” contro le cosche di ‘ndrangheta nel reggino: 11 arresti e 3 attualmente ricercati

martedì 5 luglio 2016 - 16:13
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reggio_calabria_5_luglio_2016_operazione_spazi_di_libertaREGGIO CALABRIA – Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno dato esecuzione al Decreto di Fermo di indiziato di delitto n. 7363/2012 R.G.N.R., emesso dalla prefata A.G. nei confronti dei seguenti 14 soggetti.

Ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di partecipazione all’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta (ed in particolare – tra le altre – alle articolazioni territoriali denominate cosche ALVARO e CREA, inserite nel mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria), favoreggiamento personale del latitante CREA Giuseppe classe 1978 e di procurata inosservanza di pena e favoreggiamento personale nei confronti del latitante FERRARO Giuseppe classe 1968, catturati in data 29 gennaio 2016 dagli operatori delle suddette strutture investigative della Polizia di Stato, nonché di favoreggiamento personale nei confronti del latitante CILONA Antonio classe 1980, arrestato dalla Squadra Mobile il 5 gennaio 2016:

SCUTELLA’ Achille Rocco, nato a Cinquefrondi (RC) il 12.10.1988;
FACCHINERI Domenico, nato a Cinquefrondi (RC) il 07.12.1992;
FACCHINERI Luigi, nato a Cinquefrondi (RC) il 07.02.1994;
MORFEA Elio Arcangelo, nato a Cinquefrondi (RC) il 12.05.1995;
CUTRI’ Antonio, nato a Reggio Calabria il 01.05.1987;
TRIMBOLI Giuseppe Antonio, nato ad Oppido Mamertina il 09.08.1961;
GARZO Pietro, nato a Palmi (RC) il 11.07.1976;
GARZO Annunziato, nato a Reggio Calabria il 11.07.1983;
ROSACE Vincenzo, nato ad Oppido Mamertina (RC) il 30.09.1983;
MELITO Pietro, nato a Palmi (RC) il 17.04.1989;
VITALONE Pasquale, nato a Reggio Calabria il 01.02.1990;

si sono sottratti alla cattura e sono attivamente ricercati:

CREA Francesco Antonio, nato a Rizziconi (RC) il 10.10.1962;
CREA Mario Luciano, nato a Taurianova (RC) il 20.10.1989;
FACCHINERI Girolamo, nato a Cittanova (RC) il 19.07.1966;

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno anche consentito di individuare e disarticolare la rete dei soggetti che per anni hanno protetto la latitanza di CREA e FERRARO e consentito agli stessi di poter continuare a svolgere un importantissimo ruolo nel panorama ‘ndranghetistico della fascia tirrenica di questa provincia.

Le attività di ricerca dei latitanti hanno riguardato due distinti periodi temporali: il primo compreso tra la fine del mese di ottobre e la fine del mese di dicembre del 2014 ed il secondo compreso tra il mese di aprile del 2015 ed il 29 gennaio 2016, giorno della cattura di CREA e FERRARO.

Come si ricorderà, all’alba del 29 gennaio 2016, nell’entroterra di Maropati[1] (RC), la Polizia di Stato catturava i due latitanti della ‘ndrangheta calabrese, CREA Giuseppe, capo dell’omonima cosca operante a Rizziconi[2] (RC), ricercato dal 2006 e FERRARO Giuseppe, capo del clan FERRARO-RACCOSTA di Oppido Mamertina[3] (RC), latitante dal 1998, inseriti nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno.

Il blitz veniva attuato al termine di alacri indagini condotte attraverso attività tipiche e atipiche di polizia giudiziaria, coordinate dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

L’azione, complessa, articolata e di eccezionale difficoltà operativa permetteva di individuare – mimetizzato sulle ripidi pendici di un costone in agro di Maropati (RC) -il covo bunker dei due superlatitanti, dotato di ogni comfort, all’interno del quale venivano rinvenute e sequestrate numerose armi – alcune cariche e pronte all’uso – (8 pistole, 3 armi lunghe ed un kalashnikov), munizionamento di vario calibro, esplosivo, detonatori, nonché un monitor e alcune microtelecamere installate tra la fitta vegetazione, che consentivano la videosorveglianza all’esterno del nascondiglio.

La rete dei favoreggiatori dei tre latitanti – alcuni dei quali rispondono anche di partecipazione all’associazione mafiosa – è stata ricostruita dagli investigatori della Polizia di Stato nel corso di complesse indagini basate essenzialmente sugli esiti di molteplici intercettazioni telefoniche ed ambientali, di video sorveglianza e di servizi di osservazione e pedinamento, posti a fondamento del provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso, in via d’urgenza, dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria sul presupposto dell’esistenza di un reale, specifico e concreto pericolo di fuga di alcuni indagati.

Le risultanze investigative acquisite dalla Polizia di Stato nel corso delle indagini, in relazione al contestato delitto di partecipazione all’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, sono state adeguatamente corroborate da dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia (BRUZZESE, ASCONE, MAVIGLIA, ALBANESE, IANNO’), dichiarazioni testimoniali ed elementi probatori acquisiti da altri procedimenti e sentenze definitive e non definitive.

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