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La Calabria rilancia la ginestra

giovedì 26 novembre 2015

ginestraIn alternativa alle fibre di vetro e ai materiali derivati dal petrolio, in Calabria si torna a lavorare la ginestra. È un revival: nel 1941, 15 dei 60 ginestrifici presenti in Italia, e alcuni di grandi dimensioni, erano proprio nella regione calabrese. Ventimila, oggi, gli ettari di terreno ricoperti da arbusti di Spartium Junceum, da Cetraro a Gerace. Attraverso un lungo processo di bollitura, macerazione, sfibratura, filatura, eseguito a mano dalle donne, le comunità italo-albanesi del territorio in passato realizzavano corde, sacchi e tele per confezionare camice e biancheria.

Una piccola industria poi soppiantata dall’importazione dall’Asia della juta. Ora, un impianto meccanizzato, realizzato nei locali dell’Università della Calabria, a Rende, è pronto a partire: entrerà in funzione fra qualche giorno. Acqua e soda, in un sistema a circuito chiuso, sfibreranno i rametti della pianta, per poi essere recuperate. Dieci tonnellate di ginestra rendono per il 12% fibra sottile (da impiegare per i tessuti), per il 30% ginestrulo (fibra grossa), ideale per la composizione di bioplastiche anche per interni d’auto, pannelli isolanti a bassa densità, fibre funzionalizzate, biofiltri per la decontaminazione dei terreni.

L’ateneo calabrese ha depositato 4 brevetti. Sono questi gli esiti di tre progetti dell’Unical, finanziati, a partire dal 2004, dal Ministero della Ricerca scientifica e dalla Regione, attraverso il Polo dei materiali di Calpark (Parco scientifico e tecnologico della Calabria), che hanno coinvolto il Centro ricerche della Fiat (Crf), poi il Cnr, l’Enea e anche il gruppo internazionale Adler, che progetta e sviluppa componenti e sistemi per l’industria del trasporto. Fra i partner anche imprese private calabresi del settore nautico, plastica e arredo. Obiettivo del ministero, la ricerca di materiali ricavati da fibre naturali, ad alto contenuto tecnologico, per la realizzazione di componenti e strutture a elevata sostenibilità ambientale (progetto Matreco). All’origine di tutto, un’ iniziativa di marketing territoriale proposta nel 1999 dalla Comunità montana del Medio Tirreno e del Pollino, per lo sviluppo della filiera della ginestra, grazie alla quale si sono attivati subito i rapporti con il Crf, interessato già allora a fare innovazione con materie prime naturali. Erano gli albori della chimica verde. In collaborazione con il Lanificio nazionale del Gruppo Marzotto sono stati successivamente prodotti filati e tessuti in ginestra (elastici, freschi, leggeri e assorbenti).

«Dagli Stati Uniti abbiamo già ricevuto manifestazione di interesse per i nostri prototipi – anticipa il professor Giuseppe Chidichimo , del dipartimento di Chimica e Tecnologie chimiche, responsabile del progetto, insieme a Guido Danieli, professore del dipartimento di Meccanica dell’Unical- e immaginiamo che si passerà presto alla fase industriale. Non è da escludere, inoltre, che il nostro gruppo di ricerca non partecipi ai programmi europei di Horizon per proporre nuovi impieghi della ginestra nell’edilizia». In attesa della messa in produzione dell’impianto, imprese quotate in borsa hanno fatto già un sopralluogo.

(da Ilsole24ore)

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