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In Calabria prescrizioni particolari per funerali ‘ndrangheta

venerdì 21 agosto 2015

imageIn Calabria sono innumerevoli, i funerali di boss o semplici affiliati alla ‘ndrangheta per i quali fin dagli anni ’80 vengono applicate, per motivi di ordine pubblico, prescrizioni particolari che prevedono lo svolgimento in forma privata e all’alba, senza corteo funebre e con la partecipazione dei familiari più intimi.
Lo scopo della disposizione, che viene applicata dai questori, è quello di evitare, in occasione delle esequie, turbative per l’ordine pubblico. Ma la finalità vera è che i funerali di persone che hanno un elevato carisma criminale, come nel caso appunto dei boss di ‘ndrangheta, si trasformino in momenti celebrativi che sfiorano l’idolatria ed il fanatismo.
Il provvedimento di legge che viene applicato dai questori risale addirittura al 1931 ed è il Regio decreto che riporta il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. All’articolo 26, in particolare, il Regio decreto dispone che “il questore può vietare, per ragioni di ordine pubblico o di sanità pubblica, le funzioni, le cerimonie, le pratiche religiose e le processioni o può prescrivere l’osservanza di determinate modalità”. Nel caso specifico dei funerali, “il questore – si afferma ancora nel provvedimento – può vietare che il trasporto funebre avvenga in forma solenne ovvero può determinare speciali cautele a tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini”.
“In Calabria, ormai da molti anni, quando muoiono i boss di ‘ndrangheta – ha commentato il Procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri – stiamo attenti perchè sappiamo che anche i funerali di queste persone possono trasformarsi in una forma di esternazione del potere”.
Le eseguie di boss della criminalità organizzata calabrese per i quali è stata imposta la forma privata sono ormai centinaia e sono diventati ormai un fatto quasi automatico. Il caso più recente ha a che vedere proprio con la capitale perchè riguarda Vincenzo Femia, di 67 anni, assassinato in una stradina isolata della periferia di Roma il 25 gennaio del 2013. I funerali di Femia, che da oltre 25 anni si era stabilito con la famiglia nella capitale, si svolsero a Casignana, il centro della Locride di cui l’uomo era originario, in forma privata, su disposizione dell’allora questore di Reggio Calabria. Ma di casi analoghi ce ne sono molti altri. Basti pensare a tutte le vittime delle faide di ‘ndrangheta a Lamezia Terme tra le cosche Giampà, da una parte, e Cerra-Torcasio, dall’altra. I funerali di Francesco Torcasio, 20 anni, ucciso nel luglio 2011, vennero fatti svolgere all’alba nel cimitero di Lamezia Terme. Il giovane venne assassinato a distanza di un mese esatto dall’omicidio del padre Vincenzo, assassinato mentre stava assistendo ad una partita di calcetto e cugino di primo grado del capo della cosca, coinvolta in una guerra di mafia tra le più cruente e sanguinarie mai avvenute in Calabria.
C’è poi il caso di Antonio Pelle, capo dell’omonima cosca di San Luca, detto “‘Ntoni gambazza”, morto per cause naturali nel novembre del 2009 quando aveva 77 anni. Anche per lui funerali privati nella cappella di famiglia del cimitero di San Luca, centro considerato da sempre una roccaforte della ‘ndrangheta. (Ansa)

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