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Facevano lavorare migranti nei campi e li sfruttavano, i nomi degli arrestati

venerdì 5 giugno 2015 - 20:42
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carabinieri-arresto[1]GIOIA TAURO (RC) – Sette persone sono state poste agli arresti domiciliari dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Palmi contro il caporalato nella piana di Gioia Tauro.

Gli arrestati, caporali, intermediari e imprenditori agricoli, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla sfruttamento dei lavoratori extracomunitari. Sequestrati beni per un milione di euro tra i quali una cooperativa agricola.

L’operazione, denominata “Confine”, è stata portata a termine dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro con il supporto dello Squadrone eliportato Cacciatori “Calabria” e della Compagnia speciale del Gruppo operativo Calabria di Vibo Valentia. Gli arrestati sono Davide Madaffari, 41 anni, il cugino Alessandro Madaffari (37), Salvatore Di Bartolo (40), Giuseppe Ravalli (26), Vincenzo Consiglio (43), tutti di Rosarno, Mohammed Keita (30), del Mali, e Filip Kuzev (36), della Bulgaria. Gli ultimi due sono accusati di essere i caporali.

Per tutti le accuse sono l’associazione a delinquere finalizzata alla intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, il reclutamento di manodopera clandestina di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno o con il medesimo scaduto e la violazione della normativa previdenziale di tutela dei lavoratori subordinati e truffa aggravata ai danni di enti pubblici. I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Palmi Luigi Iglio, hanno documentato le attività di sfruttamento dell’immigrazione clandestina e dell’agevolazione e sfruttamento del lavoro extracomunitario clandestino.

L’entità della somma trattenuta dal caporale a titolo di compenso, alle volte, supera il 50% della paga percepita giornalmente dai lavoratori che non prendono più di 50 centesimi a cassetta di agrumi raccolta. le indagini hanno evidenziato che oltre allo sfruttamento dei migranti nordafricani, c’è anche quello di persone provenienti da Paesi comunitari soprattutto dell’Est Europa ed in particolare dalla Bulgaria.

L’organizzazione smantellata dai carabinieri, formata da persone per lo più già note alle forze dell’ordine, avrebbe garantito con continuità agli imprenditori la forza lavoro necessaria. Tra i beni sequestrati, oltre alla società “Apo Calabria società cooperativa agricola”, vi sono anche gli automezzi usati dai caporali per il trasporto degli extracomunitari.

(ANSA)

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