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Usura: tasso del 10% a imprenditore vibonese, un arresto e un obbligo dimora

venerdì 5 dicembre 2014 - 22:07
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questura_vibo_valentia_1Due persone sono state raggiunte da provvedimenti restrittivi nell’ambito di un’operazione della Squadra Mobile di Vibo Valentia. Le misure cautelari sono state emesse dal gip distrettuale di Catanzaro, Pietro Scuteri, su richiesta del pm della Dda Camillo Falvo.

Agli arresti domiciliari a Palmi (Rc) è stato posto Paolo D’Elia, 85 anni, nativo di Seminara ma negli anni ’80 trasferitosi a Vibo per sfuggire ad una faida, mentre la misura cautelare dell’obbligo di dimora a Filogaso (Vv), è stata disposta per Guglielmo Ciurleo, 52 anni, idraulico. D’Elia è accusato di due distinti episodi di usura e di tre estorsioni. Ciurleo deve invece rispondere per un episodio di usura ed uno di estorsione. I reati sono aggravati dalle modalità mafiose.

L’inchiesta è partita nel gennaio 2011 quando un imprenditore edile del Vibonese avrebbe ottenuto un prestito di 30.000 euro da D’Elia, ad un tasso del 10% mensile e con lo stesso D’Elia che in sei tranche da 4.500 euro avrebbe trattenuto 500 euro mensili a titolo di interesse usurario.

Non riuscendo a pagare, l’imprenditore si sarebbe rivcolto a Ciurleo per un prestito di 5.000 euro al tasso del 25% mensile. L’imprenditore ha raccontato tutto alla Mobile di Vibo. Dalle successive attività di intercettazione è emerso che D’Elia avrebbe tenuto sotto usura un altro imprenditore, questa volta agricolo e residente nel Catanzarese, a cui era stato erogato nel 2006 un prestito da 130.000 euro al 10% mensile con un’auto consegnata a D’Elia per estinguere il debito.

Paolo D’Elia è ritenuto dagli inquirenti una figura storica e carismatica negli ambienti della criminalità organizzata calabrese. Nativo di Seminara (Rc), il suo nominativo compare anche nel decreto di scioglimento per mafia nel 1991 del Consiglio comunale di Seminara per infiltrazioni mafiose. Archiviata la sua posizione nella maxi-inchiesta “Crimine” della Dda di Reggio Calabria del 2010, negli anni ’80 si era trasferito nel Vibonese dopo essere stato gravemente ferito in un agguato mafioso a Seminara.

A Vibo avrebbe svolto il ruolo di “paciere” – come emerso nell’inchiesta “Nuova Alba” – fra le opposte articolazioni del clan Lo Bianco guidate dagli omonimi cugini Carmelo Lo Bianco, l’uno detto “Piccinni”, l’altro “Sicarro”. Tuttora imputato a Vibo per reati legati alle armi, D’Elia viene chiamato in causa anche nella recente inchiesta del Ros di Catanzaro denominata “Purgatorio” per i suoi presunti rapporti con esponenti di primo piano del clan Mancuso di Limbadi.

Gli stessi Mancuso, secondo il Ros, avrebbero tenuto in gran considerazione D’Elia indicandolo quale esponente autorevole della massoneria deviata. Il Ros nell’inchiesta “Purgatorio” ha inoltre sottolineato che Paolo D’Elia “è stato autore negli anni di alleanze con altre famiglie mafiose come gli Alvaro di Sinopoli, i De Stefano di Reggio Calabria ed i Molè di Gioia Tauro”.

(AGI)

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