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Operazione “SCORPION DEATH”: bancarotta fraudolenta aggravata, sequestro di numerosi ben per 6 milioni di euro, tra cui uno yacht

operazione_scorpion_health_1COSENZA – L’operazione – denominata “SCORPION DEATH” – della Guardia di Finanza di Cosenza ha portato al sequestro di numerosi beni per un totale di 6 milioni di euro.

Le complesse investigazioni di polizia economico-finanziaria condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza e coordinate dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Cosenza Dott. Dario Granieri e dal Sostituto Procuratore, Dottor Giuseppe Cava, hanno permesso di addivenire al sequestro preventivo, per bancarotta fraudolenta aggravata, dell’intero complesso aziendale del più importante “centro fitness e wellness della Calabria” (così come definito sul proprio sito internet), per un valore di 6 milioni di euro.

Le attività dei finanzieri hanno consentito di censire diversi beni immobili siti in Rende (CS), con impianti sportivi, macchinari, attrezzature, arredi, macchine d’ufficio, marchio del centro sportivo e avviamento commerciale, nonché uno yacht di proprietà della società ormeggiato in un porto in provincia di Cosenza.
La struttura posta sotto sequestro si estende su una superficie di oltre 10.000 mq e comprende, bar, ristorante/pizzeria, centro estetico, centro benessere, due piscine di cui una semi-olimpionica, campi da calcio, da tennis e da squash; nel giardino attrezzato provvisto di solarium naturale, vengono organizzate, inoltre, serate-discoteca.

Secondo le indagini delle “fiamme gialle cosentine” in materia di reati fallimentari, l’amministratore pro tempore della suddetta società, D.S. classe ’51, ha distratto dalla massa fallimentare consistenti valori di cassa e l’intero complesso aziendale, mediante l’utilizzo di artefatti contratti di fitto d’azienda e false fatturazioni.
Nella “fase terminale” dell’azienda, che ormai da anni versava in una situazione di dissesto irreversibile, è stata costituita ad hoc una società, controllata dal medesimo nucleo familiare, che assorbisse la parte “finanziariamente sana” della fallita mediante un contratto di fitto d’azienda, al fine di proseguire l’attività d’impresa, a scapito dei numerosi creditori e dell’Erario.

Il sodalizio guidato da D.S., amministratore di fatto nonché vero dominus delle fraudolente attività, non è nuovo a condotte simili, alla fine degli anni novanta era stata, infatti, posta in essere un’operazione analoga, allorquando la società poi fallita stipulò un contratto d’affitto d’azienda con una società riconducibile all’indagato principale.

L’attività in parola testimonia ancora una volta l’impegno e la professionalità della Guardia di Finanza in un settore specialistico e delicatissimo come quello fallimentare, dove la tenace opera dei Finanzieri costituisce l’ultimo baluardo a difesa degli onesti creditori e dell’erario.

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