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La Calabria allo stremo: la stagione estiva mai iniziata fa danni incalcolabili

mercoledì 30 luglio 2014 - 17:43
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estate_crisiL’Anticiclone delle Azzorre: il grande assente di un’estate che dicono gli esperti non si ricorda da ben 70 anni. Il mese di luglio ci saluta con giornate dal tempo fortemente instabile, accompagnato da temporali, vento, temperature fuori dalla media stagionale e poco sole. E se le vacanze di chi ha scelto il mese di luglio per riposare sono state rovinate dall’anticiclone che latita, non se la passano di certo bene neanche l’agricoltura ed il turismo.

Le previsioni della Coldiretti segnano perdite in tutti i comparti per un milione di euro. Colpa del maltempo che in tutta Italia, ha sconvolto soprattutto le attività turistiche e quelle agricole ma ha anche cambiato le abitudini stagionali degli italiani, con un calo preoccupante dei consumi di frutta estiva.

Per la Calabria poi la situazione si presenta, tanto per rimanere nei targets, e lo scriviamo con amarezza, ancora peggio visto la già terribile situazione dell’inquinamento marino.

La Calabria di questa estate mai decollata ne paga forti conseguenze economiche. Innanzitutto i danni derivanti dal tempo sono quelli riscontrati sui prodotti agricoli. La Coldiretti denuncia non solo i danni alle colture, ma anche un calo di consumi dei prodotti stagionali. Ed infatti il crollo dei consumi della frutta estiva rischia di far scomparire un quinto dei pescheti italiani, con gravi effetti sull’occupazione sull’ambiente e sulle imprese. Un ulteriore calo di consumi si è avuto anche in altre coltivazioni come le susine, i meloni ed i cocomeri. Prodotti tipici calabresi, distribuiti in tutta Italia, dei quali i produttori lamentano di non riuscire nemmeno a coprire le spese. La Coldiretti fa sapere anche che oltre ai danni nella produzione “ci sono dieci milioni di giornate di lavoro nella raccolta dell’ortofrutta estiva che sono toccate dagli effetti del cattivo tempo, ma anche tutti quei profili professionali utilizzati dalle strutture turistiche come cuochi, camerieri, addetti all’accoglienza, all’informazione, ai servizi e all’assistenza alla clientela”.

Conseguenziale al cattivo tempo il crollo degli incassi nel comparto turistico, dai lidi balneari, alle attività commerciali nelle località turistiche ed ancor di più in Calabria.

“Siamo alla disperazione, c’è poco altro da dire” esordisce Massimo Nucera, rappresentante di Assobalneari in Calabria, amareggiato per l’andamento della stagione balneare. Nucera è duro e categorico: “Vogliamo andare via da qui. Ci trattano come delinquenti, fanno controlli e sequestri a tappeto e non abbiamo interlocutori nelle istituzioni. Se in Spagna piove, la gente può fare altro ma qui non c’è proprio gente, solo povertà. Questa è la realtà”.

Lo stesso Nucera, che gestisce un lido sulla costa jonica reggina, ha dovuto ricorrere a lavori di adeguamento per mettersi in regola. E, nonostante lo sforzo, la clientela manca. Racconta che sabato ha fittato solo sette ombrelloni su settanta disponibili, incassando settanta euro. L’ imprenditore reggino ha sette dipendenti in regola, e a pranzo hanno preparato solo quattro pasti perché pochissimi gli avventori. “Ho l’impressione che il resto d’Italia non vuole far sviluppare la Calabria perché sanno che nessuno potrebbe competere con i nostri ottocento chilometri di costa, la sabbia bianca e il mare blu” conclude amaramente il rappresentante di Assobalneari.

Tenendo poi conto che le abitudini vacanziere degli italiani e dei calabresi sono ormai ridotte al classico “mordi e fuggi” è comprensibile che penalizzate sono quelle regioni che già sono oggetto di problematiche mai affrontate dagli amministratori inefficienti; è il caso di dire, con amara ironia, che “piove sul bagnato” in questa estate 2014.

Luisa Loredana Vercillo

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