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Lamezia, lettera aperta del Comitato infermieri precari ASP (area Lamezia)

LAMEZIA TERME (CATANZARO) –  Di seguito la lettera aperta del Comitato infermieri precari ASP CZ (AREA LAMEZIA TERME).

“La Repubblica Italiana  in base all’art. 32 della Costituzione: “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

L’infermiere è un soggetto attivo, che agisce in prima persona con autonomia di scelta e responsabilità nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, e dei principi etici della professione. La salute è un bene da tutelare attraverso attività preventive, curative, riabilitative e palliative.

In questo contesto vogliamo parlare degli  infermieri che lavorano a tempo determinato nel territorio della provincia di Catanzaro. Gli infermieri che prestano servizio al Pugliese – Ciaccio e quelli che lavorano all’Asp di Catanzaro, presso l’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, reperiti dalla medesima GRADUATORIA PARZIALE RETTIFICA ED INTEGRAZIONE AVVISO INFERMIERI del 16 Aprile 2014.

Al Pugliese Ciaccio i contratti a scadenza vengono rinnovati mentre all’ospedale di Lamezia Terme, dove hanno prestato servizio i sottoscritti, non accade la medesima cosa, nonostante sia nota la carenza di personale.

Ci chiediamo, probabilmente l’Amministrazione del Pugliese Ciaccio avrà fatto tutto ciò nell’interesse della salute del cittadino?

In questo contesto viene meno l’ art. 3 della Costituzione secondo cui: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

A testimonianza dell’effettiva carenza, a molti di noi in procinto della scadenza del nostro contratto, i Direttori delle varie Unità Operative dove abbiamo lavorato, preoccupati, attraverso delle lettere indirizzate agli uffici preposti, hanno fatto richiesta di farci rimanere in servizio, ma tutto ciò è rimasto inascoltato.

L’ospedale di Lamezia Terme con i suoi reparti che vengono chiusi e la sua carenza di personale, non garantisce all’ampio bacino di utenza adeguati livelli di assistenza.

Ci ritroviamo così a spostarci fuori  città e fuori regione non solo per curarci…. ma anche per lavorare.  Fermo restando la linea di disponibilità offerta dal settore del personale, desideriamo chiedere il motivo di questa disparità. Vogliamo capire il perchè dell’utilizzo di due pesi e di due misure nei confronti di infermieri professionali appartenenti alla medesima graduatoria, alla medesima Asp, provincia e stessa regione.

Quali sono i criteri , i requisiti e gli articoli di legge che portano al rinnovo dei contratti dei dipendenti del Pugliese – Ciaccio? E perché tali validi criteri, requisiti e articoli di legge, vista la carenza, non vengono applicati anche ai dipendenti dell’ospedale di Lamezia Terme?

Questa modalità di trattamento penalizza non solo il personale infermieristico che si ritrova senza occupazione, ma anche i reparti che a causa della carenza di personale hanno difficoltà nel programmare i turni mensili. E infine, cosa importantissima, tutto si ripercuote sull’assistenza agli ammalati ossia anziani, bambini e persone bisognose di cure che nella loro fragilità chiedono l’aiuto necessario. Spesso durante il turno di lavoro noi infermieri ci ritroviamo in difficoltà nel dedicare ad ogni persona il tempo necessario per soddisfare i bisogni primari, somministrare la terapia, eseguire medicazioni, e tutto ciò che consiste l’assistenza infermieristica. Riteniamo che i nostri contratti, incarichi o sostituzioni siano stati ingiustamente non rinnovati e per questo motivo chiediamo di essere presto reintegrati ..Affinchè anche a noi sia data la stessa opportunità che hanno avuto i colleghi che ancora oggi stanno lavorando , mentre i sottoscritti dopo 6-8 mesi di servizio sono rimasti senza lavoro. Chiediamo un incontro col Commissario Asp G. Fico al fine di capire e chiarire la situazione.

In assenza di una risposta ci riserveremo di informare la Procura a difesa dei nostri diritti di professionisti formati e qualificati che vogliono lavorare non solo per sostenere economicamente la propria famiglia, ma anche per aumentare sempre di più la propria competenza e esperienza per il bene della salute pubblica”.

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