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Lamezia, è morto Santo Sesto, indimenticabile maestro e direttore didattico

LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Questa notte il caro Prof. Santo Sesto ha concluso il suo viaggio terreno.

Una intera vita dedicata all’insegnamento (prima come indimenticabile Maestro e poi, per lungo tempo, come Direttore Didattico) e allo studio ed alle ricerche sul nostro dialetto lametino.

Continuando concretamente, con inimitabile competenza e passione, il lavoro del grande glottologo Gherard Rohlfs, ha compilato il nostro primo vocabolario dialettale “La lingua dei padri” che oggi costituisce l’unico prezioso punto di riferimento su etimologia, semantica, morfologia e sintassi della nostra parlata, completato con l’altro suo precedente contributo di studi antropologici “Lamezia Terme nei proverbi e nel folclore”.

Affettuosa disponibilità e vicinanza con tutti, sempre pronto ad ascoltare e a partecipare alla quotidianità di ciascuno con grande ed umana attenzione.

Abbiamo ora tutti il dovere di curare  l’eredità di studi da Lui ricevuta, continuandola, ampliandola e soprattutto rendendola facilmente accessibile alle giovani generazioni. 

E di seguito vi proponiamo proprio un brano scritto da Francesco La Scala qualche anno fa, “che ricorda uno dei tanti indimenticabili, piccoli episodi accaduti quando frequentavamo le scuole elementari in Via Cittadella con Il nostro Maestro Santo Sesto”.

“Tutti i miei compagni di allora, tra cui Gennaro Fabiano, Tonino Sgarrella, Franco De Sando, ricordano sicuramente altri simili fatti che hanno lasciato un profondo solco di umanità nelle nostre anime di scolaretti appena affacciati sul mondo.

Grazzi Prufhissù!

I ‘sacchi i’ Brunillu 

Arrancando tra pietre lucide come specchi risalivo la via della Miraglia per andare a scuola. Autunno inoltrato. Giornata uggiosa, cielo plumbeo, aria caliginosa: Sambiase somigliava ad un villaggio scozzese. Seduti fra i banchi, tutti silenziosi, con la testa incassata fra le spalle a scambiarci occhiate oblique o a leggere e rileggere, sul cartellone appeso alla parete, i nomi delle ossa dello scheletro umano. Il maestro, stranamente abulico, lo sguardo fisso fuori dal balcone, decreta: ” Oggi facciamo prima l’inchiostro!”  Era l’inatteso segnale di una mezza vacanza, accolto fra compiaciuti e sommessi bisbiglìi, per non rompere l’incantesimo! I soliti apprendisti stregoni intrecciano la consueta danza per i preparativi: la polvere nera, la bottiglia, l’acqua, le “gallate” in testa ai confusionari, sberleffi, mani macchiate di nero come piccoli leopardi ….quando entra in classe di corsa Brunillu, tutto  trafelato! Si ferma davanti alla cattedra con la testa china per scusarsi del ritardo. Il maestro lo scruta; ancora sandali ai piedi bagnati, zanella rattoppata di pezza, camicia di “pilusella” a quadretti, pantaloncini corti con una tasca rigonfia che usciva parecchio fuori dall’orlo fino a toccare il ginocchio. 

” Cchi tiani ntra ‘sta ‘sacca?” – disse il maestro- ” Minti tuttu ccà supra!”

Brunillu, intimidito, cominciò  a tirar fuori i suoi tesori e a riporli ordinatamente sulla cattedra : quattru pastilli, nu maccaturu, u strumbulu, tri buttuni, nu ‘sordu viacchjiu, nu carricaturu, u curtilluzzu, n’urra i’ pani e nu piazzu i’ fhurmaggiu tuastu, nu muarzu i’ mastazzualu e na junticella d’alivi mpurnati mbulicati ntra na carta. 

Il maestro divertito  osservò: ” Cci putia mintari puru nu buccaccio i’ guardunialli, c’ancora cci capianu!”  Brunillu rispose con garbo:” Prufhissu’, i guardunialli n’avimu mangiati ajiari ‘sira! L’ha ppurtati a zza Cuncittina!”  “Haju vistu” – ribatte’ il maestro che, nel frattempo, aveva aperto la zanella e tirato fuori il libro di letture – ” U buccacciu ha fattu nu circhju d’uagghjiu propriu ‘supra a poesia chi tuccava ppi d’oji!”

“Prufhissù,  a cavallina storna che portava colui che non ritorna, un ci l’haju fhatta a ma mparari! Cculla maj hamu scucciatu ‘suraca fhinu a tardu!”

” E cc’ha lassatu na vajanazza ammenzu u libru  ppi ti ricurdari  ca ti l’hai i’ mparari dumani?” Una risata “sdillabrata ” si riversò fuori dal balcone invadendo la via mentre il maestro poneva un’ultima sorniona domanda a Brunillu.

” Ma mi ‘spiaghi  picchì  ntra l’atra ‘sacca un ci tiani nenti?”

Brunillu si mise la mano sulla bocca come se volesse parlare sottovoce e poi disse:” No prufhissù, llà cci tiagnu sulu a fhotografhia i’ papá ch’e’ partutu ppi l’Australia a Maju! A tiagnu nsema alla fhigurella du Sacru Cuari , addammu ‘si mpunicellanu!”

Il maestro lo guardò con quei suoi occhi grandi dietro alle lenti da miope e quasi gli sussurrò:” Ricogghjiti tuttu , va allu bancu e ppi dumani mparati  n’atra poesia……lassa stari a Cavallina!

Continuammo a fare l’inchiostro e a leggere i nomi delle ossa: epistrofeo, astragalo……”

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