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A Rende “Bambole rotte”: seminario e spettacolo sulla violenza contro le donne in Sudamerica

RENDE (COSENZA) – “Cosa è un deserto? Dove si trova? Nella natura o nel cuore degli uomini?” si chiede Luciana Mitchiewicz durante lo spettacolo “Desmontando bonecas quebradas” andato in scena lo scorso martedì al cinema Santa Chiara di Rende a conclusione della giornata di studi su violenza contro le donne e movimenti in Sudamerica.
“C’è un safari a Ciudad Juarez: gli assassini scelgono le loro vittime, le inseguono per giorni, settimane, le uccidono e le tengono come veri trofei di caccia” dice l’attrice che, partendo proprio da quegli efferati omicidi rimasti impuniti, ricostruisce in tutta la sua drammaticità il desolante quadro del femminicidio in America Latina.
“Non importa che alle loro mani siano state tranciate le dita. Noi le riconosceremo nel ricordo delle loro carezze. […] Il ricordo non si cancella.”: l’attrice ricalca il percorso delle madri che patiscono un lutto che si duplica e moltiplica l’efferatezza di una esecuzione atta a far tacere qualsivoglia spinta all’autodeterminazione.
“Nei dizionari brasiliani, dopo la definizione di genere, ci sono 15 sinonimi di prostitute e altrettanti epiteti dispregiativi della condizione femminile. Come possiamo non disprezzarle, se una semplice consultazione con il dizionario ci induce a farlo?”, incalza la Mitchiewicz ponendo alla base del fenomeno l’abbraccio mortale tra industrializzazione e sfruttamento in una società patriarcale dove si è costrette quotidianamente a subire i ruoli di genere imposti.
“In qualsiasi paese, ad ogni latitudine e periodo storico appena le donne rivendicano i propri diritti o assumono posizioni di relativo potete allora lì si verifica immediatamente la repressione attraverso il perpetuarsi del fenomeno della violenza di genere”: così Marta Petrusewicz ha aperto l’incontro a più voci sul femminicidio in Sudamerica che si è svolto nel pomeriggio dello scorso martedì al museo del Presente.
L’assessora alle pari opportunità Marina Pasqua, sottolineando come nell’agenda dell’amministrazione Manna sia stato sempre al centro del discorso politico la violenza contro le donne, ha dichiarato: “questo evento coniuga l’azione di sensibilizzazione sui temi del contrasto alla violenza contro le donne con l’idea che obiettivo del discorso pubblico e del pubblico agire debba essere la democrazia di genere. Istruzione, inclusione e cultura devono essere gli assi su cui deve convergere l’agire politico.”.
“Il Messico è tra i paesi più violenti del mondo e Ciudad Juárez è divenuto negli anni luogo emblematico delle sofferenze delle donne”: ad affermarlo è la direttrice del centro Women’s studies Giovanna Vingelli che però, nel suo intervento, ha sottolineato come in realtà stiano attualmente emergendo in Messico così come in Cile modalità e dinamiche di resistenza da parte delle donne. “Attualmente -ha spiegato la docente Unical- ci sono dodici università occupate che dimostrano una forte effervescenza comunitaria che dal Cile ha investito anche gli altri paesi dell’America Latina.”.
Di contro, la ricercatrice Guglielmina Falanga, di ritorno dall’Ecuador ha invece messo in evidenza come nel paese il processo di modernizzazione abbia penalizzato le classi meno abbienti: “Assistiamo a un momento di grande sofferenza per il movimento femminista con una vera e propria campagna di criminalizzazione sull’aborto: le donne che scelgono l’interruzione di gravidanza vengono messe a prestare assistenza negli orfanotrofi. A ciò si aggiunge una legge sul femminicidio inconsistente.”.
Toccante l’intervento di Lindara Nobre Costa che ha ricordato gli anni duri di volontariato nelle favelas: “non ce la facevo più a vedere bambini e ragazze uccisi è così ho deciso di andare via. In Italia però ho conosciuto cosa sia il razzismo: io donna nera e immigrata per la prima volta ho sentito sulla mia pelle tutta l’accezione dispregiativa del termine “negra”, proprio io che di quella parola ne facevo motivo identitario d’orgoglio.”.
A concludere il dibattito la vicepresidente della rete nazionale dei centri antiviolenza in Italia Antonella Veltri che ha fornito alla platea un focus sulla attuale situazione del paese.
“La violenza contro le donne e il femminicidio sono fenomeni trasversali su cui si fonda l’assetto sociale. In Italia non esiste un reato specifico nonostante avvenga una uccisione ogni cinquanta ore. I numeri ci dicono anche altro: sono sette milioni le donne che almeno una volta nella vita hanno subito un episodio di violenza nella vita. Il contesto sociale e culturale in cui viviamo purtroppo normalizza la violenza aumentando la disparità tra generi. Occorrono più laboratori sociali di autodeterminazione per le donne affinché sia possibile attivare reti di solidarietà che promuovino la prevenzione.”

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