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Sanità, Oliverio: “Prima di tutto la Calabria e i calabresi”

mercoledì 29 novembre 2017

“Bisogna chiudere la gestione del commissariamento. Questa Giunta ha la facoltà di rinegoziare il Piano di rientro e dare la possibilità alla nostra regione di potenziare e riqualificare i servizi sul territorio. Chiediamo di rivedere il Piano di rientro sulla base di precisi obiettivi cadenzati nel tempo con un monitoraggio da parte del Governo nazionale a scadenza trimestrale. In questi anni, durante i quali abbiamo sollevato la questione con determinazione, non sono arrivate risposte. Non ho chiesto il tutto e subito ma un’inversione di tendenza perché la sanità è in mano al commissario che decide sul governo delle aziende sanitarie, sul piano dei servizi ospedalieri e territoriali, sulle assunzioni. Se questo è il risultato chiedo un atto interruttivo concreto”. Ha esordito così il presidente della Regione Mario Oliverio di fronte ad una sala gremita di amministratori locali, presidenti di Provincia, rappresentanti politici e istituzionali, tra cui il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e il presidente della commissione sanità Michele Mirabello, oltre a numerosi componenti di associazioni del settore, dell’Ordine professionale dei medici, degli infermieri, dei farmacisti, dell’Anci sanità. A fianco del presidente Oliverio anche Franco Pacenza, delegato per le politiche sanitarie regionali, e Bruno Zito direttore generale del Dipartimento tutela della salute. “Per dare solennità a questo incontro – ha proseguito Oliverio – che ha al centro la situazione nella quale versa la sanità calabrese, ho voluto convocare la Conferenza dei sindaci che è regolata dallo statuto regionale”. “Dal 2010 – ha evidenziato durante il suo intervento il Oliverio – la sanità è in regime di commissariamento per il Piano di rientro, atto deciso nel 2009 dal Governo nazionale, per la situazione debitoria del sistema e per i livelli essenziali di assistenza non garantiti. Nello stesso anno è stato deciso di affidare la sanità al commissario nella persona del presidente di Regione. Nel 2015 una modifica legislativa delega le funzioni ad un commissario governativo. La situazione in questi 7 anni, anche per come certificato dal tavolo ministeriale dei giorni scorsi, è stata contrassegnata da dati negativi: mancato rientro dal debito che, proiettato al 31 dicembre di quest’anno, si certifica sui 180 milioni di euro; i Lea, la cui soglia minima è di 160 punti, nel 2015 hanno raggiunto i 143 con una proiezione in diminuzione a 129 punti. Inoltre – ha rilevato ancora il Presidente – le risorse che spendiamo per la mobilità passiva nelle altre regioni è passata da 201 milioni di euro del 2010 a 304 milioni, determinando di un terzo il numero dei calabresi che si curano fuori Calabria. Sono dati che rappresentano una situazione anche al di sotto di quella reale. La maggior parte delle risorse dell’emigrazione sanitaria, che il più delle volte si verifica per piccole patologie, confluisce nei servizi sanitari privati delle altre Regioni”. Secondo il Presidente Oliverio “è in atto un processo di colonizzazione della Calabria”. “E io non ci sto a questo gioco – ha rimarcato – Mi sto battendo contro un Governo nazionale che ha la maglietta del mio stesso colore. Non si tratta di una iniziativa strumentale. È una presa di posizione molto sofferta ma non posso accettare che i calabresi che mi hanno dato fiducia vangano ingannati. Prima di tutto la Calabria e i calabresi”. Il presidente della Regione, dopo aver ringraziato i sindaci che hanno dichiarato di voler partecipare alla riunione con il ministro Lorenzin, fissata per martedì prossimo alle ore 15,30, ha affermato che in base ai risultati dell’incontro si determinerà sulle azioni da intraprendere “perché la Calabria – ha concluso Oliverio – non può e non vuole stare in una condizione di colonia. Convocherò di nuovo la Conferenza dei sindaci perché insieme dobbiamo impegnarci per costruire un servizio sanitario che garantisca il diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione Italiana. Noi faremo la nostra parte”. 

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