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Miglierina di Lamezia Terme: richiami Etruschi e antiche risorse

lunedì 2 ottobre 2017 - 22:22
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Nella vallata del fiume Bagni, a circa 500 metri slm, sorge una frazione quasi sconosciuta, la quale nasconde luoghi incantevoli e preserva ancora intatta la sua storia: a partire dai torrenti che la circondano fino agli antichi mulini, questa frazione si chiama “Miglierina”.
Meno nota della Miglierina sita vicino al capoluogo di regione, questo piccolo quartiere collinare di Lamezia reca con sé un’affascinante serie di coincidenze e suggestioni storiche talmente lontane da sfiorare la mitologia.
Come per la sua omonima, il nome Miglierina deriverebbe dal termine dialettale “megglia rina”, a sua volta collegabile alla ben più antica forma latina “meliorem harenae”. La frazione lametina, infatti, si trova in mezzo a due corsi d’acqua: il Carpinà e il Carìa, i quali hanno permesso ai primi abitanti del luogo di usufruire della sabbia depositatasi sui loro argini, per poter fabbricare le prime forme abitative di questo antico insediamento. Decisamente importanti i torrenti in questione, anche perché è proprio dal loro incontro che nasce il fiume Bagni: il vero principe della vallata sambiasina.
Altra caratteristica della frazione di Miglierina sono le cosiddette “carcare”.
A poche centinaia di metri verso sud dalla frazione, scendendo verso l’apertura della valle, dove l’occhio abbraccia nuovamente il golfo di sant’Eufemia, è possibile scorgere numerose buche scavate nel terreno: delle fornaci dove un tempo la pietra calcarea veniva abilmente lavorata fino all’ottenimento della calce, la quale combinata alla sabbia dava origine ad antiche malte di indubbia fama. Malte con le quali, molto probabilmente, sono state realizzate tutte le più antiche costruzioni su monte Mancuso incluse le vecchie chiese bizantine e i monasteri, fino ai più prossimi vecchi quartieri di cui è disseminato il territorio.
Miglierina è una piccola frazione, che attualmente conta circa 50 abitanti ma che in passato ospitava molte più persone, diffuse nei diversi nuclei abitativi sparsi nel suo comprensorio. Le zone che ospitano queste vecchie case, oramai abbandonate, sono sette (un numero che spesso ricorre nella storia, anche locale, per il suo simbolismo recondito) e ognuno con un toponimo diverso : Cingrise, Gianni ‘Mmichi, Vei, Savuci, Putiga, Casedde e Serre.
In alcuni di questi toponimi sono riscontrabili possibili riferimenti ad origini albanesi o greche, e ognuno di essi ha un significato ben preciso; solo uno fra questi luoghi sembra – sia etimologicamente, sia facendo ricorso a fonti locali – priva di un apparente significato ovvero “Vei”.
Curiosando fra le pagina della storia antica abbiamo appreso dell’esistenza nel pantheon etrusco di un importante divinità, assimilabile alle figure della dea greca Demetra o alla romana Cerere, entità divine strettamente connesse alla fertilità e alla vita sia umana che vegetale: ed è innegabile come Miglierina di Sambiase sia una frazione che pulsa di una straripante vitalità floristica. Il nome di questa divinità è per l’appunto Vei.
Una semplice similitudine molto probabilmente, la quale però può essere anche correlata con una serie di buffe coincidenze che riconducono alla storia della potente città etrusca di Veio. Come narrano i libri, Veio fu acerrima nemica di Roma, le due si fronteggiarono per il controllo del fiume Tevere: confine naturale tra le due città, e punto cruciale del sistema economico tanto di Roma, quanto di Veio. Veio era, inoltre, famosa per i suoi “septem pagi”, ovvero sette villaggi, sette frazioni che facevano molto gola a Roma, insieme alla Saline site lungo il Tevere ma sotto dominio etrusco.
Queste, dunque, le prime coincidenze che hanno spinto la nostra curiosità a proseguire nelle ricerche: sette villaggi, come i sette toponimi della frazione di Miglierina, poi il fiume Tevere simile al torrente Carìa che in passato era confine naturale tra i possedimenti dei territori montani – appartenenti ad altre giurisdizioni – e le zone del comune di Sambiase. Inoltre considerando quanto il Tevere fosse vitale per Roma e per Veio, non dimentichiamo che la frazione in esame prende il nome proprio per la sua “meliorem harenae”, strettamente connesso quindi alle attività fluviali.
Un’altra coincidenza alquanto simpatica è riconducibile al fatto che – proprio come Veio – anche Miglierina ha un area termale molto vicina, conosciuta sin da epoca romana. Parliamo delle famose “Aquae Angae” ovvero delle terme di Caronte, mentre le terme vicino Veio (di età augustea o tiberiana) erano conosciuti come: i Bagni della Regina; la frazione di Caronte dista, infatti, solamente 2 km da quella di Miglierina. Caronte, conosciuto fra gli Etruschi come Carun, era una importante creatura mitologica anche per gli abitanti dell’Etruria, scortando le anime dei defunti nel loro ultimo viaggio.
Un’altra creatura che godeva di una forte importanza simbolica per gli etruschi era il leone: statue di leoni, infatti, nell’arte funeraria Etrusca, erano poste a guardia dei mausolei. Miglierina non ha statue di Leoni ma la frazione di rimpetto ad essa – al di là del fiume Carìa – è chiamata proprio “Leoni” (ricadente sempre ne comune di Lamezia Terme).
L’ultima curiosità, infine, ci riporta proprio alla zona di Vei (sita geograficamente all’incrocio dei due torrenti Carìa e Carpinà) e alla corrispondente divinità etrusca: Dea Madre, signora dell’agricoltura, delle stagioni e del matrimonio, nonché delle ninfe. Vei come Demetra, la quale trasformò Ligea in sirena come punizione per non aver cercato di impedire il rapimento della figlia Persefone.
Il poeta greco Licofrone racconterà della tragica morte della sirena, che si gettò in mare – dall’alto di una rupe – in seguito al passaggio di una nave uscita indenne dal suo canto ammaliatore; le onde del mar Tirreno avrebbero poi rigettato il corpo di Ligea sulla riva tirrenica della Calabria, presso Terina.
«E Ligea pertanto sarà sbalzata presso Terina sputando acqua di mare; e i naviganti la seppelliranno nella
sabbiosa spiaggia presso le rapide correnti dell’Ocinaro; e questo, forte nume dalla fronte cornuta, con le sue
acque bagnerà il sepolcro e tergerà il busto dell’alata fanciulla […]».
L’Ocinaro – citato dal poeta ellenico nell’Alessandria – altri non è che il fiume Bagni, simboleggiato come un possente toro, le quali corna dovrebbero essere proprio i corsi d’acqua di Miglierina, i già più volte citati Carpinà e Carìa.
Un territorio il nostro che presenta importanti suggestioni storiche, un territorio che sembra volerci raccontare – con coincidenze e somiglianze – una vivace mitologia che pian piano riaffiora, come dimostrano anche gli studi di eminenti storici come il professore Vincenzo Villella che sul culto della Dea Madre o Madre Terra nel territorio di Caronte ha scritto diverse pagine.

Giovanni Mazzei
vicepresidente e segretario “Santi 40 Martiri”

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