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Sepoltura immigrati a Vibo: lo sdegno di Corbelli

sabato 22 luglio 2017

“Esprimo la mia forte indignazione per quanto accaduto a Vibo Valentia, nel cimitero della frazione marina di Bivona, con la sepoltura disumana, senza addirittura la bara, di alcuni poveri migranti! Un autentico orrore! Un fatto gravissimo e inumano che dimostra, ammesso che ve ne fosse bisogno, quanto sia importante e assolutamente urgente la realizzazione, a Tarsia, in Calabria, del Cimitero internazionale dei Migranti, per dare dignità alla morte dei tanti poveri, sfortunati immigrati(uomini, donne e bambini) che perdono la vita nei tragici naufragi, mentre fuggono da guerre, persecuzioni e miseria”.

E’ quanto afferma, in una nota, Franco Corbelli, delegato della Regione per la tutela e la promozione dei diritti umani, fondatore del Movimento Diritti Civili e promotore di questo grande progetto umanitario, per la cui realizzazione è ininterrottamente impegnato da oramai quasi 4 anni, dalla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013.

“L’indegno episodio di Vibo -afferma Corbelli- serve paradossalmente (ma non tanto) anche come significativa risposta a chi (per fortuna solo qualche caso isolato) ha il coraggio di criticare un’opera di grande civiltà qual è il Cimitero dei Migranti. Assai presto non si verificheranno più vergogne e orrori come quelli di Vibo. La Calabria, terra e popolo ospitale e generoso, che continua ogni giorno ad essere un esempio di accoglienza e solidarietà per tutto il mondo, come ha detto un anno e mezzo fa Papa Francesco, consegnerà all’umanità e alla storia la straordinaria opera di pace, il Cimitero dei Migranti che sarà intitolato al piccolo Aylan Kurdi. Come ho annunciato stiamo per iniziare finalmente i lavori. Ho di nuovo oggi sentito il sindaco di Tarsia, Roberto Ameruso, impegnato con la sua amministrazione e la sua comunità per la realizzazione, nel suo comune, del Cimitero dei Migranti.

Nei giorni scorsi avevo di nuovo parlato con il Governatore calabrese Mario Oliverio, che è colui il quale finanzierà e consentirà, con la Regione, la realizzazione della grande opera umanitaria. E per questo lo ringrazio ancora una volta. Purtroppo una serie di problemi e ostacoli burocratici hanno ritardato e reso non facile l’inizio dei lavori. Mi sono preoccupato di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie, andando anche, in alcuni casi, personalmente nei vari uffici comunali, provinciali e regionali per sollecitarli e ritirarli. Abbiamo poi inoltre dovuto in questi ultimi mesi affrontare anche la drammatica emergenza degli sbarchi. E oggi, superata questa delicata e difficile fase emergenziale, soprattutto delle centinaia di minori non accompagnati arrivati al porto di Corigliano, che, con il collega e delegato della Regione, per l’Immigrazione, Giovanni Manoccio, il comune di Corigliano e la Prefettura di Cosenza, abbiamo affrontato quotidianamente, sembra che si possa finalmente procedere con la realizzazione del Cimitero dei Migranti, una grande opera che cancellerà per sempre le vergogne come quella di Vibo e la disumanità di tutti quei corpi (tra cui, purtroppo, anche tantissimi bambini; sono oltre 200 quelli che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel solo 2017), quasi tutti senza volto e senza nome, sepolti, con un semplice numerino e un codice, in tanti piccoli sperduti cimiteri, siciliani e calabresi, che di fatto ne cancellano in questo modo, per sempre, ogni ricordo e riferimento per i loro familiari, che non sapranno mai dove andare un giorno per andare a trovarli, per portare un fiore e dire una preghiera. Solo per questo fine meramente umanitario sarà realizzato il Cimitero dei Migranti. Per dare dignità ai morti nel Mediterraneo”.

“Vogliamo in questo modo -conclude Corbelli- inviare al nostro Paese e al mondo intero un segnale di pace. Il Cimitero dei Migranti sarà un tutt’uno con il nuovo cimitero comunale del piccolo centro del cosentino(quale segno di rispetto e di integrazione anche dopo la morte), sarà infatti una sorte di Parco della Pace, un’opera monumentale, bella e significativa, che consegneremo all’umanità e alla storia, un luogo anche di riflessione (per tutto il Mondo) per ricordare alle generazioni che verranno la immane tragedia dell’immigrazione, perché non accada mai più in futuro. Non a caso abbiamo scelto Tarsia per la realizzazione di questa grande opera umanitaria, un luogo di grande valore simbolico, su una collinetta, immersa tra gli ulivi secolari(che resteranno), di fronte al Lago e al vecchio cimitero comunale, in parte ebraico, e a poca distanza dall’ex campo di internamento fascista più grande d’Italia, quello di Ferramonti, che fu, durante la seconda guerra mondiale, luogo di prigionia ma anche di grande umanità e rispetto della dignità della persona”.

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