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Don Giacomo Panizza a Polistena per il suo libro “Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa”

martedì 25 aprile 2017

POLISTENA (REGGIO CALARIA) – È il nuovo scritto di don Giacomo Panizza: “Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa”, edito da Dehoniane Bologna.

La prefazione, affidata a Goffredo Fofi, apre sui ventidue capitoli che in duecento otto pagine si muovono tra l “Elenco delle cose che mi piacciono del Sud” e la “Ballata dell’antiracket” passando per riti e ruoli sociali per approdare alla tesi che: «Una vera e propria pedagogia mafiosa si può contrastare solo con una valida educazione alternativa».

«Un testo che vuole rivolgersi soprattutto ai piú giovani – dice don Giacomo Panizza, da quarant´anni meridionale per scelta- nell´ottica di una educazione alternativa alla pedagogia mafiosa in terre di frontiera».

Il volume rientra nella collana P6 Lapislazzuli delle edizioni Dehoniane ed è già alla seconda ristampa, a due mesi dalla prima uscita.

E sarà proprio con i gli alunni del tecnico di Polistena che don Giacomo entrerà in dialogo il prossimo 26 aprile. Da loro ascolterà impressioni e accoglierà domande.

Racconterà la sua scelta che fa del sacerdote bresciano un “emigrato al contrario” per essere con gli altri parte di un processo sociale forte che ha caratterizzato e caratterizza la Comunità Progetto Sud, a Lamezia Terme,  della quale è presidente e fondatore.

Dalla quarta di copertina:
In molti luoghi del nostro Paese la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare comune. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani in carriera nelle cosche, ma anche quella che si respira nelle relazioni, nelle parole e nei silenzi delle città.

Piegate al raggiungimento degli scopi criminali dei clan, le regole «educative» criminali si impongono nelle comunità locali e insegnano il potere della forza, l’importanza di riprodurre modalità rigide e ripetitive di comportamenti sociali – come la riscossione del pizzo – mostrano che chi apprende, dopo essere stato messo alla prova, ottiene fiducia e fa carriera. L’educazione dei giovani criminali, allenati a collocare in secondo piano i sentimenti e l’amicizia, avviene sul campo, anche attraverso le condanne, pure feroci, di coloro che sbagliano, dimostrazioni lampanti che uno sparuto gruppo di persone riesce ad «ammaestrare» interi quartieri e intere città.

Una vera e propria «pedagogia mafiosa» che si può contrastare solo con un’educazione alternativa.

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