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L’Associazione “Santi Quaranta Martiri” presenta il “Tesoretto Lametino”

martedì 6 dicembre 2016

imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Sono stati necessari un anno e più di ricerche sul campo, di escursioni, di buchi nell’acqua, di fotografie e successi ma, alla fine, l’associazione Santi Quaranta Martiri è riuscita a gettare le basi per la fruizione di un bellissimo percorso che riunisce in sé la limpida forza della natura e la necessità della ricerca e della riscoperta storica.


Si è pensato di dare a questo itinerario il nome di “Tesoretto Lametino” per ricollegarsi ai più noti “tesoretti” che costituiscono la colonna portante della nostra appartenenza territoriale e anche per suggerire a questo percorso l’idea di un forziere, di uno scrigno al cui interno custodisce le parti più preziose della nostra comunità. Luoghi incontaminati, nei quali non solamente godere degli aspetti più suggestivi della natura, ma anche assaporare gli echi di una storia che ha visto muoversi nei nostri territori i suoi attori principali, come ninfe, monaci bizantini, briganti.
imagePartendo dalle informazioni dell’appassionato di storia locale Giuseppe Ruberto, si è riusciti ad individuare siti e opere la cui conoscenza finora era limitata ad antichi documenti, incastonando la loro preziosità con gli aspetti più emozionali di una natura mediterranea, da sempre sotto gli occhi di tutti ma mai a pieno apprezzata.
Tappa iniziale da “Nonno Nicola”, a Caronte, ulivo plurisecolare che con i suoi 7,5 m di circonferenza si candida ufficialmente ad essere il più grande di Lamezia, se non dell’intera provincia; sempre nella zona di Caronte, a ridosso della chiesetta di Porto Salvo, è possibile ammirare un imponente acquedotto di epoca borbonica, costruito in mattoni e pietra; immancabile, poi, una tappa alle cosiddette “gurne”: probabilmente le antiche “Aquae Angae”, acque termali conosciute fin da epoca romana per le loro capacità terapeutiche.
Attraversando Parco Difesa e lasciandosi alle spalle il colore di alberi e foglie di vario genere ma ancora pervasi dai profumi dei funghi e della terra, il percorso fa tappa in località Leoni dove è possibile ammirare un affresco votivo raffigurante la Madonna del Carmelo, il quale restauro fu curato, con ogni probabilità, dall’artista sambiasino Edoardo Fiore, discepolo della scuola del Cefaly, nel XIX secolo.
imageLì vicino il torrente Carìa – le cui sponde hanno negli anni offerto spesso rifugio ai briganti della zona – si getta nell’abbraccio del suo gemello: il Carpinà, che setato scorre tra piante e rocce dalle mille sfumature. Dall’unione dei due torrenti, sotto l’austero sguardo dell’ottocentesco mulino di Miglierina, ha origine il fiume Bagni: l’antico Ocinaro, dove la leggenda narra fu sepolta la dolce Ligea.
Lo scroscio incessante del fiume e delle sue cascate trovano risposta nel silenzio del bosco. Un atavico silenzio, che reca in sé un che di mistico e sacrale, custodisce da secoli, nei boschi di parco Mitoio, l’ultima tappa di questo percorso, senza dubbio la più toccante: le antiche resta dell’abbazia dei Santi Quaranta Martiri di Sebaste.
Ecco il “tesoretto” che l’associazione Santi Quaranta Martiri tenterà di donare – con i mezzi e le capacità di cui sono dotati i suoi giovani componenti – all’intera città e a tutti coloro che hanno creduto e ancora credono in questa piccola ma determinata realtà.

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