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Il Comitato “Falerna – Acqua bene comune” convoca un’assemblea. Presenti il Coordinamento regionale acqua pubblica ed il sindaco di Saracena

venerdì 21 ottobre 2016 - 18:03
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Locandina evento 22 ottobreFALERNA (CATANZARO) – Dopo la proposta di delibera d’iniziativa popolare, avanzata in estate e lo speciale “Ambiente&natura” del Tgr Calabria, continua la mobilitazione del Comitato spontaneo “Falerna – Acqua bene comune”. Allo scopo, è stata convocata un’assemblea, fissata per sabato 22 ottobre alle 17:30 in piazza Annunziata a Castiglione Marittimo.

Oggetto della discussione “Il project financing per l’affidamento in concessione dei lavori di efficientamento del sistema idrico comunale ed installazione di un sistema di tele lettura dei consumi idrici”. Ciò allo scopo di sensibilizzare cittadini, parti sociali e media e di informare sui recenti provvedimenti, adottati dall’amministrazione comunale. Amministrazione che, nel settembre scorso, ha archiviato come “non ammissibile” la proposta, sottoscritta da oltre 400 cittadini. L’esecutivo comunale ha, di fatto, ignorato la volontà popolare. Volontà netta e chiara, delineatasi a partire dall’esito referendario del 2011, allorché gli elettori falernesi si espressero per il 97% a favore della gestione pubblica della risorsa idrica, preservandola da logiche di lucro e di profitto.

All’assemblea, prenderà parte una rappresentanza del Coordinamento calabrese acqua pubblica “Bruno Arcuri”, affiancata da Mario Albino Gagliardi, primo cittadino di Saracena, “l’unico comune in Italia dove l’acqua è veramente pubblica”. Gagliardi porterà la preziosa testimonianza del centro del Pollino, che rappresenta un caso virtuoso ed esemplare: qui, il comune, gestendo l’intero ciclo dell’acqua, ha ridotto spese di gestione e costi in bolletta per i cittadini.

«È evidente che non si tratta di una lotta di parte – si legge in una nota del Comitato – ma di una questione che investe l’intera collettività. Per tali ragioni, chiediamo che il Comune di Falerna arresti il processo di privatizzazione, ritirando le delibere orientate al project financing, avviando un confronto sul modello di gestione dei servizi pubblici più utile alla cittadinanza, istituendo un tavolo tecnico, finalizzato al coinvolgimento di cittadini e parti sociali. Ad oggi, infatti, tutti i provvedimenti che compongono l’iter sono passati al vaglio della sola Giunta, mortificando il Consiglio comunale, non interpellato nel merito delle misure adottate. Il ricorso al project financing rappresenta una forma di privatizzazione sebbene, nello specifico, riguardi parzialmente alcune fasi della gestione del servizio idrico. L’acqua, tuttavia, è l’elemento indispensabile per la vita dell’uomo, esauribile e non riproducibile, rappresenta il bene comune per eccellenza e, in quanto tale, è uno dei fondamenti delle comunità stesse.

È pertanto la natura dell’acqua che impone la sua sottrazione al mercato e il suo mantenimento in mani pubbliche affinché la Comunità ed i suoi abitanti ne restino proprietari e ne siano protagonisti della gestione. Tradurre i sani principi dell’acqua pubblica in pratica significa, però, gestione attraverso un “soggetto dì diritto pubblico”, che permetterebbe il diretto e responsabile coinvolgimento del Consiglio comunale, con l’esclusivo scopo di tutelare la qualità della risorsa e la distribuzione secondo equità, giustizia e fuori da speculazioni economiche e politiche».

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