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Prosegue “Trame a scuola” al Liceo Campanella

giovedì 13 ottobre 2016

tramescuola_campanellaLAMEZIA TERME (CATANZARO) – La Fondazione Trame in collaborazione con l’Istituto Treccani, ha coinvolto diverse classi del Liceo Tommaso Campanella di Lamezia Terme, in un lavoro di lettura e recensione critica di libri incentrati sulla storia locale ed in particolare sul brigantaggio calabrese in epoca post-unitaria.

Il libro scelto è “Nel regno di Musolino” di Adolfo Rossi, edito da Rubbettino, con prefazione curata da Fabio Truzzolillo e John Dickie, due profondi conoscitori della materia nonché ormai da tempo  collaboratori del Trame Festival.

Gli studenti coinvolti e suddivisi in gruppi di lavoro, dovranno produrre entro il 29 ottobre prossimo, una serie di recensioni del libro che poi saranno messe a confronto in un incontro che avverrà per fine mese tra gli studenti e gli autori. Il lavoro migliore troverà poi spazio tra le pagine della prestigiosissima Enciclopedia Treccani.

A presentare il progetto Armando Caputo, Presidente della Fondazione Trame e dell’Associazione Lametina Antiracket, insieme a Nino Crapella, un altro dei soci ALA.

Caputo oltre a presentare il progetto, ha tenuto a rimarcare i motivi per cui è nata l’ALA e poi successivamente Trame, raccontando all’ampia platea di studenti la sua storia da imprenditore minacciato dalle ‘ndrine di Lamezia.

“A metà anni ’80” – racconta – “decisi di aprire un locale in città che all’inizio sembrava andare bene, ma poi dopo pochi mesi iniziarono i problemi.”

“Fui avvicinato da esponenti delle cosche che richiedevano il pagamento del pizzo e dunque dopo soli 2 anni, fui costretto a chiudere”.

“Successivamente negli anni ’90” – aggiunge – “con la mia famiglia decidemmo di allargare la nostra azienda agricola acquistando un nuovo capannone su Via del Progresso, anche lì sono iniziati i problemi con il clan Giampà, ma io e la mia famiglia nonostante le minacce e le intimidazioni sempre più pesanti, decidemmo di non cedere e tuttora siamo convinti della nostra scelta.”

Nel 2004 poi, comincia a prendere forma l’associazione Antiracket, della quale Armando Caputo diverrà presidente dopo il primo anno a guida Nino Tripodi, con circa 13 soci.

“Di lì a Trame il passo è stato breve” – ricorda Caputo – “nel 2011 con l’allora assessore Tano Grasso, icona dell’antiracket in Italia, è stata organizzata dal comune la prima edizione del festival che poi dopo il suo addio, è andata totalmente sotto la gestione della Fondazione Trame, costituita ad hoc.”

“Negli anni ci siamo fatti conoscere in tutta Italia” – rimarca – “instaurando collaborazioni con altri festival ed enti, tra le più prestigiose proprio quella con la Treccani, presieduta da Massimo Bray il quale fu ospite della terza edizione del festival quando era ministro della cultura col governo Letta, restando colpito dai tanti giovani volontari e dalla voglia di riscatto di questa terra, troppo spesso tenuta ai margini anche e soprattutto sotto l’aspetto culturale.”

La conclusione dell’incontro con gli studenti del Liceo lametino guidato da Giovanni Martello, è stata affidata al socio dell’ALA Nino Crapella che ha deciso di portare la sua testimonianza di riscatto civile.

“Le richieste sempre più onerose di soldi da parte della ‘ndrangheta mi avevano costretto a chiudere la mia piccola attività e voler andare via da questa città” – ricorda il commerciante – “ma poi ho incontrato questo gruppo di amici ed insieme abbiamo deciso di costituire l’associazione antiracket con il fine di contrastare un’altra associazione: quella di tipo mafioso.”

“Noi non facciamo leva sulla paura della gente o uso di armi come loro – precisa – la nostra unica difesa sono le istituzioni ed i piccoli gesti quotidiani, come ad esempio evitare di rivolgerci per le forniture di materiali ad aziende in odore di mafia.”

Al termine di un vivace dibattito con gli studenti e alla domanda se ne valesse la pena di portare avanti questa battaglia, Crapella ha risposto fermamente: “è una scelta che rifarei immediatamente e senza alcuna esitazione. Io oggi mi sento libero e non mi nascondo, anzi, sono i mafiosi a dover cambiare strada quando passa chi, come me, ha avuto il coraggio di denunciare.”

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