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Don Ciotti incontra gli studenti del Campanella in ricordo di Tramonte e Cristiano

mercoledì 25 maggio 2016 - 18:56
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imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Giornata d’impegno civile al Liceo Campanella di Lamezia Terme. Nell’auditorium dell’istituto una folla di studenti ha accolto il presidente nazionale di Libera don Luigi Ciotti nell’ambito delle commemorazioni per il 25° anniversario della barbara uccisione da parte della ‘ndrangheta dei netturbini Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte avvenuto a Lamezia all’alba del 24 maggio 1991. Un duplice omicidio che, ancora oggi, resta impunito.

Dopo un primo momento di raccoglimento in preghiera nella tenda allestita all’esterno della scuola, per la contemporanea “Esposizione Eucaristica”, nell’auditorium si son avvicendati gli interventi di Nancy Cassalia di Libera e il contributo, toccante e commosso, dei parenti delle vittime, Francesco (fratello di Cristiano) e Maria (figlia di Tramonte) unitamente al messaggio di benvenuto da parte del Preside del Liceo, il professor Giovanni Martello il quale ha ringraziato don Ciotti per la presenza e ha parlato di quella giornata del maggio di 25 anni fa come “un fatto doloroso entrato nelle nostre coscienze – aggiungendo poi come – quella di oggi è solo l’ultima di una lunga serie di avvenimenti che la nostra scuola ha organizzato sul tema della legalità in quanto si deve puntare alla formazione di una cittadinanza attiva e planetaria”.
Francesco Cristiano nel suo intervento ha parlato di una mafia “che uccide lavoratori e innocenti per la strada e soffoca l’economia, in quanto gli imprenditori locali sono assoggettati al pagamento del pizzo – sottolineando che – l’unico modo per uscire da questa situazione è avere giovani generazioni che studiano e lavorano onestamente”.
imageMaria Tramonte, in un intervento più volte rotto dall’emozione, ha ripercorso gli avvenimenti di quella mattina “ci hanno chiamato nel cuore della notte – ha dichiarato – dicendoci di andare a Sambiase perché mio padre era morto. Così, senza un minimo di delicatezza”. “Di mio padre” – ha poi aggiunto – mi resta l’orgoglio di ricordarlo come una persona onesta e orgogliosa del suo lavoro”.
Dopo il saluto agli ospiti presenti, tra cui il sindaco della città Paolo Mascaro, il vescovo della Diocesi di Lamezia Terme Luigi Cantafora, nonché altri parenti di vittime di mafia come Giovanni Gabriele e Walter Aversa, don Ciotti ha iniziato il suo accorato intervento davanti la folla di studenti.
“Sono venuto qui volentieri perché queste due vittime devono continuare a vivere nelle nostre vite affinché si affermi la verità”. “Il 75% delle stragi di mafia – ha ricordato – attendono ancora i colpevoli. Basta con la memoria piena di inutile retorica. Quella che serve – ha ammonito – è una memoria viva della responsabilità”.
Don Ciotti si è poi scagliato inevitabilmente contro il muro di omertà che circonda le stragi affermando che “l’omertà uccide la verità e la speranza e le verità passeggiano per le vie delle nostre città”. Rivolgendo un pensiero alle tante vittime della criminalità dimenticate ha poi affermato che “il primo diritto di ogni persona è di essere chiamato per nome” ed ha spronato gli studenti del liceo Campanella a seguire l’esempio di coloro che sono “morti affinché libertà, giustizia e democrazia potessero affermarsi nel nostro Paese” rimarcando l’importanza formativa della scuola e della cultura poiché “gli insegnamenti fanno aprire gli occhi”. L’etica civile, per don Ciotti, è fondamentale perché si possa essere cittadini responsabili e “non ad intermittenza. Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi. Ognuno deve fare la sua parte. Non basta solo commuoversi, bisogna muoversi!”.. Dopo un ricordo su immigrati ed immigrazioni, il fondatore di Libera, ha risposto alle domande degli studenti esortandoli a “sottrarsi alla legalità di facciata” e di iniziare a dare il proprio contributo al progresso della società con piccoli comportamenti quotidiani in famiglia, nelle scuole, con gli amici. Anche ribellarsi al bullismo e non girare la testa dall’altra parte di fronte ai soprusi è un primo passo per contrastare la criminalità. Le mafie – ha ricordato – sono forti perché hanno costruito solide relazioni in svariati ambiti” e sta dunque ai cittadini ritrovare il senso di responsabilità civica. “Il mestiere di Cristiano e Tramonte – ha aggiunto a riguardo – era proprio quello di tenere puliti i luoghi che quotidianamente frequentiamo e lo facevano con grande orgoglio e dignità”. Un business quello dei rifiuti, più redditizio della droga e su cui da tempo le consorterie mafiose tentano di infiltrarsi non solo al sud ma anche e soprattutto al nord. Don Ciotti ha ricordato infatti che “le mafie hanno le radici al sud ma il loro sviluppo sta avvenendo ed avverrà inevitabilmente nel Nord del Paese ed è anche lì la vera emergenza per un fenomeno che sta diventando internazionale”. Congedandosi dalla folla il fondatore di Libera ha ringraziato, per il loro toccante contributo, i familiari delle vittime e si è detto arricchito dall’incontro di oggi con i giovani studenti del liceo Campanella i quali sono “non solo futuro, ma anche e soprattutto presente”.

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