Le dipendenze da droga, alcool e gioco al centro di un convegno al Liceo Campanella · LameziaClick

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Le dipendenze da droga, alcool e gioco al centro di un convegno al Liceo Campanella

martedì 19 aprile 2016

imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Un incontro molto partecipato su temi di stretta attualità come la dipendenza da droghe, alcool e gioco. Questi i temi al centro del convegno svolto presso l’auditorium del Liceo Campanella di Lamezia ed organizzato dai docenti di religione dello stesso Liceo.

A prendere la parola, ed a catturare sin da subito l’attenzione dei ragazzi presenti, ci ha pensato don Daniele Gaiola, sacerdote dehoniano nato a Padova e che da anni svolge la sua attività a servizio dei giovani con problemi di dipendenza presso il Ceis, Centro di Solidarietà, di Modena.
“Cos’è per voi la dipendenza? Siete dipendenti da qualcosa o da qualcuno?”. Queste le domande poste all’inizio dal sacerdote ai tanti studenti del Campanella accorsi ad ascoltare don Gaiola che ha spiegato come “se ci si mette a lottare contro una sostanza, chi vince è sempre la sostanza” in quanto la dipendenza, come dice la stessa parola, è dipendere letteralmente da qualcosa o da qualcuno. Padre Daniele spiega che quando i dipendenti entrano in comunità viene scattata loro una foto per confrontarla con una seconda foto che verrà loro scattata quando non saranno più dipendenti e andranno via da lì. Tra le cause che spingono alle dipendenze, Gaiola ricorda come si trovano motivazioni quali la noia, la depressione, il provare qualcosa di diverso. Ma è illusorio pensare alla frase “smetto quando voglio”. Perchè non è possibile pensare che “si può guarire da soli” in quanto si arriva ad un punto che n”on si ha più né la forza e né la volontà di reagire”. Si entra, infatti, in un circolo vizioso e vorticoso dal quale è difficile uscirne indenni o senza alcun aiuto. E proprio il “chiedere aiuto”, il capire che si è sul punto del “non ritorno”, può essere la chiave di volta per “guarire” dalla dipendenza. Don Gaiola ha poi spiegato le “regole” presenti in tutte le comunità di recupero, una sorta di contratto che tutti i dipendenti sottoscrivono e che comprende il non introdurre sostanze stupefacenti nella comunità o non intessere relazioni o comportamenti violenti nel periodo di permanenza in comunità. Padre Daniele ha sottolineato, inoltre, come solo un’altra dipendenza, ma questa volta positiva, possa sconfiggere la “dipendenza tossica”. “Un tipo di dipendenza positiva – ha menzionato – è, ad esempio, fare volontariato”.
Alla fine, i giovani studenti del Campanella, visibilmente ed emotivamente coinvolti dalle tante informazioni, anche pratiche, spiegate da padre Gaiola, hanno posto alcune domande sul perché il sacerdote abbia deciso di occuparsi di dipendenze e quale esperienza l’abbia maggiormente segnato professionalmente e umanamente in comunità. Padre Daniele ha raccontato dell’esperienza devastante di una ragazza tossicodipendente che era arrivata a prostituirsi e che, una volta rimasta incinta, aveva pensato di abortire. Grazie all’aiuto ricevuto in comunità ora la sua unica dipendenza è solo sua figlia. Un’altra domanda formulata dagli allievi del Campanella su come sia possibile aiutare un tossicodipendente, ha prodotto una risposta del sacerdote che ha sconvolto per la sua cruda e sintetica realtà. Per padre Daniele, infatti “il tossico è un bugiardo che deve soddisfare i suoi bisogni. Se viene respinto solo così potrà capire e intraprendere un percorso di disintossicazione in comunità”. Un incontro molto interessante, dunque, che ha catturato, l’attenzione dei giovani studenti del Campanella dall’inizio alla fine con un animato ed interessante dibattito sul finale. “Come Liceo Campanella – ha concluso a margine del convegno il dirigente Giovanni Martello – siamo da sempre attenti e vicini sia alla diocesi ma anche a tutte quelle problematiche sociali che investono i giovani e le loro famiglie. Una scuola portatrice di cultura e valori non può prescindere dal coinvolgere i suoi studenti sensibilizzandoli su tematiche così attuali e complesse che, purtroppo, esistono nella nostra società e devono essere spiegate ai nostri ragazzi”.

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