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Ventennale legge riutilizzo beni confiscati, Lamezia Unita in visita allo stabile coordinato da don Giacomo Panizza

lunedì 7 marzo 2016 - 18:06
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ventennale_legge_beniconfiscatiLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Oggi ricorre il ventennale della Legge n.109/1996, relativa al riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie ed una delegazione del Gruppo Consiliare di Lamezia Unita, costituita dal Capogruppo Luigi Muraca e dalla Consigliera Maria Grandinetti, ha visitato il Palazzo di Via dei Bizantini, affidato alle attività coordinate da Don Giacomo Panizza.

Per l’occasione, grazie all’iniziativa di “Libera”,  lo stabile è stato aperto al pubblico, sicchè i due consiglieri hanno potuto verificare che le iniziative sorte nell’immobile oggetto di confisca svolgono una pregevole funzione sociale di tutela dei meno fortunati, in particolare la “Fish Calabria”, “Luna Rossa”, che ospita immigrati minorenni e la “Casa Famiglia Dopo di noi”, la quale accoglie persone con gravi disabilità.

Luigi Muraca e Maria Grandinetti si sono soffermati con gli ospiti e con gli operatori, i quali prestano la propria attività con competenza e scrupolo professionale ed hanno evidenziato quanto efficace si sia rivelata la Legge n.109/1996 nel sottrarre alla criminalità organizzata beni realizzati con attività illecite. Proprio per migliorare l’applicazione della Legge, in occasione del ventennale della sua approvazione, Lamezia Unita ha organizzato nei giorni scorsi un convegno – dibattito, all’esito del quale il Movimento politico ha formulato al Comune di Lamezia Terme le seguenti proposte:

A) Nel caso di bene depreziato e inutilizzabile, si potrebbe costituire un fondo di garanzia (beni confiscati e venduti, somme di danaro sequestrate, 2%FUG Fondo Unico di Giustizia) da destinare agli enti locali per il recupero dei beni assegnati;

B) L’istituzione di un tavolo permanente tra ANBC-Procura della Repubblica Ordinaria e Distrettuale-Prefettura e Comuni, al fine di agevolare l’assegnazione, in quanto spesso i Comuni non sono neanche a conoscenza di quali beni sono stati sottoposti a misura ablativa;

C) Nel caso di confisca d’azienda, la costruzione di una rete di aziende confiscate, per far sì  che le medesime possano superare almeno nel periodo iniziale tutte le pregiudiziali della misura patrimoniale;

D) Sempre con riferimento alla confisca d’azienda, al fine della salvaguardia e tutela dei posti di lavoro, prevedere sgravi di natura fiscale per un certo periodo, nonché  premialità per chi si rivolge alle aziende confiscate sotto forma di IVA ridotta in luogo di quella ordinaria;

E) Le competenze degli amministratori giudiziari, la cui legislazione risulta inadeguata, avvicinando la figura a quella del curatore fallimentare (con l’intento di liquidare i beni), piuttosto che a quella di un manager finalizzata alla prosecuzione ed al rilancio dell’attività aziendale, quindi una rivisitazione normativa della figura. Quindi prevedere, anche, con l’ausilio dell’Università, degli Ordino Professionali degli Avvocati e dei Commercialisti, la formazione di figure professionali ad hoc;

F) Prosecuzione coatta dei rapporti tra aziende e istituti di credito almeno per un anno successivo alla confisca, a prescindere dal calcolo dei rischi di solvibilità;

G) L’Istituzione del Registro presso il Comune di Lamezia Terme dei beni confiscati.

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