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Sistemi mafiosi e criminalità organizzata: come difendersi”, se ne è parlato all’Istituto Tecnologico

lunedì 15 febbraio 2016 - 19:44
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imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Contrastare la corruzione e l’omertà, incubatrici della criminalità organizzata ma anche creare una coscienza civile responsabile sì da sensibilizzare ogni singolo cittadino perché lo Stato non sia lasciato solo.

Queste alcune indicazioni emerse nel secondo incontro su “Sistemi mafiosi e criminalità organizzata: come difendersi”, organizzato ieri a Lamezia Terme dalla Consulta provinciale degli studenti, presso l’istituto tecnico settore tecnologico.

Per l’occasione erano presenti il Prefetto di Catanzaro S.E. Luisa Latella, la docente referente per la legalità Maria Stella Franco, dell’U.s.r., Don Ennio Stamile: referente di Libera Calabria Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Salvatore Dolce, magistrato della direzione nazionale antimafia, il vicepresidente della consulta Federico Esposito, il presidente della commissione legalità della Cps Marco Rotella, il vescovo Luigi Antonio Cantafora, il Dirigente capo commissario di Lamezia Terme Antonio Borelli, Donatella Monteverde referente provinciale di Libera, Maria Marino riferimento dell’U.S.R per gli studenti della Consulta.

Un incontro voluto e animato dagli studenti che nel corso della mattinata hanno proposto anche canti, musiche e la proiezione di un cortometraggio in tema con l’argomento proposto, avente per oggetto la legalità. Il cortometraggio dedicato agli uomini che hanno difeso la legalità a costo di perdere la loro stessa vita, non è stata la sola sorpresa preparata dagli studenti ma è stata presentata anche una vignetta creata ad hoc dal docente Maurizio Gullà raffigurante una piovra, un uomo dubbioso sull’esistenza o meno della mafia, tre scimmie nell’atto di ostruire gli occhi la prima, la bocca, la seconda, le orecchie la terza e infine delle mani che si stringono attorno alla piovra. Il prefetto Latella ha inviato un messaggio chiaro ai giovani quello della necessità di contrastare ognuno singolarmente la cultura mafiosa, poiché se l’assenza di lavoro evidenziata dal vescovo Cantafora potrebbe essere una concausa in grado di alimentare la criminalità organizzata che si avvale del clientelismo, è la mentalità mafiosa la principale causa dell’accrescersi di un potere che si nutre di illegalità. Per il magistrato Dolce per impedire corruzione e omertà incubatrici della mentalità mafiosa è necessario fornire gli strumenti per svincolarsi dalla dipendenza dal sistema corrotto. Per far comprendere in maniera elementare il concetto agli studenti, il magistrato ha fatto l’esempio di un pescatore che non si limita a fornire il prodotto della pesca ma che insegna altri a pescare per poter essere autonomi ed evitare dipendenze. Per il prefetto: «A Lamezia esiste una grossa realtà imprenditoriale ed è lì che bisogna intervenire prioritariamente, per tale motivo dopo questo incontro mi recherò al Comune dov’è stata convocata la classe imprenditoriale della città con forze dell’ordine e magistratura».

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