Anniversario Nassiriya, 12 anni fa la strage · LameziaClick

LameziaClick Quotidiano Online | Notizie in tempo reale | Cronaca, news, notizie, sport, inchieste, politica, economia, da Lamezia Terme, dal lametino, dalla Calabria

Anniversario Nassiriya, 12 anni fa la strage

giovedì 12 novembre 2015

caduti_nassiriyaOggi, 12 novembre 2015, si celebra il dodicesimo anniversario dell’attentato alla base italiana di Nassiriya, in Iraq: 12 anni fa morirono nella strage 28 persone e 58 rimasero ferite nell’ attacco terroristico alla base italiana Maestrale. Una pagina di storia dura da cancellare e particolarmente spiacevole. Un camion trasportante una cisterna di esplosivo, guidato da due kamikaze, scoppiò davanti alla base italiana. Un bilancio devastante: il camion cisterna conteneva 150/300 kg di tritolo, mescolato ad un liquido infiammabile che provocò la tragedia.

Oggi a Roma il ricordo dei caduti una corona di fiori, un picchetto d’onore, i familiari delle vittime e le istituzioni, rappresentate dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e dal delegato del commissario di Roma Capitale, il viceprefetto Livio Panini D’Alba. “È necessario ricordare la drammaticità dei teatri di guerra che ancora ci sono e che purtroppo non diminuiscono ma aumentano”, ha dichiarato a margine della cerimonia al monumento dei caduti di Nassirya, davanti la Basilica di San Paolo, il presidente Zingaretti. “Questa cerimonia è un atto di vicinanza alle famiglie e un atto dovuto a questi uomini, ma anche un monito a tenere sempre alta l’attenzione per la pace a livello internazionale, perché guerra e conflitti producono questo: vite spezzate e famiglie che perdono i propri cari”. “Forse, il modo migliore per onorarli è quello di impegnarci e fare di tutto perché la forza delle missioni di pace sia sempre alta” ha concluso Zingaretti.

Vogliamo ricordare le vittime italiane nella strage di Nassiriya dove persero la vita 12 carabinieri, cinque soldati dell’esercito e due civili. Sei delle 19 vittime erano di origine siciliana.

PIETRO PETRUCCI: 22 anni, di Casavatore (Napoli), caporale dell’esercito. Ne era stata dichiarata la morte cerebrale poche ore dopo la strage. Poi è stata staccata la spina della macchina che lo teneva in vita. Petrucci era un volontario in ferma breve e in missione in Iraq con l’incarico di conduttore di automezzi.

DOMENICO INTRAVAIA: 46 anni, di Monreale, appuntato dei Cc in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Lascia anche l’ anziana madre, il fratello gemello e due sorelle. Era partito per l’Iraq da dove sarebbe dovuto rientrare tre giorni prima dell’attentato. Era già stato in missione a Sarajevo. I due figli tenevano un calendario da cui cancellavano i giorni che mancavano al ritorno del padre.

ORAZIO MAJORANA: 29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano. L’anziano padre ha appreso la notizia in Svizzera, dove si trovava per sottoporsi ad alcune visite mediche. È rientrato d’ urgenza a Catania.

LE DUE VITTIME CIVILI – Nell’attentato furono coinvolti anche due civili. Si tratta dell’aiuto regista Stefano Rolla, 65 anni di Roma,che stava facendo i sopralluoghi per un film documentario che avrebbe dovuto girare, il regista Massimo Spano e Marco Beci, 43 anni, funzionario della cooperazione italiana in Iraq.

GIUSEPPE COLETTA: 38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.

GIOVANNI CAVALLARO: 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di ‘Serpicò. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni. Era già stato impegnato in altre missioni in Kosovo e in Macedonia. Era da tre mesi in Iraq e stava per rientrare a casa. La sera prima aveva telefonato alla moglie: «Sto preparando la mia roba, sabato finalmente torno da te e da Lucrezia. Ho voglia di abbracciarvi».

ALFIO RAGAZZI: 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina dopo poco: i familiari stavano già preparando la festa. Era specializzato nelle tecniche di sopralluogo e rilevamento e il suo compito era quello di istruire la polizia locale.

IVAN GHITTI: 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all’ estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella. Lo avevano sentito per l’ ultima volta al telefono la sera prima della tragedia: «Era assolutamente sereno e tranquillo».

DANIELE GHIONE: 30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell’ Arma, poi si era congedato e iscritto all’ Associazione carabinieri in congedo. Era ritornato ad indossare la divisa vincendo un concorso per maresciallo.ENZO FREGOSI: 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all’Università.

ALFONSO TRINCONE: 44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell’ Ambiente.

MASSIMILIANO BRUNO: 40 anni, maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma. Viveva con la moglie a Civitavecchia. I genitori e un fratello vivono a Bologna.

ANDREA FILIPPA: 33 anni, torinese, carabiniere dall’ età di 19. Era esperto di missioni all’ estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D’ Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.

FILIPPO MERLINO: 40 anni, originario di Sant’ Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova). È morto nell’ ospedale di Nassirya dove era stato portato gravmente ferito.

MASSIMO FICUCIELLO: 35 anni, tenente dell’ esercito, figlio del gen. Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Quella mattina aveva avuto l’ incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui «Soldati di pace». Prima dell’ attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi».

SILVIO OLLA: 32 anni, dell’ isola Sant’ Antioco (Cagliari), sottufficiale in servizio al 151/o Reggimento della Brigata Sassari. Figlio di un maresciallo e fratello di un carrista. Laureato in Scienze Politiche, Olla era in forza alla cellula Pubblica Informazione. È morto insieme al ten.Ficuciello mentre accompagnava nei sopralluoghi i produttori del film. La conoscenza dell’ inglese e dei rudimenti dell’ arabo lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento per i giornalisti.

EMANUELE FERRARO: 28 anni, di Carlentini (Siracusa), caporal maggiore scelto in servizio permanente di stanza nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio (Bologna).

ALESSANDRO CARRISI: 23 anni, di Trepuzzi (Lecce), caporale volontario in ferma breve, anche lui in servizio nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio. Era partito per l’ Iraq da poche settimane. Lascia i genitori, un fratello e una sorella. La sera prima l’ultima telefonata a casa: «Tutto va bene. Sto andando a letto».
L.L.V.

loading...