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Trame.5, intervista ad Angela Iantosca

mercoledì 17 giugno 2015 - 17:18
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iantoscaLAMEZIA TERME (CZ) – TRAME festival dei libri sulle mafie dal 17-21 giugno 2015, si racconta grazie ai suoi protagonisti.
Angela Iantosca, giornalista e scrittrice, protagonista in piazza a Lamezia con i suoi libri e le sue inchieste, ha risposto alle domande degli organizzatori.
-Perché è necessario un Festival dei libri sulle mafie?  E perché sostenerlo?

I festival sono necessari perché rappresentano un momento di confronto per gli addetti ai lavoro, ma anche per chi ascolta, per chi abita in quel territorio, per chi è curioso, per chi non ne sa niente, per chi ha bisogno di essere informato, per chi è lì per caso e viene a conoscenza di realtà ignorate. Il silenzio nutre le mafie. Le parole, la rete, il passaggio di informazioni sono la nostra arma contro di loro. Per questo dobbiamo promuoverli e sostenerli con la nostra presenza e usando ogni mezzo di comunicazione.

-Perchè vale la pena occupare un posto in piazza a Lamezia nei giorni di TRAME festival? 

Sedersi in piazza a Lamezia Terme, in quella Lamezia Terme, ha un significato ancora più forte. Significa indicare da che parte si è. Significa dichiarare che si è contro di loro. Significa sapere di essere osservati e non avere il timore di farlo. Significa occupare uno spazio che troppo spesso lasciamo a loro.

-Come, la Cultura, può sconfiggere le mafie?

La guerra contro le mafie passa attraverso la scuola e l’educazione. La cultura mostra loro (i mafiosi) un mondo diverso e dà a noi gli strumenti per combatterli. La lettura apre la mente a mondi mai visti, fa volare la fantasia oltre sé, fa scoprire terre libere solo apparentemente lontanissime, ma in realtà ad un passo da ognuno di noi, rende possibile ciò che appare irrealizzabile, mostra la bellezza, spinge le persone a mettersi in discussione, fa sorgere dubbi, induce al confronto, abbatte muri, ci libera da schemi mentali e da gabbie che non sentiamo nostre. Per questo “la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”, parola di Gesualdo Bufalino.

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