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Carlo Calcagni, la testimonianza di un sognatore

venerdì 22 maggio 2015

carlo1Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore e pilota istruttore di elicottero dell’Esercito Italiano, da più di dieci anni combatte contro una grave malattia contratta, per cause di servizio, durante una missione di “pace” nei Balcani. Il principale responsabile della sua malattia è l’uranio impoverito utilizzato nelle bombe che venivano lanciate dagli americani sulla Ex Jugoslavia.

Carlo, che dal 2010 è in lista d’attesa per un trapianto allogenico di midollo, oltre che combattere contro la sua grave malattia, sottoponendosi quotidianamente a terapie salvavita, deve contrastare tonnellate di burocrazia che gli rendono ancora più difficili le sue cure; percorsi di cura in un centro di altissima specializzazione all’estero a cui si sottopone ciclicamente ogni quattro mesi, per i quali deve recarsi presso il Breakspear Hospital.
Qualche tempo fa ha scritto alle Istituzioni del nostro Paese, per ricordare la sua condizione, simile purtroppo a quella di tanti altri giovani italiani. Le sue parole sono fin troppo eloquenti:
“Il mio corpo è diventato una discarica di metalli pesanti generati proprio dall’esplosione delle bombe con uranio impoverito che i “nostri” alleati Americani hanno utilizzato per bombardare la ex Jugoslavia appena prima del nostro intervento nei Balcani come Forza Multinazionale di pace, sebbene la “mission” internazionale del nostro Paese sia fondata sull’opzione non violenta e che dovrebbe rispettare l’articolo 11 della Costituzione: «Ripudiamo la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»”.
carlobiciCarlo è anche stato un grande ciclista, anzi lo è ancora, nella categoria paralimpica, ed ha vinto tante corse nella sua carriera: un atleta forte e generoso, che oggi sfrutta la sua sovraumana forza mentale per fare quello che sembra impossibile. Il colonnello Calcagni ha spesso fatto delle richieste ben precise ai nostri politici. Richieste di riduzione delle spese militari, di impiego alternativo di quei fondi per altri scopi più necessari e indispensabili rispetto alla guerra, chiede, “con tutto il fiato che gli resta, di valutare seriamente l’azzeramento dei finanziamenti alle guerre per poter consentire al Nostro Paese, in una forte spirale recessiva e in crisi economica, di rialzarsi investendo soldi sporchi in cose Vere ed Essenziali, in servizi primari e fondamentali come la Sanità Pubblica”. Si batte perché il diritto alla cura sia realmente fruibile da tutti in Italia, “Si tagliano continuamente i fondi per la sanità, mentre si continua a sprecare denaro pubblico in armamenti, si pensi ai nuovi acquisti di F-35”.Oltre alla battaglia per numerose vittime e per coloro che malamente sopravvivono, Carlo continua instancabilmente a divulgare, il più possibile, le vicende, purtroppo di morte, legate all’uranio impoverito. E’ diventato così simbolo di speranza e di tenacia; un uomo che impiega la maggior parte del suo tempo per curarsi ogni giorno, che cade, si rialza, ed affronta ogni avversità con il sorriso, è di certo destinato a diventare ben presto esempio a cui guardare.

In attesa di conoscere meglio sulle pagine del nostro giornale, la storia della vita di quest’uomo e militare davvero speciale, proponiamo ai nostri lettori la testimonianza tratta dal suo profilo:

“UN FILO MI TIENE LEGATO ALLA VITA…
Ma è un filo d’acciaio… tenace e solido come solo l’acciaio sa essere.
Sono un uomo… un soldato… un ufficiale che in una missione internazionale di “pace” ha incontrato un nemico terribile.
Un nemico invisibile… senza colore.. senza odore… un nemico senza faccia… senza divisa… un nemico subdolo ed efficiente:
L’URANIO IMPOVERITO!
Credevo fossero altri i nemici quando atterravo sui luoghi di guerra per portare soccorso ai feriti e salvare tante vite… pensavo di dovermi difendere da UOMO e da SOLDATO.
Ma non è di questo che voglio parlare adesso… perché ho girato pagina… ho iniziato una nuovo capitolo della mia vita:
LA LOTTA PER VIVERE.
Considero questa la più importante delle mie battaglie… perchè posso salvare non solo la mia vita ma anche quella di tanti altri… molte di più di quelle che ho salvato nelle mie missioni.
Il segreto?
farmaciVolontà… volontà… e… volontà!
Mi alzo ogni mattina… spesso dopo notti insonni per i grandi dolori… con un unico scopo: essere di esempio… e trovare le energie per salire sulla mia bici… una bici speciale… perché è la mia macchina di salvezza.
Mi sottopongo a tutto con un sorriso anche grazie ad essa… prelievi… iniezioni… flebo… medicine… pugni di pillole… camera iperbarica… ossigeno terapia… ventilatore polmonare… interventi d’urgenza…
Accetto tutto purchè si consolidi quel filo… purchè gli “intrugli” che mi offrono… che siano in pillole…flebo… o dolorosi interventi… mi consentano di salire sul mio destriero… la mia bici!
Concentro cuore… testa e gambe… e comincio a pedalare…
Il dolore si attenua e io… vado più forte… la vita mi prende… la vita rientra in me… attraverso l’aria che pizzica… le gambe che si induriscono… e il cuore che batte forte.
Ogni volta è sempre più difficile ma io NON MOLLO perché è proprio quando il gioco si fa duro… che i duri iniziano a giocare!
Sono un soldato… sono un uomo e sono un sognatore… VOGLIO INSEGNARE A CHI NON CREDE… A CREDERCI!
NOI CE LA POSSIAMO FARE… ANCHE CON UN TENUE FILO…
Carlo Calcagni”

Luisa Loredana Vercillo

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