Gli studenti del Liceo Classico “Fiorentino” in visita nei luoghi di Peppino Impastato · LameziaClick

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Gli studenti del Liceo Classico “Fiorentino” in visita nei luoghi di Peppino Impastato

domenica 10 maggio 2015

casa peepino impastatoMoriva il 9 maggio del 1978 a Cinisi, ucciso dalla mafia su ordine di Tano Badalamenti, il giovane Peppino Impastato. Questi, militante nella democrazia proletaria, nonché giornalista speso interamente alla lotta contro la criminalità organizzata, arriverà “alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile”, come egli stesso scrive nel suo memoriale.

Se fosse ancora vivo, Peppino Impastato sarebbe a fianco di coloro che vogliono continuare la sua lotta contro le mafie, contro ogni forma di sfruttamento e di ingiustizia e a portare avanti il suo impegno per l’affermazione dei diritti umani e civili.

Sono passati trentasette anni, ci sono giovani ed insegnanti che con la loro presenza e con l’impegno quotidiano, contribuiscono in tutta Italia a tenere viva la sua memoria.

Il riconoscimento di vittima di Mafia dopo il depistaggio e la montatura, che voleva farlo passare per terrorista-suicida, la relazione della commissione antimafia, i processi con le condanne e tutto un lavoro importante per valorizzare sempre di più la sua figura, cercando di trasmettere il suo messaggio di rottura e di rinnovamento civile alle nuove generazioni sono il risultato di anni di impegno da parte di tanti che hanno “alzato la testa”.Tante le iniziative che anche quest’anno ricorderanno la figura di Peppino Impastato nella cittadina in provincia di Palermo che gli ha dato i natali: spettacoli teatrali, marce, convegni.

Abbiamo chiesto agli studenti del Liceo Classico “F. Fiorentino” di riportarci le impressioni e le emozioni ricavate dal viaggio di istruzione compiuto nei giorni scorsi proprio nella cittadina palermitana, Cinisi:

ragazzi“In data 6 maggio 2015 noi alunni del terzo anno (sez. A, B, C, ed E ) del Liceo Classico F. Fiorentino di Lamezia Terme accompagnati  dal professore Raffaele Gaetano, dalle professoresse  Papalia e De Fazio e da don Claudio Piccolo Longo, siamo partiti per un viaggio d’istruzione in Sicilia. Tra i luoghi da visitare non potevamo non inserire Cinisi, città natale di Peppino Impastato, soprattutto in vista del trentasettesimo anniversario della sua morte, accaduta il 9 maggio 1978. Mercoledì mattina alle ore 12:00 siamo arrivati a destinazione; ci siamo recati presso la “Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato”, dove ci ha accolto uno dei suoi più cari amici, Giacomo. L’ingresso era tappezzato di articoli di giornale circa la sua morte, avvenuta per ordine del boss Gaetano Badalamenti, detto “Zù Tano”, così come recita la famosa canzone dei Modena City Ramblers.
La notte del 9 maggio del ’78, dopo essere stato inseguito, trascinato nei pressi della ferrovia e pestato a sangue, Peppino muore dilaniato da una violenta esplosione. Il mattino seguente il corpo è stato trovato e la casa immediatamente perlustrata. Nell’abitazione della zia, venne trovato un biglietto sul quale aveva scritto “voglio abbandonare la politica e la vita”. Questo fu il pretesto per dichiarare suicidio la morte di Peppino, come era sovente fare in questi casi. Lo stesso giorno però l’Italia era sotto shock per il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, “e questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto, per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato” (Dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana).
Tuttavia le indagini continuarono fino a quando nel 2002, dopo ben ventiquattro anni, la testimonianza di un pentito della mafia di Cinisi, Salvatore Palazzolo, inchioda Don Tano, che viene identificato come mandante e condannato all’ergastolo dal Tribunale di Palermo. Questo è un esempio lampante di come lo Stato, non curandosi di questi episodi, abbia contribuito alla crescita della mafia; a differenza di un cittadino che da solo ha combattuto per un’intera vita i soprusi dei potenti. Peppino era da solo perché “la mafia noi la vogliamo, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace”; per questo motivo nessuno vede, sente né parla. Infatti, giunti a Cinisi, non molto lontano dalla Casa Memoria, abbiamo domandato ad un cittadino se conoscesse Peppino Impastato e l’unica risposta che abbiamo ricevuto, in un siciliano stretto, quasi incomprensibile e per certi versi anche arrogante, è stata: “Sono fatti miei”, a dimostrazione del fatto che, nonostante siano passati trentasette anni, nulla è cambiato e nulla cambierà. E se anche qualcuno volesse opporsi, la mafia gli tapperebbe la bocca, proprio come è stato fatto con Peppino.” (Erica Diano, Giovanna Ruffino, Chiara Pagliuso, Classe Terza B Liceo Classico “F. Fiorentino”)

Redazione

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