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La Cicas contro la chiusura dei reparti all’Ospedale “Giovanni Paolo II”

ospedale-lamezia-new2_sLAMEZIA TERME (CZ) – “Chiudere i reparti di Terapia Intensiva Neonatale e il Centro trasfusionale dell’ospedale di Lamezia Terme è un atto contrario a una programmazione sanitaria degna di tale nome.

La CICAS territoriale, rappresentata dalla Coordinatrice Consuelo De Pasquale e dal dirigente di settore Enzo Cosentino si dichiarano nettamente contrari a tale ipotesi e affermano il diritto della popolazione lametina di potere accedere a cure delicate e all’assistenza necessaria in una struttura che ha sempre garantito elevati livelli di professionalità e di rispondenza alle necessità spesso impellenti e vitali di una importante porzione dio territorio calabrese che non può essere mortificata continuamente da scelte, soprattutto di politica sanitaria, che la penalizzano ogni giorno che passa.

Alla CICAS piace – e contemporaneamente dispiace, perché indice di sofferto disagio – riportare la seguente testimonianza di una operatrice sanitaria e mamma di Lamezia Terme, perché diretta, vera e toccante.

«Dispiacere, amarezza, delusione e grande preoccupazione sono i sentimenti dominanti di questo triste periodo di crisi sanitaria che coinvolge direttamente la nostra realtà lametina. E’un vero peccato il solo pensiero di chiudere la Terapia Intensiva Neonatale e il Centro Trasfusionale dell’Ospedale di Lamezia Terme, centri di elevatissima professionalità ed eccellenza: significa non apprezzare e sostenere ciò che si ha di buono e bello sia dal punto di vista del personale che della struttura dotata di tutte le attrezzature idonee per garantire assistenza e servizio di alta qualità. E’un vero “peccato” perché, a differenza dei Paesi in Via di Sviluppo, che purtroppo non hanno i mezzi e le potenzialità per essere all’avanguardia, proprio qui a Lamezia Terme, pur avendo le giuste possibilità, ci si ritroverà costretti ad una migrazione pericolosa da città a città o addirittura da regione a regione; scrivo “pericolosa” perché, come è facile immaginare, sicuramente le condizioni di un paziente con grave emorragia in corso o di un neonato che necessita di cure intensive non sono certo delle migliori per affrontare un viaggio in ambulanza o in elicottero, né lo stato di una donna in gravidanza pre termine a rischio è l’ideale per aspettare di trovare un posto dove partorire che le offra la sicurezza di cura completa al proprio nascituro.

Questo comporta, nella maggior parte dei casi, grossi disagi economici e sociali. Io ho vissuto in prima persona il dramma di subire un taglio cesareo d’urgenza a 34 settimane di gestazione per una gestosi non responsiva a terapia medica. La mia bimba, tra l’altro, era piccola per età gestazionale, quindi corrispondeva solo a 31 settimane per un difetto di impianto di placenta. La mia ginecologa ha iniziato l’intervento solo nel momento in cui ha visto fisicamente in sala operatoria l’equipe della Terapia Intensiva Neonatale con il Primario a capo. La mia bimba è nata di 1480 grammi, ha avuto importanti crisi respiratorie prontamente trattate dai neonatologi ed è stata assistita con molta cura da tutto il personale altamente qualificato della TIN di Lamezia Terme. Per lunghi venti giorni è stata in incubatrice con vena ombelicale incannulata, sondino nasogastrico, nelle prime ore tubo endotracheale e monitoraggio completo, per poi passare in termoculla quando le sue condizioni generali lo hanno finalmente permesso. E’ veramente ingiusto, crudele e vergognoso non dare più questa grande possibilità alla popolazione lametina e dei dintorni.

Oltre ad aver vissuto questa esperienza da madre all’età di ventisei anni, quando ero solo appena laureata in Medicina e Chirurgia, oggi la vivo ancora da anestesista e rianimatrice, per cui è davvero con grande consapevolezza e coscienza che scrivo queste righe. Qualche settimana fa, ho assistito ad un taglio cesareo d’urgenza per distacco di placenta a 33 settimane di gestazione. Sapete cosa significa? RISCHIO DI VITA PER MADRE E FIGLIO: emorragia imponente e, a volte, inarrestabile! Chi si prenderà in futuro, in un caso simile, la responsabilità di farli morire entrambi perché non ci sono nella nostra struttura ospedaliera la TIN e il Centro Trasfusionale?

Ebbene, siccome il destino ha voluto che quel bimbo nascesse proprio in quel giorno, ha avuto la fortuna e il diritto di sopravvivere perché la TIN era ancora funzionante e lo ha assistito egregiamente nel suo reparto fino al giorno delle dimissioni a casa in ottimo stato di salute. E’stata una fortuna anche per la madre che ha avuto a disposizione nell’immediato, grazie al Centro Trasfusionale, le sacche di sangue necessarie per la sua sopravvivenza. Come è possibile e conciliabile con una struttura ospedaliera come la nostra dotata di Pronto Soccorso e varie Specialità Chirurgiche rinunciare a tali risorse?

Spesso in Pronto Soccorso vengono portati giovani coinvolti in incidenti stradali in grave stato di shock emorragico i quali necessitano di trasfusioni di sangue come primo intervento immediato. Bisogna incrociare le braccia e rimanere a guardare impotenti dinanzi a queste crude realtà? Oltre agli esterni, ciascuno dei pazienti ricoverati potrebbe avere necessità di trasfusioni di qualsiasi tipo (emazie concentrate, piastrine, plasma fresco congelato). Basti pensare ai pazienti oncologici, ospiti della Medicina Interna, sottoposti a chemioterapia complicata a volte da aplasia midollare. In queste condizioni critiche, c’e’il tempo di stare al telefono a cercare un posto libero altrove o di aspettare le sacche provenienti da chissà dove? Assolutamente no!!!

Quanto potrà sopravvivere il povero paziente con 1000 di piastrine, 6 di emoglobina o coagulazione completamente alterata? Tutto il personale del Centro Trasfusionale lavora con dedizione ogni giorno senza batter ciglio per queste grandi cause, oltre al grande servizio offerto all’unica struttura sanitaria lametina che affianca con grande professionalità l’Ospedale dal punto di vista clinico e chirurgico, quale è la Casa di Cura Privata Villa Michelino. E’ una continua lotta quotidiana contro il tempo per la tutela della salute dei malati, cosa che invece dovrebbe essere scontata e facilitata da tutto il contesto generale. Bastano pochi minuti per spegnere una vita, ma basta un piccolo impegno in più per consentire a grandi professionisti, in un ambiente idoneo, quale è quello di Lamezia Terme, di svolgere serenamente il proprio lavoro, anzi la propria MISSIONE. Ciascuno dei nostri parenti o figli, un giorno, potrebbe avere necessità di questi servizi ed è a buon cuore di chi si occupa di questa causa provvedere adeguatamente a porvi una soluzione definitiva».

La CICAS non ha nulla da aggiungere, se non unirsi all’appello del medico e della mamma che precede. La politica non si renda complice o addirittura responsabile di una decisione che riporta indietro il tempo a un’epoca preclinica, quando l’assistenza sanitaria eguale e solidale era una promessa per l’avvenire. Non si riportano indietro le lancette della storia. Se così fosse un’intera classe dirigente, lametina e calabrese, dovrebbe ammettere il suo completo fallimento.

La CICAS vuole sperare che quanto ventilato rimanga nel novero delle cattive intenzioni e non venga mai attuato.

La CICAS si dichiara completamente vicino alle iniziative di condanna verso un atto che le lede il diritto alla sanità di una larga parte della popolazione della parte centrale della Calabria.

LA CICAS chiede che venga attuato un piano di completo e duraturo rilancio non solo dei due reparti in questione, ma di tutto il nosocomio lametino che da decenni rappresenta un avamposto di civiltà non solo medico chirurgica”.

 

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