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Chiusura reparti ospedale “Giovanni Paolo II”, la cittadinanza si mobilita

ospedale-lamezia-new2_sLAMEZIA TERME (CZ) – In seguito alle recenti drammatiche vicende che hanno riguardato l’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, sono state molteplici le iniziative di lotta effettuate dalla cittadinanza. Che la città non avrebbe cessato di lottare per difendere quello che dovrebbe essere un diritto inalienabile, era già chiaro da tempo; basti pensare che lo scorso 4 agosto, quando fu reso noto che il centro trsfusionale del nosocomio lametino rischiava la chiusura, fu effettuato un sit-in al quale parteciparono molti dei politici locali e il sindaco, Gianni Speranza, si apprestò ad emanare un’ordinanza nella quale chiedeva di “non eseguire il trasferimento delle attrezzature dal centro di Lamezia Terme al centro trasfusionale di Catanzaro; non attivare le procedure di mobilità del personale medico paramedico e tecnico; e astenersi dall’adottare fino all’arrivo delle nuove attrezzature atti gestionali di disattivazione o riduzione delle unità operative del Centro Trasfusionale dell’ospedale di Lamezia Terme”.

Il 18 ottobre l’avvocato Nicolino Panedigrano ha indetto una conferenza stampa per trattare la tematica invitando le principali rappresentanze politiche, regionali e non solo, nella speranza di giungere ad una soluzione e soprattutto di ricevere risposte certe “minacciando” di incatenarsi davanti il portone del tribunale qualora non si trovassero soluzioni adeguate a questa incresciosa situazione.

CasaPound domenica scorsa ha effettuato un dibattito pubblico durante il quale sono intervenute alcune cittadine che mediante la propria testimonianza hanno rafforzato il concetto secondo cui chiudere questi reparti sarebbe un vero dramma per la città di Lamezia; in quella stessa circostanza CasaPound ha avviato una raccolta firme in cui chiede “Di prendere provvedimenti per la salvaguardia del centro, affinché le richieste di molti genitori, che affidano i propri figli alle cure del TIN, non restino vane” specificando che “Il TIN è una grande risorsa, non permettiamo che Lamezia Terme non possa usufruirne, e mantenere la struttura attiva nelle sue funzioni e l’incremento delle unità lavorative al fine di mantenere un servizio efficiente per la gravità dei lavori svolti”.

Ma il movimento politico di estrema destra non è stato l’unico a mobilitarsi nella raccolta firme in quanto sono state avviate altre iniziative che vanno nella medesima direzione, come quella di un cittadino di Lamezia, Francesco Mendicino, che, a supporto al comitato “Salviamo la TIN”, ha realizzato una petizione online in cui viene avanzata una eventuale proposta atta a salvare il reparto, ovvero quella di effetuare una “Donazione volontaria del 3% degli stipendi di tutti i pubblici amministratori calabresi, dei consiglieri comunali di Lamezia Terme dei consiglieri provinciali e regionali”.
Dunque, appare chiaro il messaggio lanciato dai lametini che non intendono privarsi in alcun modo del proprio diritto alla sanità.

Denise Di Matteo

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