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Il giovane psicologo lametino Matteo Aloi vince a Torino il “Premio Optime”: “Nel bel mezzo della fuga dei cervelli ho capito che il mio doveva restare in Calabria”

matteo_aloi_premio_optimeLAMEZIA TERME (CZ) – Ha vinto il “Premio Optime” in quanto tra i migliori laureati dell’Anno 2013/2014. Stiamo parlando del giovane lametino Matteo Aloi che ha conseguito la Laurea in Scienze della Mente all’Università di Torino con 110 e lode e menzione.

Nei giorni scorsi, nel Centro Congressi (Sala Giovanni Agnelli) a Torino si è svolta la cerimonia di consegna ufficiale dei premi.

Questo riconoscimento annuale, promosso dall’Unione Industriale di Torino fin dal 1995, ha lo scopo di segnalare i giovani che si sono distinti durante il loro percorso curriculare di studi ed affiancarli nella crescita professionale.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Università ed il Politecnico di Torino che, attraverso apposite Giurie, individuano ogni anno i neolaureati da premiare.

In seguito a questo riconoscimento il nome del premiato sarà inserito nel “Club Optime”, organizzato e gestito dal Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, mentre il suo curriculum sarà inserito nella Banca Dati di UNIMPIEGO CONFINDUSTRIA in una vetrina privilegiata, in modo da tenerlo a disposizione delle aziende associate che ne facciano richiesta.

Il giovane Psicologo Matteo Aloi ha le idee molto chiare sul suo futuro, si mostra determinato nelle scelte ed è consapevole delle difficoltà di questo territorio, ma nonostante ciò ha deciso di ritornare in Calabria per dare il proprio contributo allo sviluppo di una terra martoriata dalla mafia, abbandonata spesso dalle istituzioni così come dai tanti giovani che dopo la laurea decidono di proseguire lontano da qui la propria vita.

E allora abbiamo deciso di incontrarlo per fare due chiacchiere.

Cosa hai provato quando ti hanno comunicato che eri tra i migliori laureati?
È stata una notizia del tutto inaspettata, non ero neanche a conoscenza dell’esistenza di questo riconoscimento! Appena ricevuta la mail ho subito avvisato la mia fidanzata, i miei familiari e gli amici più stretti! È stata davvero una grande emozione! È sempre gratificante vedere riconosciuti gli sforzi fatti.

Raccontaci della tua esperienza universitaria a Torino.
Sono stati cinque anni molto intensi, faticosi ma pieni di ricordi molto belli. Torino è una città ideale per uno studente universitario sia dal punto di vista didattico in quanto uno degli atenei migliori in Italia sia dal punto di vista delle varie attrattive che offre. Per uno studente di Psicologia (ora Psicologo) interessato al campo dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) è stato fondamentale e unico poter frequentare per tre anni il “Centro Pilota della Regione Piemonte per lo studio e la cura dei DCA” diretto dal Prof. Secondo Fassino, uno dei migliori centri in Italia ed Europa. Mi ha permesso di formarmi e fare esperienza, imparare strumenti e tecniche da utilizzare oltre che nella pratica clinica anche nella ricerca scientifica.

Spiegaci perché hai deciso di ritornare in Calabria: viste le tue qualità e i riconoscimenti avresti avuto importanti opportunità.
Sono ritornato per due motivi. Primo per amore: sono fidanzato da 5 anni ed appena partito per Torino ci siamo promessi che il nostro futuro era nella nostra terra; secondo perché nel bel mezzo della fuga dei cervelli ho capito che il mio doveva restare in Calabria. Non è per mero romanticismo o mera utopia, ma determinazione, volontà e consapevolezza dei propri mezzi per contribuire allo sviluppo di una città e di una regione spesso bistrattata. Nel mio piccolo voglio essere di aiuto. Per questo appena abilitato all’esercizio della professione ho deciso di aprire il mio studio privato senza timori e perplessità e al tempo stesso continuare nella mia formazione professionale.

Conosciamo bene, e tu di più, la diffidenza dei meridionali nei confronti del ruolo dello psicologo
È ancora purtroppo una questione che ci riguarda molto da vicino. Avere un qualche tipo di problema psicologico/mentale è considerato ai nostri giorni un tabù. Ai miei corregionali dovrebbe essere più impressa la definizione di salute dettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dove viene definita “Uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità”. Si parla dunque anche di benessere mentale non solo fisico. La domanda a questo punto sorge spontanea: perché se un nostro caro soffre di un qualche problema fisico (dal più “banale” come una tosse al più “serio” come una neoplasia) si ricorre dallo specialista e per una depressione, anoressia nervosa o problemi di coppia si cerca di sotterrare il tutto o procedere di nascosto col pericolo di rivolgersi ad uno specialista “amico” ma non preparato al riguardo? Si preferisce spesso rivolgersi al proprio medico curante e farsi prescrivere dei farmaci piuttosto che affrontare la problematica nella sua vera natura. Inoltre, c’è bisogno di concepire in modo nuovo il malato “mentale”, non una persona “pazza” da allontanare ed emarginare ma una persona che soffre in un particolare momento della propria vita. La malattia mentale dalla più lieve alla più grave è funzionale alla persona per stare nel mondo, senza quei sintomi non riuscirebbe a sopravvivere. Solo quando darà senso e significato ad essi in un percorso terapeutico egli sarà guarito. Ai familiari quindi dico di incoraggiare la persona a farsi aiutare, di essere realisti e di partecipare alla sua gestione durante il percorso di cura.

Qual è il tuo desiderio?
Che anche nella mia terra ci sia una struttura pubblica che si occupi dei Disturbi del Comportamento Alimentare all’altezza ad esempio di quella di Torino, organizzata su tre livelli: un ambulatorio, un Day Hospital e posti letto per i casi più gravi e complessi. Anche in Calabria infatti non mancano i casi riguardanti questi disturbi, non solo Anoressia e Bulimia Nervosa ma in particolar modo il Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Candida Maione

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