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Cineforum intinerante “Parliamone”. Dibattito con il fratello del giudice Borsellino

sabato 26 luglio 2014 - 11:14
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imageLAMEZIA TERME (CZ) – Si è svolta ieri sera la seconda tappa del cineforum itinerante “Parliamone” organizzato dall’Associazione “Risveglio Ideale”.

La tematica trattata è stata, come sempre, quella della legalità. A tal proposito ieri è stato proiettato il film “La mafia uccide solo d’estate”, interpretato è diretto da Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come PIF. La pellicola è una commedia drammatica che attraverso i ricordi d’infanzia del protagonista, ricostruisce in maniera ironica, l’attività criminale di Cosa Nostra nella Palermo degli anni ’80 fino ai giorni nostri.

Dopo la proiezione del film si è tenuto un dibattito con importanti ospiti, ovvero il dott. Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso a Palermo nella strage di mafia del 1992, l’on. Angela Napoli, Presidente di Risveglio Ideale e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, il professore Giorgio Lo Feudo, docente di Filosofia del linguaggio e semiotica del testo presso l’Università della Calabria, il dott. Luciano Regolo, direttore de “L’Ora siamo noi”. A moderare il dibattito è stato il Direttore del “Corriere della Calabria”, dott. Paolo Pollichieni. Estremamente toccante è stato l’intervento del dott. Salvatore Borsellino il quale si è rivolto ai giovani spiegando che scappare da realtà come quelle del sud è inutile, “anche io in quegli anni scappai da Palermo per le difficoltà nel trovare un lavoro, per la criminalità organizzata, etc ma ad oggi mi rendo conto che tutto ciò da cui sono scappato oramai è dappertutto.

imageMio fratello – ha raccontato – mi diceva sempre di tornare a Palermo mentre io mi ostinavo a convincerlo a scappare da lì, oggi mi rendo conto che la mia scelta è stata inutile. I primi anni dopo la morte di Paolo ho deciso di girare l’Italia per raccontare quello che era il suo sogno e la sua battaglia, ma col tempo ho perso la speranza nel fatto che qualcosa potesse cambiare, perciò ho smesso di parlare; quello che oggi mi ha portato qui a partecipare al dibattito è la rabbia, una rabbia – ha concluso il dott. Borsellino – maturata dalla consapevolezza che ad uccidere mio fratello non è stata solo la mafia ma anche pezzi dello Stato”. L’intervento del docente Unical, Giorgio Lo Feudo, è stato incentrato sull’importanza della comunicazione e del parlare. “Parlare è fondamentale – ha spiegato – ma bisognerebbe far sì che l’ascoltatore divenga veicolo di questo parlare, dunque non ci si deve limitare ad ascoltare ma è necessario sentire l’obbligo di divulgazione. È necessario un’educazione al parlare”. L’on. Angela Napoli ha spiegato come in Calabria si respiri la stessa aria che vi era a Palermo negli anni delle stragi ed ha basato il proprio intervento sull’esistenza della trattativa Stato – mafia. “È fondamentale che non si verifichino casi di isolamento poiché quest’ultimo si può trasformare in un’arma pericolosissima nelle mani della criminalità organizzata. In Calabria – ha proseguito l’on. – la situazione è veramente pesante, basti pensare agli episodi verificatisi in seguito alla visita di Papa Francesco, è come se questi individui abbiano dato il via ad una vera e propria sfida al Papa”. L’ultimo intervento, quello del direttore Luciano Regolo, è stato incentrato sull’importante compito dell’informazione giornalistica ed ha spiegato come in realtà come quelle calabresi, colui che dice il vero viene denigrato e ritenuto un matto.

Denise Di Matteo

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