Pop Art Lamezia 2008. Pasquale Maria Cerra | LameziaClick.com

Inaugurazione: Sabato 29 novembre 2008 ore 18.00Periodo: 29 novembre - 20 dicembreOrari e giorni di apertura: 16.30 - 19.30, da martedì a sabato. Fuori orario per appuntamento

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Venerdì 21 Novembre 2008 01:00
 

pop-artInaugurazione: Sabato 29 novembre 2008 ore 18.00

Periodo: 29 novembre - 20 dicembre

Orari e giorni di apertura: 16.30 - 19.30, da martedì a sabato. Fuori orario per appuntamento C/o Galleria Pramantha Arte, via Pirandello 9 (accanto mobilificio Cerra) Sambiase - Lamezia Terme

Tel. 0968 355549 - Fax: 0968 432613 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - www.pramanthaarte.com

L'agenda espositiva di Pramantha Arte prosegue con la personale pre-antologica di Pasquale Maria Cerra, intenso e originale interprete di una tra le più rappresentative espressioni dell'arte contemporanea: la Pop Art.

La mostra si presenta come Prologo di un racconto favoloso: l'evoluzione dell'opera di un artista incontenibile, dedito all'arte fin dagli anni ‘70, che ha trovato il suo linguaggio in una Pop Art tutta personale, intrisa di una sensibilità poetica, di un'intolleranza ironica e di una forza utopica, inequivocabilmente mediterranee.

Pop Art Lamezia 2008 racconta l'affermarsi di una umanità cosmetica e omologata, con una pittura figurativa fresca e irresistibile, che attinge all'universo iconografico della moda e della pubblicità, si appropria dell'immagine stereotipata, la esaspera e ne svela il potere demiurgico sugli individui, ostentando, però, una indomabile resistenza.

Le figure dipinte esplodono dalla superficie pittorica, debordano il quadro, si moltiplicano, si frantumano e si esibiscono: colori ipnotici, posture ammiccanti, smorfie irriverenti, sguardi caldi e volti carichi presentano l'essere prodotto dalla cosmesi. Un processo di spersonalizzazione in cui la simulazione diviene realtà e l'immagine-oggetto spodesta l'umano e diventa, essa stessa, soggetto.

Pop Art Lamezia è una mostra che mette in scena il tratto saliente del nostro tempo: il trionfo del culto dell'immagine e del consumo, cogliendone gli effetti là dove questi risultano più stridenti e lamentando il pericolo di una perdita delle differenze e delle singolarità personali e territoriali. Ma soprattutto, del pensare e del sentire.

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Sul finire di Novembre un tempo ad Atene avevano luogo le feste Dionisiache: feste chiassose ed orgiastiche, a volte selvagge, in cui uno stuolo invasato di donne e fanciulle dai corpi ornati di serpi, agitando aste appuntite e fiaccole vivamente lucenti, sfilavano in una processione acrobatica accompagnate da tamburelli e flauti e venivano a infrangere la quieta morte della città, a spossessare le coscienze, sacrificando un caprone e cantando inno a Dioniso con l'urlo ossessivo Evoè, Evoè ... viva lui.

Pop Art Lamezia 2008 è il canto Libero di Pasquale Maria Cerra espresso in un Prologo fatto di tavole danzanti e vibranti, sfibrate e intrise dal laborioso, costante e ritmato lavoro gestuale di un artista che non contiene sé stesso nel cuore e nella mente e... diffonde.

Da superfici cromatiche profonde, raffinate e lontane, con tratti incisivi, falsamente ingenui e semplificati, come folgori dal fondo buio della notte, compare un popolo traboccante di carnalità e calore, imprigionato nel culto moderno dell'esteriorità e del consumo, impantanato nell'illusoria eternità dell'artificio.

Pop Art Lamezia 2008 racconta l'affermarsi di una umanità cosmetica e omologata, con una pittura figurativa fresca e irresistibile, che attinge all'universo iconografico della moda e della pubblicità, si appropria dell'immagine stereotipata, la esaspera e ne svela il potere demiurgico sugli individui, lamentando la perdita delle singolarità e delle differenze personali, del pensare e del sentire e ostentando, però, una indomabile, ironica e poetica riluttanza.

Forse un po' romantico forse un po' idealista, sicuramente intollerante, Pasquale Maria Cerra è uno di quei pochi artisti rimasti a contrastare un sistema in cui la pornografia mediatica si è fatta modello etico-politico, in-formando le anime, penetrando le esistenze, programmando le menti. La sua opera è una dichiarazione di resistenza: in piena cacofonia etico/visiva non rinuncia all'espressione, non rinuncia alla critica e non smette di invocare il potere del corpo e il pudore intellettuale.

 
 

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